Due stazioni italiane conquistano il Prix Versailles 2026: sono tra le più belle al mondo
Da Pamela Tela
Ottobre 04, 2026
Una fermata della metropolitana può diventare molto più di un luogo utilizzato per salire su un treno. Lo dimostrano alcuni progetti realizzati negli ultimi anni, nei quali architettura, arte e servizi per i passeggeri convivono all’interno di spazi decisamente fuori dal comune. Nel 2026 il Prix Versailles ha individuato sette esempi internazionali particolarmente significativi e l’Italia è riuscita a conquistare ben due posti nella selezione. Le città protagoniste sono Roma e Napoli, entrambe rappresentate da opere capaci di unire trasporto pubblico e identità del territorio.
Due progetti italiani conquistano l’attenzione internazionale
I sette nomi scelti dal Prix Versailles sono stati comunicati alla fine di settembre. Il riconoscimento guarda all’architettura contemporanea e prende in considerazione strutture capaci di distinguersi anche per il modo in cui dialogano con il luogo che le ospita.
Per l’Italia, uno dei progetti selezionati è Colosseo–Fori Imperiali, nella Capitale. La fermata consente di passare dalla metropolitana B alla C e presenta una caratteristica difficilmente replicabile altrove: il sottosuolo romano ha restituito testimonianze del passato durante la realizzazione dell’infrastruttura.
La soluzione adottata ha permesso di valorizzare queste tracce storiche all’interno del nuovo ambiente dedicato alla mobilità. Il complesso è organizzato in quattro livelli e arriva a superare i 30 metri sotto la superficie. Scendendo verso i convogli, il passeggero incontra elementi che ricordano le numerose fasi attraversate dalla città nel corso dei secoli.
Alla componente archeologica hanno lavorato la Sapienza e il Parco archeologico del Colosseo. Il risultato permette di affiancare la funzione quotidiana della metropolitana alla scoperta della Roma antica. Un elemento circolare realizzato all’interno dell’opera consente inoltre di osservare il Colosseo da una prospettiva insolita.
Il viaggio, in questo caso, comincia quindi prima ancora dell’arrivo del treno.
A Napoli una fermata progettata come una grande installazione
L’altra presenza italiana arriva da Napoli, dove è stata scelta Monte Sant’Angelo. Dietro al suo aspetto particolare c’è il lavoro di Anish Kapoor, affiancato da AL_A e Future Systems.
Il progetto utilizza forme monumentali e materiali come alluminio e corten per accompagnare gradualmente il pubblico verso il sottosuolo. I riferimenti culturali e paesaggistici rimandano alla Campania e comprendono suggestioni legate al Vesuvio, alle cavità sotterranee e al mito della Sibilla.
Anche le dimensioni contribuiscono a rendere particolare l’esperienza. Il punto più basso si trova a circa 48 metri rispetto alla superficie, mentre l’estensione complessiva raggiunge 6.500 metri quadrati.
La realizzazione ha alle spalle una storia progettuale iniziata più di due decenni fa. Monte Sant’Angelo è diventata la prima fermata entrata in servizio sulla Linea 7 e riveste un ruolo importante per i collegamenti della zona occidentale di Napoli. Tra le aree servite rientra anche il campus universitario omonimo della Federico II.
La scelta estetica lascia volutamente visibili superfici dalla forte matericità. L’arte, quindi, non viene semplicemente aggiunta alla struttura una volta terminati i lavori: è parte integrante del modo in cui l’intero spazio è stato concepito.
Da Melbourne a Lione, gli altri progetti selezionati
L’Italia condivide il riconoscimento con opere costruite in Australia, Francia, Arabia Saudita e Stati Uniti.
A Melbourne compare Town Hall Station, sviluppata con il contributo di Hassell, WW+P e RSHP. Uno degli aspetti più riconoscibili dell’atrio è rappresentato da otto colonne di grandi dimensioni, caratterizzate da una struttura che ricorda la ramificazione degli alberi. Sopra le zone di attesa dei treni, alcuni elementi della copertura arrivano a circa 10 metri.
La Francia è invece presente con Lyon Part-Dieu. La trasformazione dell’importante nodo di Lione si è sviluppata nell’arco di circa dieci anni e ha interessato anche l’organizzazione degli accessi e delle aree destinate al passaggio delle persone.
Gli interventi, curati da AREP e L’AUC, hanno portato a un notevole incremento degli spazi. Uno degli elementi più rilevanti è un passaggio che si estende per 210 metri e raggiunge 15 metri in verticale. Nella zona di Place Charles Béraudier è stata inoltre predisposta una grande struttura, distribuita su due piani, dedicata al ricovero delle biciclette.
Riyadh porta due stazioni nella lista
Anche Riyadh riesce a ottenere due presenze. Una è la National Museum Station, firmata da Arup. Per definirne l’identità visiva sono stati utilizzati riferimenti al paesaggio e alle tradizioni architettoniche saudite.
Le geometrie esterne richiamano il monte Tuwaiq, mentre negli ambienti interni assume grande importanza il colore blu. Per raggiungere i treni bisogna arrivare fino a 33 metri sotto il piano urbano. La fermata svolge inoltre una funzione di scambio fra due percorsi della rete metropolitana, identificati dai colori verde e blu.
Sempre a Riyadh si trova la Western Station, progettata da Omrania. In questo caso l’intervento non riguarda soltanto il trasporto: attorno all’infrastruttura trovano posto negozi, spazi destinati ai pedoni, aree pubbliche e una moschea.
Particolarmente riconoscibili sono le coperture sinuose, il cui disegno prende spunto dal paesaggio desertico. I convogli appartenenti al tracciato arancione viaggiano invece in posizione sopraelevata.
Los Angeles punta anche sulla sostenibilità
L’ultima struttura compresa nella selezione è negli Stati Uniti. Si tratta del LAX/Metro Transit Center di Los Angeles, sviluppato da Gruen Associates e Grimshaw Architects.
Il nodo mette insieme numerose forme di trasporto. Qui transitano le metropolitane C e K e convergono 16 servizi di autobus; sono presenti anche soluzioni pensate per chi utilizza la bicicletta.
Interessante è pure il lavoro svolto sul fronte energetico. Il progetto sfrutta l’ombreggiamento e la circolazione naturale dell’aria per contenere il ricorso alla climatizzazione. A questo si aggiunge la produzione fotovoltaica, in grado di fornire all’incirca il 50% dell’energia richiesta dalla struttura.
Per conoscere l’esito definitivo bisognerà attendere ancora qualche settimana. Fra le sette opere selezionate, tre otterranno uno dei riconoscimenti mondiali previsti dal Prix Versailles. L’appuntamento conclusivo è fissato per il 10 dicembre 2026 nella sede UNESCO.
Roma e Napoli partono quindi già da un risultato importante: due infrastrutture italiane sono riuscite a entrare in un gruppo internazionale molto ristretto, mostrando come anche gli spazi destinati agli spostamenti quotidiani possano diventare luoghi di interesse architettonico, culturale e artistico.
Articolo precedente
Torino, settimana di cantieri: dove cambierà la viabilità dal 5 ottobre

Pamela Tela
Pamela Tela è una professionista del marketing specializzata nello sviluppo e nella crescita di nuovi business. Il suo lavoro nasce dall’incontro tra strategia, comunicazione e narrazione, con l’obiettivo di trasformare idee, competenze e progetti in storie capaci di generare valore, rafforzare l’autorevolezza dei brand e creare nuove opportunità di crescita. Da oltre dieci anni svolge anche attività editoriale, scrivendo per i diversi blog della Wolf Agency e per le testate giornalistiche Intervista.it e Torinofree.it. Nei suoi articoli racconta tendenze, progetti e protagonisti del mondo della moda, dell’arte, della cultura, dell’architettura, dell’arredamento e dei viaggi.




