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Piemonte, 25 mila dosi contro l’RSV: ecco chi può riceverle

Da Isan Hydi

Ottobre 04, 2026

Piemonte, 25 mila dosi contro l’RSV: ecco chi può riceverle
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Il Piemonte rafforza la prevenzione delle infezioni respiratorie che possono interessare i bambini nei primi mesi di vita. Da ottobre è attivo un programma dedicato all’RSV, il virus respiratorio sinciziale che può essere all’origine della bronchiolite. L’adesione delle famiglie è volontaria e il trattamento viene offerto senza costi. Per organizzare l’intervento sono disponibili 25 mila dosi, mentre le risorse economiche previste dalla Regione possono arrivare a 7,59 milioni di euro.

RSV, perché la prevenzione si concentra sui bambini più piccoli

L’RSV è un virus con il quale moltissimi bambini entrano in contatto nei primi anni. Già prima del compimento dei dodici mesi l’infezione interessa più della metà dei piccoli, mentre entro il secondo compleanno l’esposizione riguarda quasi tutti. A richiedere particolare attenzione sono soprattutto i neonati con meno di tre mesi, specialmente nei periodi dell’anno caratterizzati da una maggiore diffusione delle infezioni respiratorie.

Le manifestazioni dell’RSV possono inizialmente ricordare un comune malanno stagionale. Possono presentarsi febbre, tosse e problemi nella respirazione. In alcuni bambini l’infezione può interessare più profondamente l’apparato respiratorio e determinare bronchiolite oppure polmonite.

La possibilità di sviluppare conseguenze più impegnative interessa in modo particolare anche alcuni bambini prematuri e piccoli con specifiche condizioni cardiache, respiratorie, immunitarie o neuromuscolari. Sono proprio queste caratteristiche a rendere importante una strategia capace di proteggere le fasce considerate maggiormente vulnerabili.

Una difesa che accompagna il bambino per diversi mesi

Il sistema utilizzato in Piemonte si basa sulla somministrazione di anticorpi monoclonali. Il meccanismo è differente rispetto a quello di un vaccino: al bambino vengono fornite direttamente le difese necessarie a riconoscere l’RSV. Si tratta quindi di una forma di immunizzazione passiva.

L’effetto protettivo si mantiene per almeno cinque mesi, un intervallo pensato per comprendere la fase dell’anno nella quale il virus tende a diffondersi maggiormente.

I dati disponibili indicano inoltre un risultato rilevante sul fronte delle forme che necessitano di assistenza ospedaliera: questa strategia preventiva può abbassare di circa l’80% la probabilità che un’infezione respiratoria provocata dall’RSV renda necessario il ricovero.

La nuova iniziativa piemontese ha preso il via il 1° ottobre. Il programma previsto per il periodo 2026-2027 può contare su uno stanziamento regionale massimo di 7,59 milioni e su una disponibilità complessiva di 25 mila somministrazioni.

Per i neonati la protezione può partire dall’ospedale

Le modalità cambiano in relazione alla data di nascita del bambino. Chi nasce nel periodo compreso fra 1° ottobre 2026 e 31 marzo 2027 può essere immunizzato già nella struttura ospedaliera, prima del ritorno a casa.

Questa organizzazione permette di raggiungere i nuovi nati fin dai loro primi giorni, senza richiedere alla famiglia di attendere un successivo appuntamento sul territorio.

Per i bambini venuti al mondo tra 1° aprile e 30 settembre 2026, invece, sono previsti due possibili riferimenti: il pediatra che ha aderito all’iniziativa oppure il servizio vaccinale dell’Asl competente. Per questa fascia viene considerato preferibile completare la somministrazione entro il 30 novembre.

Una possibilità viene riservata anche ai bambini nati nei primi tre mesi del 2026. I genitori possono richiedere l’immunizzazione nel caso in cui il figlio non sia già stato protetto nel corso dell’iniziativa precedente.

Un percorso specifico per alcuni bambini fino a due anni

L’età dei destinatari può arrivare fino a 24 mesi quando sono presenti particolari fattori di rischio. In queste situazioni gli anticorpi possono essere utilizzati anche nel secondo periodo stagionale di esposizione all’RSV.

La scelta permette di prolungare l’attenzione nei confronti dei bambini per i quali determinate condizioni cliniche possono rendere opportuno un livello ulteriore di prevenzione. Saranno i professionisti sanitari a fornire alle famiglie le indicazioni relative al singolo caso.

Per aderire sono disponibili diversi percorsi. Oltre al contatto con pediatri e strutture sanitarie, i genitori possono utilizzare anche SalutePiemonte, il portale regionale attraverso il quale è possibile comunicare la propria adesione.

Ospedali, pediatri e Asl coinvolti sul territorio

L’organizzazione coinvolge una rete composta da strutture ospedaliere, pediatri e servizi vaccinali delle aziende sanitarie. In questo modo il programma può raggiungere sia i bambini appena nati sia quelli che si trovano già a casa e devono accedere alla somministrazione attraverso i servizi territoriali.

Le esperienze condotte in precedenza hanno fornito indicazioni positive sull’impiego di questa strategia. I risultati richiamati dalla campagna mostrano una diminuzione delle conseguenze legate all’RSV, compresi gli episodi che portano le famiglie a rivolgersi al Pronto soccorso o che richiedono cure in ospedale.

Con l’avvio del programma a ottobre, il Piemonte punta dunque a intervenire prima che la circolazione dell’RSV raggiunga i livelli tipici dei mesi più freddi. Le 25 mila dosi disponibili consentiranno di estendere la protezione a un ampio numero di bambini, con percorsi differenti stabiliti in funzione dell’età e delle condizioni individuali.

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Isan Hydi

Direttore responsabile di Torinofree.it, esperto in Comunicazione, Ufficio stampa, Digital Pr e link building, scrive notizie di attualità e curiosità dal mondo.

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