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Latte, produzione in forte crescita in Piemonte: +5,82% nel 2026

Da Gianluca Rini

Ottobre 04, 2026

Latte, produzione in forte crescita in Piemonte: +5,82% nel 2026
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Il comparto lattiero-caseario piemontese sta attraversando un 2026 caratterizzato da una maggiore quantità di materia prima proveniente dagli allevamenti. I numeri disponibili fino all’estate mostrano infatti una crescita evidente delle consegne. Il quadro economico segue invece dinamiche differenti: dopo la discesa osservata nella prima parte dell’anno, le quotazioni hanno cominciato a recuperare durante i mesi estivi, pur mantenendosi su livelli differenti rispetto a dodici mesi prima.

Gli allevamenti piemontesi aumentano i volumi

Da gennaio a luglio sono state consegnate in Piemonte 791.782 tonnellate di latte vaccino. Rispetto al corrispondente periodo del 2025, la variazione è pari al +5,82%.

Si tratta di una percentuale significativa anche osservando quanto avvenuto complessivamente in Italia. I dati Ismea relativi ai primi quattro mesi dell’anno indicavano per la produzione nazionale una crescita del 3,5%. I due intervalli temporali sono differenti, ma permettono comunque di evidenziare la vivacità mostrata dal comparto piemontese nel corso del 2026.

Dietro queste cifre si trova una filiera particolarmente articolata. Il latte prodotto nelle aziende agricole entra infatti in un sistema che comprende raccolta, trasporto e trasformazione, fino alla realizzazione dei diversi prodotti lattiero-caseari destinati al mercato.

La maggiore disponibilità di materia prima diventa quindi un elemento importante anche per gli altri operatori della filiera. L’andamento dei volumi rappresenta però soltanto una delle variabili da tenere sotto osservazione.

Il mercato ha cambiato passo durante l’estate

L’evoluzione dei prezzi ha seguito un percorso molto diverso. La primavera aveva portato il latte spot nazionale su quotazioni particolarmente contenute. Nel mese di marzo, sulla piazza milanese, il valore era arrivato a 21,60 euro per 100 litri.

Successivamente lo scenario è progressivamente cambiato. Durante l’estate le quotazioni hanno iniziato a risalire e a settembre il riferimento si è avvicinato ai 47 euro ogni 100 litri.

Il recupero rispetto ai valori primaverili appare quindi consistente. Il confronto annuale restituisce però un’altra indicazione: nel mese di agosto l’indice Ismea riferito ai prezzi alla produzione del latte vaccino mostrava una variazione del -21,1% rispetto all’anno precedente.

Per comprendere l’andamento del comparto occorre quindi leggere contemporaneamente due fenomeni: da un lato cresce la quantità di latte proveniente dagli allevamenti piemontesi, dall’altro il mercato sta cercando nuovi equilibri sul fronte dei prezzi.

Costi e ricavi restano centrali per le aziende

L’aumento della produzione assume un significato economico soprattutto in relazione alle risorse necessarie per gestire un allevamento. Le aziende devono affrontare numerose voci di spesa, alcune delle quali possono incidere in maniera rilevante sul bilancio complessivo.

Tra queste rientrano alimentazione degli animali, energia, carburanti, personale e investimenti aziendali. Per questo motivo il valore ottenuto dalla vendita del latte deve essere osservato insieme all’evoluzione delle spese sostenute durante il ciclo produttivo.

Confagricoltura Piemonte ha richiamato proprio questo aspetto. La recente risalita delle quotazioni rappresenta un elemento da valutare tenendo conto dell’effettivo beneficio economico che riesce a raggiungere le aziende agricole.

La maggiore produzione può inoltre offrire opportunità alla filiera se i quantitativi aggiuntivi trovano spazio nelle successive fasi di trasformazione e commercializzazione. Diventa quindi importante mantenere un rapporto equilibrato tra quanto viene prodotto dagli allevamenti e la capacità del mercato di valorizzarlo.

Il prezzo base cambia nella seconda parte dell’anno

Un altro elemento riguarda il percorso stabilito per il valore base del latte alla stalla nel Nord Italia. L’intesa raggiunta a giugno prevede una progressione nel corso del secondo semestre.

Per luglio e agosto il riferimento è stato fissato a 48 centesimi al litro. Il percorso conduce poi fino a 50 centesimi al litro nei mesi di novembre e dicembre, all’interno dei quantitativi previsti come riferimento.

Si tratta di un passaggio particolarmente interessante considerando ciò che sta avvenendo contemporaneamente negli allevamenti piemontesi. L’aumento delle consegne porta infatti sul mercato quantità superiori rispetto allo scorso anno e rende ancora più importante il rapporto tra disponibilità del prodotto e sua valorizzazione economica.

La parte conclusiva del 2026 servirà dunque a delineare con maggiore chiarezza l’evoluzione del settore. Il primo dato è già evidente: il Piemonte sta producendo più latte. Nei primi sette mesi le consegne hanno sfiorato quota 792mila tonnellate, con un incremento vicino al 6%.

Ora l’attenzione si sposta soprattutto sull’evoluzione delle quotazioni e sull’equilibrio economico delle aziende. Produzione, trasformazione e domanda rappresentano infatti tre componenti strettamente collegate, dalle quali dipenderà l’andamento della filiera lattiero-casearia piemontese nei prossimi mesi.

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Gianluca Rini

Sono laureato in Comunicazione e Multimedia e in Scienze Turistiche, ho conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione. I miei interessi vanno dall'Italia e le realtà delle città del nostro Paese fino alla tecnologia e a tutto ciò che riguarda la cultura.

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