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Vandalizzata a Bussoleno la panchina dedicata a Norma Cossetto

A inizio febbraio di quest’anno la panchina blu era stata inaugurata dal sindaco di Bussoleno, Antonella Zoggia, in Piazzetta del Moro, per ricordare le migliaia di Vittime delle Foibe, accanto a quella già dedicata alla Violenza di Genere. Il colore blu intenso è stato scelto poiché rappresenta la pace e l’armonia del ricordo.

Alla fine della seconda guerra mondiale nelle foibe, cavità carsiche tra l’Italia nord-orientale e la Slovenia,  le vittime (compresi cittadini inermi, religiosi, minorenni e tutti coloro che non simpatizzavano con l’annessione delle terre ad opera dei miliziani del dittatore Iugoslavo Tito) venivano legate tra loro con fili di ferro ai polsi, per poi essere gettate spesso ancora vive e agonizzanti, nelle cavità.

Questo è un episodio orribile e doloroso della storia italiana del XX secolo, a lungo trascurato o ignorato, ma che la commemorazione del Giorno del Ricordo ci aiuta a non dimenticare, ribadendo il valore della pace.

Vandalizzata la panchina dedicata a Norma Cossetto

I vandali e il rispetto per le vittime di violenza 

Il fenomeno della distruzione o vandalizzazione di panchine commemorative, come quelle dedicate alla Giornata del Ricordo, alla Giornata della Memoria o alle panchine rosse contro la violenza sulle donne, in Piemonte come nel resto d’Italia, è un problema complesso che può avere diverse motivazioni.

  1. Ignoranza storica: Una delle ragioni potrebbe essere l’ignoranza o la mancanza di comprensione del significato storico e sociale dietro queste commemorazioni. L’educazione alla storia e alla memoria collettiva può variare molto, e ciò potrebbe contribuire a un mancato riconoscimento dell’importanza di queste memorie.
  2. Ideologie e pregiudizi: In alcuni casi, gli atti di vandalismo possono essere guidati da ideologie specifiche o pregiudizi contro i gruppi commemorati o le cause rappresentate dalle panchine. Questo può includere negazionismo storico, razzismo, sessismo o altre forme di intolleranza.
  3. Disprezzo per il simbolismo pubblico: Alcuni individui potrebbero vedere le panchine commemorative come imposizioni di una narrativa o di un valore con cui non si identificano o che rifiutano attivamente. Questo può portare a gesti di vandalismo come forma di protesta o disprezzo.
  4. Vandalismo generico: In altri casi, la distruzione può non avere una motivazione specifica legata al significato delle panchine, ma rientrare in un più ampio fenomeno di vandalismo pubblico, dove gli oggetti vengono danneggiati per noia, per desiderio di ribellione o per la ricerca di attenzione.

Per contrastare questi atti, è fondamentale lavorare su più fronti: l’educazione alla memoria storica, la promozione di valori di rispetto e tolleranza, e l’implementazione di misure di sicurezza per proteggere i luoghi di memoria. Inoltre, il dialogo aperto e le iniziative comunitarie possono aiutare a costruire un senso di responsabilità collettiva verso la conservazione del patrimonio commemorativo. La collaborazione tra istituzioni educative, enti locali, associazioni e cittadini è cruciale per affrontare le radici del problema e promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusione.

Chi era Norma Cossetto?

Norma Cossetto fu una giovane italiana, studentessa universitaria, vittima delle foibe nel periodo immediatamente successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nata il 17 maggio 1920 a Visinada (oggi Visinada in Croazia, all’epoca parte del Regno d’Italia), Norma Cossetto proveniva da una famiglia italiana dell’Istria. Al momento dei fatti, era iscritta alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova.

Norma Cossetto
Norma Cossetto

Nel settembre del 1943, dopo l’armistizio di Cassibile e l’occupazione della Venezia Giulia da parte delle forze tedesche e partigiane jugoslave, la situazione nella regione divenne estremamente tesa e pericolosa per la popolazione italiana. Norma Cossetto fu rapita dalla propria casa da partigiani comunisti jugoslavi il 4 ottobre 1943. Secondo le testimonianze, fu sottoposta a violenze e torture prima di essere gettata in una foiba, morendo in seguito alle ferite o per annegamento, dato che alcune di queste cavità erano allagate. La sua morte è diventata uno dei simboli delle sofferenze patite dalla popolazione italiana dell’Istria, del Fiume e della Dalmazia durante e dopo il conflitto.

La figura di Norma Cossetto ha assunto un importante significato simbolico nella memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. È stata riconosciuta come martire della violenza etnica e politica, e il suo ricordo è stato onorato con diverse commemorazioni e riconoscimenti, tra cui la Medaglia d’oro al merito civile alla memoria. La storia di Norma Cossetto è stata oggetto di studi, ricerche storiche e opere letterarie e cinematografiche, contribuendo a mantenere viva la memoria delle tragiche vicende legate alle foibe e alle complesse dinamiche storiche del confine orientale italiano.

Che sono sono le foibe?

Le foibe sono cavità naturali o artificiali presenti in particolare nel Carso, un’area geografica che si estende tra l’Italia nord-orientale e la Slovenia. Il termine “foiba” ha assunto un significato storico specifico in relazione agli eventi avvenuti durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando queste cavità furono utilizzate per il massacro di migliaia di persone.

foibe

Questi episodi di violenza furono principalmente opera delle forze jugoslave partigiane e successivamente del regime comunista di Josip Broz Tito. Le vittime includevano italiani, croati, e membri di altre nazionalità o etnie, accusati di fascismo, collaborazionismo con gli occupanti nazifascisti, o semplicemente di opposizione al nuovo regime comunista. Gli episodi più noti e sanguinosi si verificarono immediatamente dopo la fine della guerra, in particolare nel 1945 e nel 1947, ma episodi di violenza e uccisioni in foiba si registrarono già durante il conflitto.

Un intellettuale antifascista di Grado, Biagio Marin, rappresentante del Partito liberale nel Cln, affermò quanto segue sul comportamento dei partigiani:

“I titini s’accanirono con maggior determinazione contro gli antifascisti italiani, piuttosto che contro noti esponenti fascisti, poiché gli jugoslavi intendevano spacciare l’idea del carattere fascista di tutti gli italiani, per precise finalità politiche legate alle conferenze di pace: gli antifascisti italiani della Venezia Giulia, Fiume, Dalmazia andavano quindi fisicamente distrutti”.

Gianni Oliva è uno storico ben noto, che analizzando i fatti ha spiegato più volte (e anche durante l’incontro a Bussoleno il giorno 7 febbraio 2024):

“Tra il maggio e il giugno di 79 anni fa  migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia vennero uccisi dall’esercito del maresciallo Tito, gettati nelle foibe, in una strategia mirata a colpire chiunque si opponesse all’annessione delle terre contese alla “nuova” Jugoslavia, caddero collaborazionisti e repubblichini, membri del Cln, partigiani, comunisti, e soprattutto tanti cittadini comuni”.

Qui la prima pagina de  L’Arena di Pola del 1957, segno che anche dopo oltre un decennio dalla fine della guerra, il regime dittatoriale di Tito era presente.

 

Le foibe e l’esodo giuliano-dalmata, ovvero la fuga e l’espulsione di centinaia di migliaia di persone dalle loro case nelle regioni dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia a seguito dell’annessione di queste aree alla Jugoslavia, sono temi dolorosi e complessi nella storia italiana e jugoslava. Solo negli ultimi decenni questi eventi sono stati oggetto di maggiore attenzione e ricerca storica, contribuendo a una comprensione più profonda e sfumata di questo periodo tragico. In Italia, il “Giorno del Ricordo” viene celebrato il 10 febbraio per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, con l’intento di preservare e rinnovare la memoria nazionale su questi eventi.

La questione del vandalismo delle panchine dedicate alla memoria, come quelle dedicate a Norma Cossetto e alle vittime delle foibe, è complessa e spesso radicata in tensioni storiche e politiche. Norma Cossetto, una studentessa italiana stuprata e uccisa dai partigiani comunisti del dittatore Tito nel 1943, è diventata un simbolo dei martiri delle foibe, episodi tragici e violenti avvenuti nel contesto del confine orientale italiano durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale​.

Il vandalismo può trasformarsi in una occasione

Gli atti vandalici come quello di oggi permettono di raccontare quanto accaduto e spesso dimenticato. Per ogni atto vandalico nascono infatti movimenti spontanei del ricordo, persone che si incuriosiscono e iniziano ad apprendere di episodi dimenticati come quello delle Foibe che hanno mietuto migliaia di vittime italiane  del nord-est, e che hanno lo scopo di spiegare ai più giovani la verità storica del nostro passato. Tali atti non fanno altro che alimentare il senso di rispetto e di senso civico che porti a organizzare eventi sempre più presenti sul territorio, nelle scuole, che spieghino i fatti accaduto nell’ultima guerra perché non si ripetano mai più.

“Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”, diceva il politico e filosofo britannico Edmund Burke, già nella seconda metà del ‘700. Una frase che, incisa in trenta lingue diverse, campeggia su un monumento collocato nel. campo di concentramento di Dachau, un monito che non può lascare indifferenti.

LIBRI PER APPROFONDIRE

  • ALBERTO BOLZONI – HO INCONTRATO NORMA: IL MIO PERCORSO VERSO NORMA COSSETTO
  • NORMA COSSETTO: ROSA D’ITALIA – Comitato 10 febbraio
  • GIANNI OLIVA – LE STRAGI NEGATE DEGLI ITALIANI DELLA VENEZIA GIULIA E DELL’ISTRIA – Feltrinelli
  • GIANNI OLIVA – 45 MILIONI DI ANTIFASCISTI. IL VOLTAFACCIA DI UNA NAZIONE CHE NON HA FATTO I CONTI CON IL VENTENNIO – Mondadori

A Coazze “45 milioni di antifascisti”: il libro di Gianni Oliva che fa emergere le omissioni della storia

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