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Niente terra e molta meno acqua: così il Politecnico di Torino sperimenta l’agricoltura del futuro

Da Isan Hydi

Agosto 31, 2026

Niente terra e molta meno acqua: così il Politecnico di Torino sperimenta l’agricoltura del futuro
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Coltivare fragole, lattughe e altre piante senza utilizzare il terreno, affidando alla tecnologia il controllo delle condizioni di crescita. È la sfida affrontata da Smart Green, il team studentesco del Politecnico di Torino che sviluppa soluzioni dedicate all’agricoltura 5.0. Il progetto punta a rendere la produzione agricola più efficiente e sostenibile attraverso serre intelligenti, sistemi automatizzati e un impiego mirato delle risorse. I risultati ottenuti indicano che le coltivazioni fuori suolo possono consentire un risparmio d’acqua che arriva fino al 90%.

Camere automatizzate per controllare la crescita delle piante

Il lavoro degli studenti si concentra sulla progettazione di camere di coltivazione fuori suolo, vale a dire ambienti protetti nei quali le piante crescono senza dipendere da un terreno agricolo tradizionale. All’interno di queste strutture, elementi come irrigazione, temperatura e illuminazione vengono gestiti attraverso strumenti tecnologici capaci di mantenere le condizioni più adatte alle colture.

Smart Green è nato quattro anni fa e riunisce studenti con competenze differenti. Il gruppo segue ogni fase dello sviluppo, dalla progettazione delle strutture fino all’integrazione dei componenti elettronici. Questi ultimi permettono di raccogliere dati e controllare in tempo reale ciò che avviene all’interno delle camere climatiche.

L’automazione assume quindi un ruolo centrale. La crescita delle piante viene osservata costantemente e le risorse possono essere utilizzate in maniera più precisa. Il progetto cerca così di diminuire gli sprechi e, allo stesso tempo, di creare sistemi capaci di funzionare in ambienti protetti e controllati.

Fragole e lattughe coltivate senza terreno

Le sperimentazioni realizzate dal team riguardano soprattutto le coltivazioni idroponiche e aeroponiche. Entrambe consentono alle piante di crescere fuori dal suolo e rappresentano il cuore delle celle climatiche sviluppate dagli studenti torinesi.

I primi test hanno coinvolto fragole e lattughe, due colture utilizzate per verificare il funzionamento delle strutture e dei sistemi di controllo. Il programma di ricerca è però destinato ad ampliarsi: tra le prossime piante previste compaiono anche la patata e la salicornia.

Le tecnologie vengono sperimentate inoltre sulle piante tintorie, dalle quali si possono ricavare sostanze utili per la colorazione naturale dei tessuti. In futuro il lavoro potrebbe interessare anche le piante officinali destinate all’industria farmaceutica. Il progetto supera dunque la sola produzione alimentare e guarda a differenti applicazioni, mantenendo al centro la possibilità di coltivare in spazi chiusi e regolati.

Questa varietà di sperimentazioni permette di verificare come le camere automatizzate reagiscano alle esigenze di specie diverse. Ogni pianta presenta infatti caratteristiche specifiche, mentre la raccolta dei dati offre agli studenti informazioni utili per perfezionare progressivamente i prototipi.

Fino al 90% d’acqua in meno

Uno degli aspetti più importanti della ricerca riguarda il consumo delle risorse. Secondo i dati riportati dal Politecnico, le coltivazioni idroponiche e aeroponiche possono permettere di ridurre fino al 90% l’impiego di acqua. Un risultato particolarmente rilevante in una fase in cui il settore agricolo deve confrontarsi con gli effetti dei cambiamenti climatici e con la progressiva perdita di terreni coltivabili.

L’attenzione degli studenti riguarda anche l’energia. Illuminazione, climatizzazione e irrigazione richiedono infatti sistemi capaci di funzionare in maniera coordinata, mantenendo sotto controllo i consumi. L’obiettivo consiste nel rendere la coltivazione verticale in ambienti protetti il più possibile accessibile dal punto di vista economico.

Le serre intelligenti vengono quindi concepite come un insieme di tecnologie integrate. Sensori, componenti elettronici e strutture di coltivazione lavorano insieme per creare un ambiente adatto allo sviluppo delle piante. Il controllo continuo permette di intervenire sulle condizioni interne e di utilizzare acqua ed energia secondo le necessità rilevate.

Dalla depurazione delle acque alle coltivazioni nello spazio

Le attività di Smart Green comprendono anche sperimentazioni legate alla depurazione delle acque reflue mediante piante e tecnologie agricole avanzate. Si tratta di un ulteriore campo di applicazione dei sistemi progettati dal gruppo, che mostra come la ricerca possa collegare la coltivazione alla gestione sostenibile delle risorse.

Lo sguardo del team arriva persino oltre l’agricoltura terrestre. Tra le ipotesi considerate rientra la possibilità di coltivare sulla regolite, il materiale presente sulla superficie di altri pianeti. La prospettiva è quella di sviluppare, in futuro, sistemi capaci di produrre alimenti anche in ambienti extraterrestri.

Il passaggio dalle serre del Politecnico alle coltivazioni spaziali richiederà ancora ricerca e nuove sperimentazioni, ma evidenzia l’ampiezza del progetto. Le stesse tecnologie pensate per risparmiare acqua e controllare la crescita delle piante sulla Terra potrebbero diventare una base per affrontare condizioni molto diverse.

Dopo avere realizzato vari prototipi, Smart Green cerca ora aziende interessate a collaborare allo sviluppo di nuovi sistemi. L’intento è avvicinare le soluzioni create dagli studenti alle esigenze concrete del settore agricolo, trasformando la ricerca universitaria in tecnologie utilizzabili. A Torino l’agricoltura del futuro prende così forma dentro serre senza terra, dove ogni goccia d’acqua e ogni fase della crescita possono essere controllate.

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Isan Hydi

Direttore responsabile di Torinofree.it, esperto in Comunicazione, Ufficio stampa, Digital Pr e link building, scrive notizie di attualità e curiosità dal mondo.

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