Morti sul lavoro: il Piemonte torna in zona arancione
Da Gianluca Rini
Agosto 07, 2025
Nel Piemonte il mondo del lavoro vive un momento delicato: nei primi sei mesi del 2025 le morti legate al lavoro sono salite a 40, contro le 29 registrate nello stesso periodo dell’anno precedente. Il dato – diffuso dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering – colloca di nuovo la regione nella fascia arancione della mappa nazionale del rischio, segnalando un’incidenza superiore alla media italiana.
Un bilancio drammatico nei primi sei mesi 2025
Il conteggio delle morti evidenzia un incremento complessivo del 37,9%. La crescita riguarda in particolare gli incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa: 29 casi contro i 23 del 2024, con variazione del 26,1%.
Ancora più netto l’aumento degli episodi “in itinere”, cioè lungo il tragitto casa–azienda, passati da 6 a 11 (+83,3%). Questi numeri mostrano con chiarezza come la prevenzione debba coprire tanto i luoghi di produzione quanto gli spostamenti quotidiani dei dipendenti.
Incidenti in sede e durante il tragitto: due facce dello stesso problema
Per l’Osservatorio, la distinzione fra infortuni “in occasione di lavoro” e “in itinere” rimane essenziale per definire strategie mirate. Il primo gruppo rappresenta quasi tre quarti dei casi totali; il secondo, per quanto percentualmente inferiore, cresce con ritmo allarmante.
Un coordinamento efficace fra aziende, enti territoriali e forze dell’ordine potrebbe ridurre i rischi legati alla mobilità, ad esempio tramite piani di viabilità e campagne di sensibilizzazione sui tempi di percorrenza.
Torino resta la provincia con il numero assoluto più elevato
Il capoluogo regionale concentra 21 vittime complessive (14 sul posto di lavoro), valore che equivale a un balzo del 75% rispetto all’anno precedente. Seguono Cuneo con 7 casi e Verbano-Cusio-Ossola con 3.
Alessandria e Novara si fermano a 2, mentre Asti registra un solo decesso; Biella e Vercelli non segnalano eventi fatali nel periodo analizzato.
Età anagrafica e vulnerabilità
I lavoratori fra 55 e 64 anni pagano il prezzo più alto: 14 decessi “in occasione di lavoro”, seguiti dalla fascia 45-54 anni con 6 casi. Con l’innalzamento dell’età pensionabile e la crescente presenza di personale esperto nelle linee produttive, diventa prioritario calibrare le misure di prevenzione sullo stato fisico e sulle esigenze formative di chi ha maggiore anzianità professionale.
Per valutare il rischio reale, gli analisti non si limitano ai valori assoluti. Con l’indice di incidenza – decessi per milione di occupati – è possibile confrontare territori con tessuti produttivi differenti. Con un valore di 15,6, il Piemonte supera la media nazionale (15,1) e passa dalla fascia gialla a quella arancione.
Articolo precedente
Grande successo della Turin Marathon 2025: vince ancora la coppia Colombo/Matta
Gianluca Rini
Sono laureato in Comunicazione e Multimedia e in Scienze Turistiche, ho conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione. I miei interessi vanno dall'Italia e le realtà delle città del nostro Paese fino alla tecnologia e a tutto ciò che riguarda la cultura.
