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La scelta di Giulio: viaggio di un paesaggista nel secolo che distrusse il paesaggio

scelta giulio 1Dal 4 luglio al 15 settembre presso il Museo di Arti Decorative Accorsi - Ometto a Torino ci sarà la mostra La scelta di Giulio: viaggio di un paesaggista nel secolo che distrusse il paesaggio, che si snoderà in due parti, con da una parte l'attenzione del pittore Giulio Boetto (1894 – 1967) per la campagna del Cuneese, con la scelta di trasferirsi ai piedi del Monviso e dall'altra il racconto, con le video installazioni, delle mutazioni che i paesaggi dipinti dall’artista hanno subito nel secolo scorso.

Cuore della mostra saranno La casa del prete (1918), Luce del mattino a Sauze d'Oulx (1923) e Fine del mercato a Saluzzo (1947) con novanta fotografie, in gran parte inedite, le riproduzioni di ottantatré opere e le musiche originali di Marco Robino degli Architorti.

Ma quale fu la scelta di Giulio Boetto, che alla fine della Grande Guerra, aveva ventiquattro anni, ed era già celebre, al punto che a Torino i giornali ospitavano le sue caricature, le maggiori rassegne avevano i suoi quadri, i Re d’Italia ne aveva acquistati alcuni, gli intellettuali lo volevano nei salotti e i produttori del cinema come scenografo e cartellonista?

Forse la chiave di questa storia è La casa del prete, nascosta nella pianura, come tante altre, che aveva scoperto per caso, poi c’era tornato, per studiarla nei particolari, in ogni situazione.

Adesso, cento anni dopo, com’è letta la decisione di un artista giovane, intelligente, dotato, che lascia la città, le avanguardie e sposta tutta la sua vita alle pendici di una montagna, per guardare, un mondo che va dalla punta del Monviso a un gregge in riva al Po, dal tendone di un circo, al mercato degli animali?

Adesso, dopo un secolo che ha visto le più grandi scoperte, la mobilità di massa, la rivoluzione informatica, ma anche la distruzione delle risorse e del paesaggio, si può capire nelle sue manifestazioni naturali e umane la scelta di Giulio.

Oggi Giulio ha lasciato immagini con vari livelli di lettura, ma che parlano a tutti, indipendentemente dalle conoscenze e dai gusti, oggi riscoperto in alcuni stili di vita emergenti sulla vita naturale vista in mille e una declinazioni.

L’arte e la scelta di Giulio Boetto, il torinese di Saluzzo, poco hanno a che fare con e i fenomeni di costume, ma racconta il paesaggio piemontese com’era, attraverso le opere di un grande pittore, nel momento in cui una nuova consapevolezza dei disastri arrecati sono più presenti nella vita contemporanea.

La mostra, che ha debuttato alla Castiglia di Saluzzo per dei cinquant’anni dalla morte del pittore, arriva a Torino in un adattamento speciale per il Museo Accorsi-Ometto e la colonna sonora originale composta ed eseguita da Marco Robino con l’Ensemble Architorti.

Il progetto è stato promosso dal Comune di Saluzzo, dalla Fondazione Artea e dalla Regione Piemonte, con la collaborazione dell’Associazione UrCA, InTesta (Gruppo Armando Testa) e Il Museo Nazionale del Cinema e il patrocinio del Comune di Torino.

Giulio Boetto nacque nel 1894 a Torino, ma a trent’anni si trasferì ai piedi del Monviso, lasciandosi alle spalle la fama e il vorticoso dibattito sulle Avanguardie.

Tra la fine della Grande Guerra e gli anni Cinquanta fu uno dei più proficui interpreti della vita e del paesaggio piemontese, con incursioni in quello svizzero, romano, veneziano e ligure, grazie a una tecnica straordinaria che lo distaccò da altri autori italiani dello stesso periodo, oltre a lavorare a numerosi ritratti di notevole fattura.

Colpito nel 1951 da un grave ictus, dovette interrompere la pittura per un biennio e morì a Torino nel 1967 ed è sepolto nel cimitero di Revello.

La mostra sarà aperta da martedì a venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19 e sarà chiusa il lunedì.

Il biglietto d’ingresso alla mostra costerà intero 8 euro, ridotto 6, mentre con in aggiunta la visita al Museo intero 14 euro e ridotto 12.

Più info si possono avere telefonando al numero 011837688 oppure scrivendo a info@fondazioneaccorsi-ometto.it

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