I pinguini riescono a “vedere” i suoni? Cosa rivela il nuovo studio dell’Università di Torino
Da Gianluca Rini
Agosto 30, 2026
Il cervello degli animali non riceve le informazioni in compartimenti separati. Vista, udito, tatto e altri sensi collaborano continuamente per costruire una rappresentazione comprensibile dell’ambiente. Una ricerca coordinata dall’Università di Torino ha ora mostrato che anche i pinguini africani possiedono una particolare capacità di integrazione sensoriale: riescono ad associare l’altezza di un suono alla grandezza di un oggetto.
Lo studio, realizzato insieme all’Università Jean-Monnet di Saint-Étienne e a Zoomarine, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Annals of the New York Academy of Sciences. I risultati aprono una nuova finestra sulle capacità cognitive di questi uccelli e sul modo in cui interpretano ciò che li circonda.
Cosa significa “vedere” un suono
L’espressione non deve essere interpretata in senso letterale. I pinguini non trasformano i rumori in immagini, ma sembrano riconoscere una relazione tra stimoli percepiti attraverso canali sensoriali differenti. In particolare, collegano i suoni più gravi agli oggetti grandi, mentre tendono ad abbinare quelli acuti agli elementi di dimensioni inferiori.
Questo fenomeno rientra nelle cosiddette corrispondenze cross-modali, vale a dire associazioni regolari tra caratteristiche percepite mediante sensi diversi. Anche le persone stabiliscono spontaneamente collegamenti simili. Un tono profondo viene generalmente accostato a qualcosa di grande e pesante, mentre un suono più alto richiama spesso un oggetto piccolo.
Nel mondo animale, tuttavia, questa abilità è stata documentata con chiarezza soltanto in un numero limitato di specie. La sua presenza nei pinguini africani appare quindi particolarmente interessante. Questi uccelli appartengono a un antico gruppo evolutivo e utilizzano vocalizzazioni capaci di trasmettere informazioni importanti, comprese quelle relative all’età e alla corporatura degli individui.
L’esperimento con due cubi e suoni differenti
Per comprendere il comportamento dei pinguini, i ricercatori hanno svolto una serie di prove nella colonia ospitata da Zoomarine. Ogni esemplare è stato collocato davanti a due cubi neri che non aveva mai visto: uno presentava dimensioni maggiori, l’altro era sensibilmente più piccolo.
Durante il test veniva riprodotto un solo stimolo acustico, che poteva avere un tono grave oppure acuto. Gli studiosi osservavano quindi quale cubo fosse avvicinato per primo e in quale direzione si spostasse inizialmente lo sguardo dell’animale.
I risultati hanno mostrato una tendenza molto netta. Nell’80% delle prove, dopo avere ascoltato un suono grave, i pinguini si dirigevano verso il cubo più grande. Di fronte a un tono acuto, invece, la scelta ricadeva prevalentemente sull’oggetto piccolo. La stessa corrispondenza è stata riscontrata analizzando i movimenti dello sguardo.
Gli animali hanno applicato questa associazione anche in presenza di oggetti e stimoli sonori completamente nuovi. Il comportamento osservato, dunque, non sembra limitarsi a una semplice reazione davanti a un elemento conosciuto. I pinguini mostrano di saper mettere in relazione due caratteristiche differenti dell’esperienza: l’altezza del suono e la dimensione visibile.
Un’abilità utile nelle colonie affollate
La capacità potrebbe essersi sviluppata a partire da regolarità presenti nell’ambiente naturale. In molti casi, infatti, individui e oggetti di grandi dimensioni producono suoni più bassi, mentre quelli piccoli emettono tonalità generalmente più acute. Imparare a riconoscere questo rapporto può offrire informazioni preziose anche quando non è possibile osservare direttamente la fonte di un richiamo.
Per i pinguini africani tale competenza potrebbe risultare particolarmente utile all’interno delle colonie, ambienti complessi nei quali convivono numerosi esemplari. Integrare le informazioni visive con quelle acustiche può facilitare il riconoscimento di partner, pulcini e altri membri del gruppo, soprattutto quando la visuale è parzialmente ostacolata.
La ricerca suggerisce pertanto che questi uccelli non elaborano separatamente ciò che vedono e ciò che ascoltano. Il loro cervello sembra capace di costruire collegamenti flessibili, utilizzando un tipo di informazione per interpretarne un’altra. È una forma di elaborazione più articolata rispetto alla semplice risposta a uno stimolo isolato.
Nuove prospettive sulla cognizione e sul benessere animale
La scoperta permette di approfondire il modo in cui si è evoluta la capacità di unire segnali provenienti da sensi differenti. Poiché un meccanismo simile è presente anche nell’essere umano, studiarlo in specie appartenenti a gruppi evolutivi lontani può aiutare a ricostruirne le origini e la diffusione.
Le possibili applicazioni riguardano anche il benessere animale. Conoscere il modo in cui i pinguini percepiscono suoni, forme e dimensioni consente di progettare stimoli ambientali più adatti alle loro caratteristiche. Queste informazioni possono quindi contribuire sia alla comprensione della specie sia alla sua tutela.
Dietro l’immagine curiosa dei pinguini che “vedono” i suoni si nasconde, dunque, un risultato scientifico significativo. Questi animali sembrano possedere una percezione del mondo più integrata e flessibile di quanto si potesse immaginare, capace di mettere in comunicazione udito e vista davanti a situazioni mai incontrate prima.
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Gianluca Rini
Sono laureato in Comunicazione e Multimedia e in Scienze Turistiche, ho conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione. I miei interessi vanno dall'Italia e le realtà delle città del nostro Paese fino alla tecnologia e a tutto ciò che riguarda la cultura.




