Siccità a Torino, gli alberi non resistono: 253 piante morte in appena tre mesi
Da Isan Hydi
Agosto 30, 2026
L’estate 2026 ha lasciato un segno profondo sul patrimonio verde di Torino. Tra giugno e agosto, 253 alberi adulti sono morti a causa delle temperature elevate e della prolungata scarsità d’acqua. Una parte è già stata abbattuta, mentre gli altri esemplari secchi saranno rimossi progressivamente entro l’autunno.
Il fenomeno non riguarda una sola zona della città. Gli alberi compromessi sono stati individuati nei parchi, lungo le strade e all’interno di diverse aree verdi. I numeri più preoccupanti arrivano dal Parco Europa e dal Parco Dora, ma la siccità ha colpito anche Italia ’61, il Meisino e il quartiere Filadelfia.
Gli alberi morti e gli abbattimenti programmati
I controlli svolti durante l’estate hanno permesso di individuare 253 alberi adulti ormai completamente secchi. Circa 60 erano già stati rimossi nelle prime settimane, mentre gli abbattimenti rimanenti dovrebbero continuare fino a ottobre.
La rimozione diventa inevitabile quando una pianta non mostra più possibilità di ripresa e può rappresentare un problema per la sicurezza. Un albero morto, infatti, perde progressivamente stabilità e può diventare pericoloso soprattutto in occasione di temporali, raffiche di vento o altri eventi atmosferici intensi.
La principale causa della moria è lo stress idrico. Alla lunga fase caratterizzata da precipitazioni insufficienti si è aggiunto l’abbassamento della falda. Nemmeno le radici profonde degli esemplari adulti sono riuscite, in alcuni casi, a raggiungere l’acqua necessaria alla sopravvivenza.
Parco Europa e Parco Dora sono le aree più colpite
La situazione più difficile è stata registrata al Parco Europa. Qui sono stati contati circa 60 alberi secchi, che sono stati già abbattuti oppure sono destinati alla rimozione. La posizione collinare e le caratteristiche del terreno rendono alcune zone particolarmente vulnerabili durante i lunghi periodi senza pioggia.
Al Parco Dora gli alberi compromessi sono invece una cinquantina. Il problema ha quindi coinvolto aree molto differenti tra loro, dalla collina alle zone pianeggianti della parte settentrionale della città.
Altri 15 esemplari da abbattere sono stati individuati nel verde di Italia ’61, mentre una decina di alberi era già stata rimossa al Parco del Meisino. Ulteriori casi sono stati segnalati nell’area di via Giordano Bruno, nel quartiere Filadelfia. Gli alberi restanti sono distribuiti in numerose altre zone torinesi.
Cinquemila giovani piante hanno bisogno d’acqua
Se gli alberi adulti stanno soffrendo, la condizione delle piantumazioni più recenti appare ancora più delicata. Torino conta circa 5 mila alberi messi a dimora negli ultimi cinque anni che non possiedono ancora radici sufficientemente profonde per procurarsi autonomamente l’acqua.
Per proteggerli è stata aumentata la frequenza delle irrigazioni. In primavera gli interventi venivano effettuati indicativamente due volte al mese, mentre nel mese di agosto si è arrivati a una volta alla settimana per gli esemplari considerati più vulnerabili.
In città sono attive dieci squadre con autobotti. Durante ogni intervento, una singola pianta riceve generalmente tra 100 e 200 litri d’acqua. La quantità varia in base alle dimensioni dell’albero, al terreno e alle caratteristiche dell’area nella quale si trova.
Questo impegno ha comportato anche un aumento delle spese. Dall’inizio della primavera alla fine di luglio sono stati utilizzati circa 150 mila euro per le irrigazioni, una cifra destinata a crescere con gli interventi effettuati nel corso di agosto.
Tree bag e nuove specie per il verde del futuro
Al Parco Rignon sono state sperimentate le cosiddette “tree bag”, sacche collocate intorno alla base del tronco e riempite d’acqua. Il liquido viene rilasciato lentamente, riuscendo così a penetrare nel terreno e a raggiungere più efficacemente le radici.
Questo sistema permette anche alle squadre di occuparsi di un numero maggiore di alberi. Dopo aver riempito le sacche, gli operatori possono infatti proseguire il giro senza dover attendere il completamento dell’irrigazione. Se la sperimentazione offrirà risultati positivi, la soluzione potrebbe essere adottata anche in altre aree.
Torino sta inoltre valutando una revisione delle specie da utilizzare nelle future piantumazioni. Carpini, faggi, diversi aceri e alcune querce potrebbero essere impiegati con maggiore cautela nei luoghi esposti alla siccità. Più spazio potrebbe essere riservato a gelsi, nocciolo di Costantinopoli, carpino nero e parrotia persiana, considerati più adatti alle nuove condizioni.
Tigli, platani, ippocastani e soprattutto celtis sembrano invece aver sopportato meglio l’estate 2026. Le reazioni osservate durante i mesi più caldi potranno quindi orientare le prossime sostituzioni.
Piantare nuovi alberi non è più sufficiente
Torino possiede complessivamente circa 165 mila alberi, distribuiti lungo i viali, nei parchi, nei giardini, nei cortili scolastici e nelle aree boschive collinari. La perdita di un esemplare adulto, tuttavia, non può essere compensata immediatamente con una nuova pianta.
Servono anni, spesso decenni, perché un giovane albero sviluppi una chioma capace di offrire la stessa quantità di ombra e gli stessi benefici ambientali. Proprio mentre le temperature aumentano, gli alberi assumono un’importanza maggiore per limitare il surriscaldamento di strade, edifici e marciapiedi.
La sfida, dunque, non consiste solamente nel sostituire i 253 alberi morti. Sarà necessario scegliere specie più resistenti, garantire acqua nei primi anni e progettare il verde urbano pensando al clima futuro. Soltanto in questo modo le nuove piantumazioni potranno diventare gli alberi adulti di cui Torino avrà bisogno nei prossimi decenni.
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Isan Hydi
Direttore responsabile di Torinofree.it, esperto in Comunicazione, Ufficio stampa, Digital Pr e link building, scrive notizie di attualità e curiosità dal mondo.




