martedì, Dicembre 6, 2022
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Piemonte culla delle imprese in rosa, ma un’azienda su 5 non basta: “Non siamo più lì a preparare i caffè”

Sempre più donne alla guida delle imprese, in Piemonte. Lo dicono i dati di Unioncamere, registrando dal 2020 al 2021 una crescita di 500 unità, arrivano a rappresentare oltre un caso su 5, in totale (22,5%).

L’ostacolo dello stem

Il problema? Che questa sia ancora una notizia, in un Paese che vede le donne ancora poco coinvolte in carriere fuori dagli schemi che si trascina da secoli. A partire dai loro percorsi formativi, dove le materie tecnico-scientifiche (le cosiddette Stem) restano ai margini.

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Se n’è discusso presso il Collège des Ingénieurs Italia a Torino, in un evento organizzato dalla Camera di commercio italo tedesca.

“In Italia ci sono 10mila aziende guidate da donne imprenditrici – dice la presidente della Camera di commercio italo-tedesca e ceo di Bayer Italia, Monica Poggio – ma resistono ancora difficoltà nel combinare famiglia e lavoro, tra figli e genitori anziani. Servono modelli ed esempi”.

“Un tempo mi chiedevano di fare il caffè”

“Vent’anni fa, quando ho cominciato il mio lavoro di imprenditrice di seconda generazione, ai convegni di cui ero organizzatrice mi chiedevano di fare il caffè – dice Cristina Tumiatti, già presidente dei giovani imprenditori sabaudi e oggi presidente del Comitato imprenditoria femminile di Camera di commercio Torino e Unioncamere Piemonte – Sono stata la prima presidente donna del Gruppo Giovani e in quell’ambiente non ho percepito problemi di genere. Ma quando sono entrata nella rappresentanza dei senior, ma presenza di donne si è rivelata davvero scarsa. Per questo ci stiamo impegnando e, negli ultimi 6 anni, le cose sono molto cambiate, nonostante il periodo di grande incertezza”.

“C’è da fare un percorso – aggiunge Tumiatti – perché il territorio piemontese tende a essere conservativo. Ma siamo in un Paese in cui circa il 40% delle donne non ha nemmeno un conto corrente proprio. Serve partire dalla consapevolezza: negli strumenti e non solo nelle capacità, anche di leadership. In questi anni abbiako insegnato alle donne ad avere un indirizzo di posta elettronica, uno spid o a usare excel”.

Inclusione anche tra i giovani talenti

“La nostra idea di partenza è stata fin dall’inizio di prendere i talenti e orientando a ruoli manageriali orientando i laureati post materie scientifiche alle necessità delle aziende – racconta Silvia Petocchi, ceo del Collège des Ingénieurs – In questa ottica nasce CDI labs, dedicato ai profili più orientati all’innovazione”.

Tra i circa 3000 allievi di Cdi, in Europa, sono tanti quelli che hanno saputo dare vita a start up “unicorni”.

“Non ci sono ancora italiani, ma siamo partiti più tardi rispetto ad altri Paesi industriali’, spiega Erika Vaniglia, direttrice di Cdi. E negli ultimi dieci anni, passando da una totale assenza di donne, si è arrivati a una presenza pari al 50% tra i partecipanti. “Tra i vari settori, la presenza di donne è nella salute personale, mentre è molto più bassa nell’automotive e nel bancario, ma anche nel settore energia”, dice ancora Petocchi. “Anche per questo nei nostri corsi includiamo una forte presenza di inclusione, che è molto più ampio del gender”.

Alberto Garbarino
Alberto Garbarino
Alberto Garbarino, 30 anni di Genova (GE) , Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli studi di Genova, Redattore presso Wolf Agency di Monalieri (To). Amo lo sport , il cinema e l'attulità.
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