Piemonte 2025 secondo il rapporto Banca d’Italia: frena l’automotive, cresce l’aerospazio
Da Gianluca Rini
Giugno 17, 2026
L’economia piemontese chiude il 2025 con un passo contenuto, dentro un quadro segnato da crescita ridotta, industria ancora fragile e settore auto in evidente difficoltà. Il nuovo rapporto annuale della Banca d’Italia dedicato al Piemonte restituisce l’immagine di una regione che resta produttiva e articolata, ma che deve fare i conti con consumi prudenti, lavoro meno brillante e investimenti pubblici meno rapidi rispetto alla fase precedente.
Il dato più sintetico riguarda il prodotto interno regionale, salito dello 0,4%, un valore leggermente inferiore a quello registrato nel Nord e nel resto del Paese, entrambi fermi allo 0,5%.
Il Piemonte cresce poco e guarda al 2026 con cautela
Il rapporto sull’economia del Piemonte, presentato a Torino dalla sede regionale della Banca d’Italia, rientra nella collana dedicata alle economie territoriali italiane. L’analisi prende in esame produzione, lavoro, credito, famiglie e finanza pubblica, con una lettura estesa del 2025 e alcune indicazioni per i mesi successivi.
Nel corso dell’anno la regione ha mostrato una crescita modesta, più debole rispetto a quella dell’anno precedente. L’indicatore ITER, utilizzato da Banca d’Italia per misurare il ritmo dell’economia regionale, segnala un aumento limitato del prodotto interno.
A pesare sul quadro, secondo l’analisi, sono stati il deterioramento dello scenario macroeconomico legato al conflitto nel Golfo Persico e le difficoltà negli approvvigionamenti di materie prime. Per il 2026 le indicazioni raccolte tra le imprese descrivono ricavi fermi per industria e servizi, mentre per le costruzioni viene indicato un arretramento dell’attività.
L’industria recupera solo in parte e l’auto resta il nodo più pesante
Nel 2025 la produzione industriale piemontese ha dato qualche segnale di ripresa, senza riuscire a compensare il calo subito nell’anno precedente. Le esportazioni hanno fornito una spinta positiva, anche se la loro crescita è rimasta inferiore rispetto alla domanda internazionale.
Il punto più delicato resta il comparto automotive. L’economia piemontese, per storia industriale e struttura produttiva, risulta più esposta della media italiana all’andamento dell’auto. Questa esposizione riguarda una quota importante della manifattura, ma tocca anche diversi segmenti dei servizi collegati alla filiera.
Dentro un quadro industriale complesso, l’aerospazio si distingue come uno dei comparti più dinamici. In Piemonte questo settore ha un peso più alto sul valore aggiunto regionale rispetto alla media nazionale e mostra una maggiore propensione all’innovazione.
Anche l’attività brevettuale regionale supera quella italiana nel suo complesso, pur restando sotto i livelli delle altre regioni settentrionali. I brevetti risultano concentrati in tecnologie tradizionali, mentre il valore tecnologico, nel confronto europeo, resta contenuto, pur con un posizionamento leggermente migliore rispetto al Nord.
Servizi più lenti, turismo in aumento e costruzioni sostenute dal PNRR
Le costruzioni hanno ricevuto ancora sostegno dagli interventi legati al PNRR, che hanno aiutato la produzione del settore. Nei servizi, invece, il ritmo si è ridotto in modo netto, con una frenata più visibile nel commercio. Alcuni comparti legati alla transizione digitale, in particolare l’ICT, hanno mostrato una tenuta migliore rispetto alla media del terziario.
Il turismo ha registrato un incremento rilevante delle presenze, segnale positivo per il territorio. La spesa dei visitatori, però, pesa ancora poco sul totale dei consumi interni rispetto al dato nazionale. Tra il 2014 e il 2023, in una fase nella quale molte imprese hanno rafforzato la propria dimensione, il terziario fuori dal commercio ha visto una diffusione più ampia di aziende con forte crescita occupazionale.
Gli investimenti delle imprese industriali sono aumentati, pur restando sotto le attese formulate nella primavera del 2025. Il quadro resta molto diverso da azienda ad azienda. In un contesto segnato da redditività più debole e forte incertezza, molte imprese hanno accresciuto le riserve liquide e le attività finanziarie in titoli.
Lavoro più debole e famiglie prudenti nei consumi
Il mercato del lavoro ha perso slancio. Nel 2025 l’occupazione è cresciuta meno e nell’industria il numero dei lavoratori è diminuito. È salito anche il ricorso agli strumenti di integrazione salariale, segnale di difficoltà per una parte del sistema produttivo. L’aumento delle persone in cerca di impiego ha portato il tasso di disoccupazione al livello medio italiano.
Le retribuzioni fissate dai contratti collettivi nazionali sono aumentate in termini nominali in linea con il dato nazionale, ma con meno forza rispetto all’anno precedente. La Banca d’Italia colloca questo dato dentro un periodo più lungo segnato dalla riduzione delle retribuzioni reali medie per dipendente e da una maggiore distanza tra le politiche salariali delle imprese.
Restano evidenti i divari per genere, età e cittadinanza. Donne, giovani e stranieri risultano più presenti in occupazioni a tempo ridotto o meno stabili. Per le donne pesa anche una quota rilevante dei carichi di cura familiare. Sul fronte dell’assistenza agli anziani, destinata ad assumere un peso crescente per l’invecchiamento demografico, le famiglie sostengono direttamente una parte dei costi, anche se l’assistenza pubblica si è ampliata negli anni recenti grazie agli interventi del PNRR.
Credito, casa e finanza pubblica ridisegnano il quadro regionale
Nel 2025 reddito e consumi delle famiglie sono aumentati poco in termini reali. Tra i beni durevoli, la domanda di autovetture si è indebolita e questo si è riflesso anche sul credito destinato agli acquisti. Le compravendite di abitazioni, al contrario, hanno accelerato, insieme a una crescita dei mutui, pur in presenza di un lieve aumento dei tassi.
La capacità di rimborso resta nel complesso elevata, anche se sono aumentati leggermente i ritardi legati al credito al consumo. I depositi familiari sono tornati a crescere, soprattutto sui conti correnti.
Negli ultimi quindici anni il portafoglio finanziario dei piemontesi è cambiato: le obbligazioni bancarie hanno perso peso, i fondi comuni sono saliti e i titoli di Stato hanno beneficiato del rialzo dei tassi e di emissioni dedicate.
Sul versante pubblico, gli investimenti degli enti territoriali hanno rallentato dopo il forte aumento del biennio precedente trainato dal PNRR. A febbraio 2026 i pagamenti collegati al Piano erano poco sopra il 60% dei circa 10 miliardi destinati al Piemonte o a soggetti privati con sede regionale. Tre gare su quattro risultavano aggiudicate, poco sotto la media italiana. In sanità avanzano meglio le Centrali operative territoriali e l’assistenza domiciliare, mentre restano più indietro Case e Ospedali di comunità e telemedicina.
Tra il 2018 e il 2025 le amministrazioni del Piemonte hanno finanziato molti progetti di ricerca e sviluppo, soprattutto dentro la programmazione europea. Il coinvolgimento delle imprese e gli importi medi risultano superiori alla media del Paese e del Nord, segnale di una regione che, pur dentro una fase economica debole, continua a puntare su innovazione, competenze produttive e trasferimento tecnologico.
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Gianluca Rini
Sono laureato in Comunicazione e Multimedia e in Scienze Turistiche, ho conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione. I miei interessi vanno dall'Italia e le realtà delle città del nostro Paese fino alla tecnologia e a tutto ciò che riguarda la cultura.




