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Giorgio Bertone al Museo Nazionale della Montagna

bertone 1Dal 26 novembre al 10 dicembre il Museo Nazionale della Montagna di Torino, a quarant'anni dalla morte di Giorgio Bertone, propone una mostra a lui dedicata, con una selezione di oggetti, abbigliamento e attrezzature alpinistiche appartenenti alla famiglia, oltre a un estratto del documentario Yosemite 74, dove è lo stesso Bertone a raccontare l'avventura vissuta sulle pareti di El Capitan.

Giorgio Bertone nacque il 14 agosto 1942 ad Agnona, frazione di Borgosesia in Valsesia e fin dall’adolescenza fu affascinato dall’imponenza delle punte centrali del Monte Rosa che si protendono, con le loro lunghe ombre, sulla Valsesia.

Dopo averne percorso gli itinerari più impegnativi affinando la sua tecnica di arrampicata, Giorgio il 28 agosto 1960 cadde lungo lo scivolo nevoso del Canalone Sesia, fermandosi dopo un volo di 500 metri, ma restò miracolosamente incolume.

Nel settembre 1961 divenne portatore, nel 1965 fu promosso Guida Alpina e nel 1966 Maestro di Sci e per la sua professione scelse di lavorare nella zona di Courmayeur e il Monte Bianco dove nei suoi tre libretti di Guida Alpina annotò ben 1.500 ascensioni realizzare con clienti o da solo.

La prima salita impegnativa di Bertone fu la quarta ripetizione italiana per lo sperone Walker delle Grandes Jorasses in cordata con Guido Machetto e dal 9 al 18 gennaio 1973, con Renè Desmaison tracciò una direttissima alla Punta Walker in prima assoluta, ma anche come la prima invernale.

La straordinaria impresa fu portata a termine con otto bivacchi in salita e uno in discesa. 
Nel luglio 1973, sempre con Desmaison, Giorgio, sulla parete ovest dell’Aiguille Noire de Peuterey, completò la via dei grandi diedri, allora pochissimo ripetuta per le sue estreme difficoltà e nel settembre dello stesso anno sulla Noire, aprì la via diretta alla punta Welzenbach.

Sulla parete nord delle Grandes Jorasses nell’inverno 1975 Bertone realizzò la prima ripetizione e la prima invernale della via Couzy alla Punta Margherita, poi nel luglio dello stesso anno, sempre sulla Noire e in solitaria, portò a termine la via diretta alla parete ovest in sole sette ore.

Inoltre Giorgio Bertone effettuò altre ascensioni come la parete nord-est del Pizzo Badile, la nord della Cima Grande di Lavaredo, direttissima sulla parete est dell’Aiguille de la Brenva, spigolo est dell’Aiguille Croux, pilone nord-est del Mont Maudit, spigolo sud-est della Punta Gobbi e al di fuori dell’Europa portò a termine la prima salita italiana lungo la via del Nose lungo la parete sud-ovest del Capitan.

L’attività in montagna di Giorgio Bertone non si limitò alle sole arrampicate, infatti si occupò delle tecniche di assicurazione e dei materiali, ideando un nuovo sistema di sicurezza molto più semplice ed efficace di quelli allora usati, oltre che del soccorso alpino con aereo ed elicottero, senza dimenticare la sua attività come istruttore presso i corsi nazionali del Corpo Soccorso Alpino, per la formazione di Guide e Portatori e Istruttori d’Alpinismo.

Giorgio Bertone morì il 6 agosto 1977 in un incidente aereo sotto la cima del Mont Blanc du Tacul, a lui è dedicato il Rifugio Bertone al Mont de la Saxe, voluto dall'amico Renzino Cosson.

Nel contesto degli appuntamenti autunnali di Leggere le Montagne, alle 16.30 di sabato 2 dicembre si terrà l’incontro dedicato a Bertone Dal Monte Bianco a Yosemite, gli anni ruggenti di Giorgio Bertone, dove Roberto Mantovani e Renzino Cosson dialogheranno con Guido Andruetto, autore del saggio biografico Bertone, la montagna come rifugio.

La rassegna è stata organizzata dalla Biblioteca Nazionale CAI e dal Museomontagna con la collaborazione della Città di Torino e del Club Alpino Italiano.

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