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L'emancipazione femminile vista attraverso i Giochi Olimpici a Torino

donne olimpiadi torino 1Un tempo in Europa l’attività fisica e lo sport erano considerati poco femminili e le donne atlete erano viste con sufficienza, quando non con sospetto.

Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale si fece strada la femminilizzazione dello sport, anche a livello olimpico, e fu una tappa fondamentale nel cammino dell’emancipazione della donna.

Proprio la storia della conquista del diritto allo sport e della visibilità per le atlete è il soggetto della mostra L’emancipazione femminile vista attraverso i Giochi Olimpici, realizzata dall’Area 3 Distretto Italia del Panathlon International, che per la festa dell’8 Marzo sarà ospitata al piano nobile di Palazzo Dal Pozzo della Cisterna a Torino.

A lavorare all’itinerario storico in 54 pannelli tra le immagini e le vicende dell’universo sportivo femminile è stata la professoressa Adriana Balzarini, insegnante di educazione fisica specializzata nel sostegno agli allievi portatori di handicap, prima Assessore allo Sport della Città di Verbania, giudice e delegata della Federazione Italiana Sport Invernali, presidente dello Sporting Golf di Verbania e consigliera del Club Panathlon del Mottarone.

Il primo allestimento della mostra itinerante è stato al Foro Italico di Roma e per il valore dei contenuti, l’esposizione è stata ospitata nella sede dell’Unione  Europea a Bruxelles, oltre ad aver ottenuto il patrocinio del Senato, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del CONI e del Comitato Italiano Paraolimpico e varie lettere di encomio di Papa Francesco e del Comitato Olimpico Internazionale.

I 54 pannelli illustrano la storia del ruolo della donna nella società attraverso le Olimpiadi, da quelle esclusivamente maschili di Atene del 1896, in cui la greca Stamàta Revìthi non ebbe il permesso di gareggiare nella maratona come donna, ma aggirò il divieto correndo tra gli uomini.

La mostra racconta anche la storia della tennista Charlotte Cooper, la prima campionessa olimpica nel 1900 a Parigi e spiega i sacrifici, i trionfi e la lotta per affermare il diritto allo sport di centinaia di atlete, dalle pioniere fino alle campionesse del XXI secolo.

C’è anche un pezzo di sport piemontese nella mostra, da Stefania Belmondo a Daniela Ceccarelli a Novella Calligaris, che tra costanza, passione, impegno, spirito di sacrificio e anche capacità di ribellarsi alle convenzioni e al maschilismo strisciante e mai sopito c’è l’hanno fatta praticando semplicemente sport e insegnandolo ai loro figli e mariti.

La mostra spiega anche come nei campi e nelle piste di gara e nei palazzetti dello sport la società è cambiata grazie alle sportive di tutto il mondo.

L’esposizione è visitabile fino a venerdì 10 marzo, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, con ingresso libero.

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