Natale in Piemonte

natale piemonte 1Fino al III secolo dopo Cristo, in Piemonte, il solstizio d’inverno era festeggiato in onore del Sole e di Mitra, dio persiano arrivato in Italia grazie alle legioni romane, come ricorda Giulio Cesare nel De bello gallico.

Le libagioni eccessive e la licenziosità erano il simbolo di questa festa, come dimostrano i ritrovamenti a Pollenzo, Susa, Ivrea, Benevagienna, Asti, anche se in Val d’Aosta, Val Pellice e Valli Occitane si continuarono ad agghindare gli alberi secondo la tradizione pagana.

Numerose sono le usanze natalizie piemontesi dal cristianesimo fino ai nostri giorni, spesso radicate nella cultura contadina locale.

Ad esempio nel Vercellese si traevano auspici di Natale tagliando una mela, mentre nel Torinese si faceva lo stesso versando una chiara d’uovo in un recipiente.

Presso il mercato di Corso Racconigi di Torino, confine doganale della città, per Natale si abbellivano con ghirlande gli agnelli portati dai pastori e si consumava un dolce di ricotta, poi, dopo la messa di mezzanotte, i devoti si ristoravano con vin brulé profumato di spezie.

Sulle colline del Monferrato ogni famiglia andava in chiesa per la messa di mezzanotte lasciando socchiusa la finestra, in modo che se la Sacra Famiglia passava di lì, poteva entrare a riposarsi.

Al ritorno dalla messa, la famiglia disponeva i doni, mentre il bambino più piccolo aggiungeva al presepio la statuina di Gesù Bambino.

Infatti, le statuine del presepio erano aggiunte un po’ per volta, per primi pastori e artigiani, nei giorni successivi Maria e Giuseppe, a Natale il Bambino, il 6 gennaio i Magi.

Anche i 12 giorni fino all’Epifania erano importanti in Piemonte, infatti, rappresentavano i mesi dell’anno in arrivo, anche al fine delle previsioni del tempo.

Per avere migliori auspici in vista dell’anno nuovo nel Biellese si conservava l’olio dei lumi della messa di Natale e a Cuneo l’uomo più vecchio della famiglia a Natale accendeva una candela, per vedere, se la fiamma si piegava, come il raccolto sarebbe stato abbondante.

C’erano anche canti natalizi, come i nouvet, cantati in provincia di Torino e di Cuneo, nonché in Provenza, nella valle del Rodano e nella zona dell’Argentera, oltre alle pastorali o pastorelle simili alle carols inglesi, ai Weihnachtslieder tedeschi e alle colinde romene, senza dimenticare il personaggio di Gelindo, un pastore piemontese, che si muove dal Monferrato per obbedire al decreto di Augusto, per strada incontra Giuseppe con Maria, e vorrebbe invitarli a casa sua, anche se è un po’ lontana.

Gelindo era cosi noto che veniva collocato nel presepio tra i pastori, come dimostrano i presepi viventi a Lanzo, Viù, Coazze, Mezzenile, Monastero e Villar Dora Romano, Strambino, Samone e Candia.

Inoltre, secondo una leggenda notissima in tutta Europa e in Piemonte, si credeva che i bovini e cavalli, per la notte di Natale, potessero parlare tra di loro, grazie a un dono di Gesù Bambino.  

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