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L’Egizio apre durante il restyling diventando un modello internazionale

Ingresso al Museo Egizio di Torino, ©rezanpilotIn genere quando un museo viene riallestito è costretto a periodi, lunghi o brevi a seconda dei lavori necessari, di chiusura. Questo non è sicuramente il caso del Museo Egizio di Torino che, in attesa del completamento dei lavori nel 2015, non chiude. Anzi ha registrato un record di visitatori lo scorso mese di agosto: il 58% in più dell’agosto 2012 e il 35% in più del 2011. Cifre assolutamente importanti che hanno raggiunto l’apice nella giornata di Ferragosto con 3.300 ticket staccati, 64% in più del 2012. Sarà un caso o forse la formula del museo visitabile durante i lavori di riallestimento è una formula vincente? In base ai numeri, il caso dell’Egizio di Torino si configura come un vero e proprio modello da seguire. In fin dei conti si tratta semplicemente di evitare di chiudere un museo per restauri e di aprire le nuove sale e i nuovi ambienti non appena terminati i lavori di quell'area. «Torino investe su una delle sue attrattive culturali più note e più apprezzate, seguendo modalità nuove nel contesto italiano. Il progetto di riallestimento comporta soltanto un ripensamento, provvisorio, del percorso di visita. Il Museo "vecchio” e quello "che sarà” non sono due estremi uniti da un lungo intermezzo di vuoto. La funzionalità futura non comporta un periodo nel quale le collezioni sono escluse dalla vista dei visitatori» scrive il ricercatore Manlio Lilli. Questa soluzione permette, tra l’altro, a fronte dei 50 milioni di euro investiti nel remake del museo, di continuare a far sentire alla cittadinanza di essere vicini e, non da meno, di mostrare l'avanzamento dei lavori in tempo reale. Un progetto che, oltre a ridefinire gli spazi all’interno dell’antico Collegio dei Nobili, mira dunque a ricucire il legame con la città e a rafforzarlo.

Gli imponenti lavori, iniziati secondo il piano con cui nel 2008 lo studio Isola Architetti vinse l’omonimo concorso, termineranno nel 2015 in concomitanza con l’Expo di Milano. Ma ciò ha comportato, solo nel 2012, il trasferimento della Galleria Sabauda alla “manica Nuova” di Palazzo Reale, con la conseguente chiusura dei due piani superiori del Collegio dei Nobili. Ma il museo ha continuato a svolgere regolarmente la sua funzione. Sarcofago esposto al Museo Egizio di Torino, ©rezanpilotUna scelta coraggiosa quella della neopresidente, Evelina Christillin, e del direttore, Eleni Vassilika, insieme agli architetti dello studio Isola e Associati che si sono cimentati in una sorta d’impresa, che sembrava impossibile realizzare in suolo italico. Ovvero conciliare le esigenze del Museo con quelle del cantiere. L’idea, oltre che vincente, si è dimostrata rivoluzionaria. Le prime sale a essere riaperte al pubblico sono state quelle ricavate nel sottoterra, conducendo il visitatore dall’ingresso di via Accademia delle Scienze nel cosiddetto Piano Ipogeo dove sono esposti circa 1.000 oggetti tra i più rappresentativi della collezione. Da questa, nei prossimi anni, sarà creato il nucleo tematico della mostra “Immortali. L’Arte e i Saperi degli antichi Egizi”Così anziché finire nei depositi, questi meravigliosi capolavori sono stati spostati, momentaneamente, per consentire i lavori di restyling degli spazi nei quali erano esposti. In questo modo nulla è preclusoai visitatori. Al completamento dei lavori la sala ipogea diventerà lo spazio dell’accoglienza, con biglietteria, bookshop, guardaroba, sale didattiche. Il nuovo percorso museale ricorderà, nel funzionamento, la Piramide di Pei nella corte centrale del Louvre. Da lì si salirà al secondo piano, per poi ridiscendere al piano terra.

L’esperimento torinese è un significativo tentativo di rinnovamento di uno spazio museale, ma anche di ricominciare una nuova stagione per la museografia italiana che negli anni Cinquanta fu l’indiscussa protagonista nel settore con le opere di Scarpa, Albini e Caccia Dominioni. Successivamente vi fu un blocco totale, mentre in Europa e altrove, i grandi Musei cambiavano faccia. Torino investe quindi su una delle sue attrattive culturali più note e più apprezzate, seguendo le modalità nuove nel contesto italiano. Forse non sarà “la capitale italiana della cultura”, come ha affermato trionfalmente il sindaco Fassino intervenendo all’inaugurazione del nuovo Ipogeo, ma di certo è la città nella quale si decide di percorrere strade nuove che si aprono alle sperimentazioni.

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