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Terme, al via il primo contratto di sviluppo di filiera. Interessanti novità per le terme piemontesi

terme piemonte 1Sono state depositate il 7 agosto 2019, sulla piattaforma telematica del Mise, le domande per il primo contratto di sviluppo, promosso da Federterme/Confindustria (con la consulenza della società torinese Chintana Srl), che interessa un primo nucleo di aziende termali del Centro-Nord suddivise tra Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte e Veneto.

Si tratta di quasi 60 milioni d’investimenti nei prossimi tre anni, che riguardano interventi cantierabili nell’immediato e che interessano alcune delle principali realtà termali del Paese.

“Particolarmente soddisfatto - si è detto Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme - anche perché - ha sottolineato - è la prima volta che questo strumento, relativamente recente, è utilizzato a livello di filiera e non in attuazione di un’idea progettuale facente capo a una singola azienda, per quanto grande. L’idea di fondo -è quella di favorire il rilancio dell’industria termale attraverso un insieme d’iniziative, di cui una, per di più replicabile, è senz’altro il contratto di sviluppo, tutte destinate al recupero e alla riqualificazione delle numerose strutture termali di cui il nostro Paese è ricco, con un’attenzione particolare a quelle dismesse o sottoutilizzate, la cui ripartenza deve rappresentare una priorità assoluta. Confidiamo, quindi, che le Regioni interessate siano pronte ad affiancare l’iniziativa così come previsto dalla legge".

Particolarmente variegato il panorama degli interventi, che spaziano dalla creazione di nuove unità produttive all’ampliamento della capacità di un'unità produttiva esistente, alle ristrutturazioni e riqualificazioni anche attraverso l'introduzione di nuovi processi produttivi o l'apporto di miglioramenti al processo produttivo esistente.

“In termini più generali - ha concluso il presidente di Federterme - dobbiamo progressivamente porre l’industria termale italiana in condizione di aumentare il livello di efficienza, di flessibilità e di contenimento dei costi, per consentirle di competere ad armi pari con la concorrenza straniera e anzi di proporre in misura massiccia l’offerta termale nazionale sui mercati esteri. Per questo stiamo già pensando di lavorare a breve a un nuovo contratto”.

Un accordo che potrebbe dire tanto per dei territori che avrebbero bisogno di un rilancio. Specialmente ora che il mondo del benessere, delle terme e della spa, ha trovato nuovo vigore in molte altre zone.

A benificiarne saranno le terme piemontesi, come le note Terme di Lurisia, Garessio, Vicoforte e Valdieri (situate a 1.370 metri, il più alto stabilimento termale d'Italia).

Le storiche Terme di Crodo e Bognanco in alta Val d'Ossola, con le Fonte Valle d'Oro, Lisiel e Fonte Monte Cistella, offrono acque oligominerali utilizzate nelle cure idropiniche per trattare disturbi della digestione, e per stimolare l'attività biliare. Crodo con le sue acque particolari è famosa anche per il Crodino, celebre bibita creata proprio con le acque locali e dagli ingredienti ancora oggi segreti.

Situate nella zona di salvaguardia dell'Alpe Devero e a pochi chilometri dalle cascate del Toce. Offre un territorio spesso ancora selvaggio e paesaggi unici. Un territorio cui serve un rilancio dopo anni di oblio e disaffezzione, nonostante le molte eccellenze che può offrire non ultime la cucina locale e le nuovissime Terme di Premia, dove si nuota tutto l'anno a 32°/36° anche con la neve, sotto una cascata che sgorga dalla montagna.

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