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Il pranzo di Natale al Museo Accorsi Ometto di Torino

tavola natale 1Per le feste natalizie la sala da pranzo del Museo Accorsi Ometto di Torino dall’ 8 dicembre al 7 gennaio 2017, proporrà una magnifica sala preparata per il pranzo di Natale.

La tavola è preparata alla russa per sei ospiti, con uno splendido servizio composto da piatti, zuppiere, compostiere e poggiaposate in terraglia piemontese della Manifattura Dortu nel 1825.

Sulla tavola di servizio è esposto un raro servizio per antipasti della stessa manifattura ed epoca, dalla particolare forma di un fiore, mentre sui piatti sono raffigurate le principali residenze sabaude, dalla reggia di Venaria, al castello di Moncalieri, passando per quello di Rivoli e Racconigi.

Non meno preziose sono infine le posate mauriziane, con lo stemma inciso della famiglia piemontese Gondolo della Riva, ma anche le altre non sono da meno, quelle per le portate sono in argento, quelle per i dolci sono in vermeil, per dare un tocco di allegria alla tavola così imbandita.

Ma cosa si mangiava nell’Ottocento, a Natale? Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, cuoco di rango reale, fine cultore d’arte culinaria e scrittore in lingua e vernacolare, raccontò tutto questo nelle sue molteplici pubblicazioni di fine anni trenta e inizi anni cinquanta dell’Ottocento.

Ad esempio per la cena della vigilia di Natale consigliava Broccoli soffritti, Vermicelli “aglio e uoglie” (in dialetto), Fritto d’anguille e calamari, Aragoste bollite, Pasticcio di pesce, Arrosto di capitone, Caponata, Struffoli, Vino rosso di Calabria.

Anche le ricette erano molto particolari, ad esempio, per quattro commensali si dovevano scaldare ventiquattro cime di broccoli, in una padella, quattro misurini di olio, quattro spicchi d’aglio, otto alici salate pulite soffriggere, poi versare i broccoli nella padella, condire con sale e pepe e fare stufare il tutto “asciutt’asciutt’e”.

In un altro primo si dovevano condire i vermicelli bolliti con tre misurini d’olio, qualche spicchio d’aglio, sale, pepe e mezzo quarto di alici salate.

Per il pasticcio di pesce si dovevano scaldare due rotoli di merluzzo e cefali puliti, tritare un po’ di scarola e soffriggere nell’olio, aggiungere un po’ di olive senza ossa, capperi e un po’ di alici salate, sale, pepe e un pugno di pinoli, lavorare una pasta frolla da stendere in una tortiera, mettere una metà della scarola senza brodo, poi in mezzo, mettere il pesce (“perché chisso se mette sempe mmiezo”), sopra l’altra metà della scarola e, coprire il tutto con la parte restante della pasta frolla in un’adeguata cottura.

Per il pranzo del giorno di Natale c’erano Minestra di cicorie, Bollito misto, Capone in padella. Pasticcio d’interiora di pollo, Carne di maiale selvatico o di cinghiale, Arrosto di maiale nero, Insalata di cavolfiori e alla fine del pranzo “’na quantità de piattine de frutte, de sciosciole, de piattine de cose doce, acquavita, e no poco de cafè, pecché sempe è buono”.

L’allestimento sarà accessibile a tutti i visitatori del percorso di visita museale. 

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