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Anselmo Sacerdote al Borgo Medievale di Torino

borgo medievale torinoNato a Torino nel 1868Anselmo Sacerdote fu per ventitre anni segretario-conservatore al Museo Civico di Torino. Il borgo intende ricordare la sua poliedrica figura di pittore, incisore e fotografo attraverso una mostra che documenta l’attività dell’artista. Il percorso museale è stato realizzato grazie alla generosa collaborazione degli eredi. Si tratta di diciassette opere tra dipinti, fotografie, incisioni e oggetti che rievocano il clima e le atmosfere degli anni che videro la nascita, a Torino, del Museo Civico (1863) e del Borgo Medievale (1884).

Chi era Anselmo Sacerdote?

Informazioni utili

Il Borgo Medievale si trova in viale Virgilio, 107 a Torino nei pressi del Parco Valentino. Per avere ulteriori informazioni sulla mostra è possibile chiamare il numero 0114431701.
La mostra sarà aperta fino il 29 Settembre 2013 dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 18.
L’ingresso è gratuito.

Dapprima assistente di Vittorio Avondo, diventò direttore del Museo Civico fino al 1910. Sacerdote, tuttavia, era in primo luogo un artista ed erudito conoscitore dell’arte medievale. La maggior parte del suo tempo era dedicato agli interessi che ruotavano intorno alle associazioni artistiche torinesi, in particolare partecipò con dinamismo alle attività della Società Promotrice delle Belle Arti, dove espose in modo continuativo dal 1900 e del Circolo degli Artisti, dove fu ammesso come socio nel 1903.

Qual’era il suo stile?

OPERA DI ANSELMO SACERDOTEAnselmo Sacerdote amava rappresentare nei suoi dipinti il paesaggio torinese, oramai trasformato dalla seconda metà dell’Ottocento. Il suo stile s’inserisce, quindi, nel filone della Scuola di Rivara, dove svilupparono una particolare attenzione per questo tema anche Vittorio Avondo e Lorenzo Delleani. I soggetti rappresentati erano le campagne e le vallate torinesi en plein air, con l’intento di raccogliere sulla tela le variazioni della luce e dell’atmosfera che circondava la bellezza naturale del territorio. Inseguendo la sua ispirazione e maturando una certa predilezione per la fotografia, Sacerdote osservò, con il suo occhio d’artista, anche la Valtournenche, le valli di Gressoney e di Cogne, e quelle più vicine di Lanzo e del Sangone in compagnia di Vittorio Cavalleri, Giovanni Colmo e Carlo Pollonera, dove realizzò studi ad acquarello, bozzetti ad olio e fotografie. La fotografia, tuttavia, era per Sacerdote un ausilio della sua pratica artistica: una memoria visiva da rielaborare poi attraverso la pittura e l’incisione. Sottopose a prova anche la fotografia stereoscopica, il primo metodo di riproduzione delle immagini in tre dimensioni, ottenute con una fotocamera a due obiettivi che riprendevano due distinte immagini dello stesso soggetto alla distanza degli occhi umani, per verificare le sua capacità artistiche. Ragione per cui, durante il percorso espositivo, si potrà ammirare il visore binoculare del tipo Brewster posseduto dall'artista. Infine, ma non meno importante, il suo sguardo si posò anche sui dintorni di Torino che raffigurò con le cascine della piana del Po, i carri trainati dai buoi, i lavori sulle aie: immagini di una campagna che sarebbe, di lì a poco, scomparsa con l’espandersi dell’industrializzazione. 

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