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peperone di carmagnola

Cucina piemontese

TorinoFree dedica uno spazio alle prelibatezze piemontesi attraverso la rubrica CucinaFree, perchè "non c'è amore più sincero di quello per il cibo". Ricette culinarie, vini e piatti tipici piemontesi alla scoperta di una Torino tutta appetitosa.

La storia della cucina piemontese

La cucina piemontese ha subìto nel corso degli ultimi secoli l'influenza francese ma la sua vera origine gastronomica va cercata nell'umile civiltà contadina, sottomessa storicamente ai principi e ai duchi che hanno dominato il territorio, contendendosi appezzamenti fino all'arrivo dei Savoia.

vino rosso piemontese

Le fattorie, tipiche del paesaggio piemontese fino a poco più di cento anni fa, si autosostentavano allevando animali e coltivando la terra. La cucina Piemontese è una cucina di ispirazione popolare, una cucina povera legata al territorio ed ai prodotti dell'agricoltura perché il Piemonte, chiuso tra Alpi ed Appennini, non è mai stato, nei tempi passati, al centro di grandi commerci internazionali. Una cucina semplice dunque ma non per questo priva di eleganza e raffinatezza. La varietà degli scenari geografici regionali (risaie, laghi, colline, monti) fornisce ai cuochi locali una grande scelta di alimenti base: da essi, attraverso metodi di preparazione anche complessi, si ottengono piatti dal gusto delicato e coinvolgente.

Il ministero delle Politiche agricole e alimentari, in collaborazione con la regione Piemonte, ha riconosciuto più di 371 "prodotti piemontesi tradizionali". La regione è seconda per numero solo alla Toscana.

Lavabicchieri professionali, come scegliere la migliore per il proprio hotel

lavabicchieri professionaleGastrodomus è un e-commerce dedicato alle attrezzature professionali per la ristorazione, un sito Internet in cui è possibile trovare qualsiasi articolo necessario per allestire esercizi commerciali quali ristoranti, bar e locali di altro tipo. La gamma di prodotti presente in questo sito è davvero vastissima, a cominciare dalle attrezzature tecniche, come possono essere ad esempio frigoriferi, forni, cucine, cappe di aspirazione, lavabicchieri, impastatrici, senza trascurare elementi d'arredo propriamente intesi, quindi banchi, tavoli e sedie, armadi per torte, vetrine per sushi e tanto altro ancora. Facendo riferimento a Gastrodomus, dunque, è possibile arredare non solo la cucina e il retro del bancone, ma anche tutti gli spazi in cui vengono serviti i clienti.

Le lavabicchieri, fondamentali in qualsiasi locale

Le lavabicchieri professionali, come detto, rientrano tra le numerose proposte di Gastrodomus, e questi elementi sono davvero importantissimi in qualsiasi locale, dal bar al ristorante. In esercizi di questo tipo, infatti, si utilizzano una grande quantità di bicchieri, di conseguenza è importante lavarli in un modo tanto efficace quanto rapido. La lavabicchieri è un prodotto tecnologico che risponde proprio a questa esigenza, e i modelli di ultima generazione hanno raggiunto un livello di efficienza e di praticità di utilizzo di primo livello.

Le lavabicchieri si possono distinguere in due grandi categorie, ovvero le lavabicchieri meccaniche e le lavabicchieri elettroniche. Le lavabicchieri meccaniche sono molto apprezzate per la loro grande semplicità di utilizzo, oltre che per la loro grande robustezza, le lavabicchieri elettroniche offrono una quantità di funzioni sicuramente molto più elevata, ed essendo innovative possono rendere ancor più agevoli ed efficienti i processi dell'attività ristorativa. Tutte le lavabicchieri, a prescindere dal fatto che siano meccaniche o elettroniche, consentono di lavare articoli di svariate tipologie, dunque non solo bicchieri, ma anche calici, boccali, tazzine, solo per fare alcuni esempi. Il tipo di articoli da pulire, d'altronde, varia in base al tipo di attività: in un bar la pulizia delle tazzine da caffè deve essere continua, mentre in un classico lounge bar è più consueto che venga effettuata la pulizia dei classici bicchieri da aperitivo. Le lavabicchieri possono essere scelte in diverse dimensioni, ovviamente, inoltre sono disponibili sia con cesto tondo che con cesto quadrato.

Non esiste una variante in assoluto migliore rispetto all'altra: le lavabicchieri con cesto tondo sono in genere consigliate laddove si abbia un lavandino tondo, quelle con cesto quadrato sono invece ideali per chi desidera lavare la maggiore quantità di bicchieri possibile senza che lo strumento risulti ingombrante. L'e-commerce Gastrodomus, dunque, è quanto di meglio possa richiedere una persona che ha la necessità di allestire o di ristrutturare un locale, che si tratti di un bar, una gelateria, un ristorante o qualsiasi altra attività analoga: la varietà di proposte è massima, e tutti gli articoli presenti all'interno di questo sito Internet sono accomunati da una pregevole qualità. Anche per il suo servizio, inoltre, Gastrodomus è un e-commerce più che affidabile, di conseguenza chi volesse acquistare una lavabicchieri professionale o qualsiasi altro articolo tecnico riguardante il mondo della ristorazione non ha che visitare il sito web ufficiale gastrodomus.it.  

Bignole dolce tesoro di Torino

bignole torino 1Dopo una lunga passeggiata nel centro di Torino o una visita al Museo Egizio o alla Mole Antonelliana, una buona merenda sabauda è legata alle colorate e gustose bignole, dolce storico del capoluogo piemontese.

La loro storia iniziò nel Cinquecento, quando fra Pasquale de Baylon, di origine spagnola, dopo aver viaggiato per l'Europa, arrivò a Torino presso la parrocchia di San Tommaso.

Il frate era un bravo cuoco e spesso suggeriva alle dame e popolane di Torino che si lamentavano della scarsa vivacità del consorte, un rimedio buono ed energetico, come appunto le bignole.

Un tempo i pasticceri non glassavano le bignole, ma le spennellavano con acqua zuccherata oppure le spolverano di zucchero prima di passarle in forno perché assumessero un aspetto lucente.

Le bignole si diffusero a corte durante il regno sabaudo e in poco tempo questi piccoli gusci di pasta dolce lievitata e rigonfia, dalla forma tondeggiante e con un ripieno di crema pasticcera divennero un grande classico delle merende torinesi, dei pranzi della domenica, delle feste e delle ricorrenze.

A Torino le bignole sono molto più ridotte rispetto al resto del Piemonte, dato che in epoca sabauda si era diffusa una dimensione per i pasticcini molto più piccola per una questione legata alla linea dei nobili di corte, che condusse al termine di mignon per indicare i pasticcini alla crema.

Con gli anni, a Torino, le bignole hanno mantenuto la stessa forma e dimensione, e anche la stessa bontà.

Gli ingredienti per la preparazione dei gusci delle bignole sono acqua, burro, farina, uova e sale, che dopo la cottura vengono riempiti di varie creme con la dosatrice a siringa o la borsa da pasticcere munita di cornetto molto fine; si glassano con zucchero fondente e/o con cioccolato.

Per la preparazione della crema base delle bignole sono usati zucchero, tuorli d'uovo, latte, amido di riso e/o farina, vaniglia o altri aromi, mentre alla crema base si possono aggiungere cioccolato, caffè, nocciole, pistacchi.

I gusti delle bignole, che sono riconoscibili per il colore della glassa che li ricopre, sono tanti, come il verde per pistacchio, il beige per la nocciola, il rosa per lo zabaione e il marrone per il cioccolato, ma altri ce ne sono tutti da gustare. 

Brioches all'acqua

brioches acqua 1250 gr di farina 00 -  125 ml di acqua a temperatura ambiente -  7 gr lievito di birra secco -  80 gr di zucchero semolato - un pizzico di sale -  30 di burro – un tuorlo -  1/2 baccello di vaniglia -  Q. b estratto di vaniglia naturale – Q. b latte – Q. b zucchero a velo.

Mettete in una ciotola la farina con il lievito di birra, l'acqua, lo zucchero, la vaniglia, poi impastate il tutto per circa 10 minuti.

Fate sciogliere il burro a parte e una volta freddo incorporatelo all'impasto poco alla volta. Terminare aggiungendo il sale e finite di impastare per altri 10 minuti o fino a quando non si otterrà un impasto liscio, omogeneo ed elastico.

Lasciate lievitare l'impasto a temperatura ambiente, coprendo con pellicola, fino al raddoppio, per circa 1h e 30 minuti.

Raggiunto il risultato rompete la lievitazione impastando leggermente con le mani e riponete il tutto, sempre ben coperto con la pellicola in frigorifero per 3 ore circa. 

Trascorso questo tempo, dividete l'impasto in 8 parti di circa 60 gr ciascuna  e formate delle palline. Disponete le palline, distanziandole, sulla teglia ricoperta da carta forno a lievitare possibilmente in un ambiente tiepido.

Una volta che saranno raddoppiate di volume lucidatele con un composto ottenuto mescolando tuorlo d'uovo sbattuto e latte.

Infornate il tutto a 180° per circa 15 minuti, poi sfornate, lasciate intiepidire e spolveravate le brioches con un pizzico di zucchero a velo.

Gianduiotto un simbolo di Torino

gianduiotto 1La storia del Gianduiotto, il dolce cioccolatino di Torino, iniziò il 21 novembre 1806, quando Napoleone Bonaparte a Berlino proclamò il Blocco Continentale, che vietava il commercio tra i Paesi soggetti al governo francese e le navi britanniche.

Tra i prodotti maggiormente esportati dagli inglesi c’era il cacao che, per i provvedimenti presi da Napoleone, ebbe un considerevole ridimensionamento.

E Torino, dove si era creata una vera tradizione di cioccolatai, che producevano 350 chilogrammi di cioccolato al giorno dalla fine del Settecento, si chiese cosa si poteva fare per evitare una catastrofe.

A Paul Caffarel, imprenditore di origine valdese e proprietario di una fabbrica nel quartiere di San Donato a Torino, venne l’idea di una macchina che gli permise di produrre il primo cioccolatino, che era del cioccolato solido ottenuto da miscela di cacao, acqua, zucchero e vaniglia.

Nel 1852 il figlio di Caffarel, Isidore, unì la fabbrica a quella di un altro importante industriale del settore dolciario, Michele Prochet, e decise di sfruttare una collaborazione con la vicina Alba, usando il prodotto più famoso della zona, la nocciola Tonda Gentile delle Langhe.

Prochet ebbe l’idea geniale di sostituire nell’impasto i pezzetti di nocciola, che era tostata e macinata, rendendola così più simile a una crema, alla quale venivano poi aggiunti il cacao e lo zucchero.

Nel 1865 Prochet diede alla sua creatura una forma detta givò, che in dialetto piemontese significa mozzicone di sigaro, e ricordava una piccola barca rovesciata.

Ci doveva essere però un modo per farla conoscere e allora ecco l’idea del carnevale di Torino molto noto in tutta Italia, dove le maschere tipiche della tradizione erano solite lanciare leccornie e dolciumi alla folla.

Caffarel usò cosi la maschera Gianduja, tipica della tradizione piemontese, che incarna lo stereotipo del galantuomo locale, allegro e godereccio, che partecipa attivamente alla vita cittadina, non senza risparmiare opere di carità, per distribuire i suoi Givò 1865 alla gente.

Dal Carnevale 1869 il Caffarel 1865 divenne cosi famoso da cambiare il nome in Gianduiotto, mentre ebbe la novità di distribuire i cioccolatini non nelle solite scatole, ma singolarmente e, avvolti in una carta dorata sulla quale era raffigurata la celebre maschera.

Adesso il Gianduiotto è prodotto in tutto il mondo dalle principali industrie del cioccolato, come Pernigotti, Novi, Fiorio e Peyrano, e la Caffarel ne sforna 40 milioni l’anno, oltre ad essere noto come eccellenza italiana nell’ambito culinario.

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