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Biodiversity Risk, da Torino il nuovo indicatore che misura i danni delle filiere alimentari

Da Isan Hydi

Luglio 30, 2026

Biodiversity Risk, da Torino il nuovo indicatore che misura i danni delle filiere alimentari
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Una tazzina di caffè, una tavoletta di cioccolato o un alimento contenente soia e olio di palma possono nascondere un costo ambientale difficile da vedere. Le conseguenze delle nostre scelte di consumo, infatti, possono manifestarsi a migliaia di chilometri di distanza, contribuendo alla trasformazione delle foreste tropicali e alla scomparsa di habitat essenziali per numerose specie.

A misurare questo legame tra alimentazione, commercio internazionale e natura è uno studio condotto dall’Università di Torino e dall’Università Statale di Milano, pubblicato sulla rivista scientifica Ecological Economics. La ricerca introduce un nuovo indicatore, chiamato Biodiversity Risk, pensato per valutare in modo più preciso il rischio di perdita della biodiversità provocato dalle filiere agricole.

Perché misurare la deforestazione non basta

Fino a oggi, uno dei parametri più utilizzati per stimare l’impatto ambientale delle produzioni alimentari è stato il numero di ettari di foresta convertiti in terreni agricoli. Questa misurazione, però, considera soprattutto la superficie perduta e non sempre riesce a descrivere l’effettiva gravità del danno.

Non tutte le foreste, infatti, hanno lo stesso valore ecologico. Due aree della medesima estensione possono ospitare quantità molto diverse di specie, alcune delle quali vulnerabili o presenti esclusivamente in un determinato territorio.

Il nuovo indicatore Biodiversity Risk combina quindi la superficie forestale trasformata con altri elementi: la ricchezza ecologica dell’area, la presenza di specie minacciate e il loro grado di endemismo. In questo modo diventa possibile distinguere la perdita di una zona relativamente comune dalla distruzione di un habitat unico e difficilmente sostituibile.

L’obiettivo è offrire una rappresentazione più completa delle conseguenze prodotte dall’agricoltura e dagli scambi commerciali sugli ecosistemi del pianeta.

Analizzati 157 prodotti agricoli

Per realizzare lo studio, i ricercatori hanno incrociato i dati satellitari relativi alla perdita delle foreste con le informazioni sui flussi commerciali di 157 prodotti agricoli.

L’analisi ha considerato la produzione di 166 Paesi e i consumi di 195 nazioni, prendendo in esame il periodo compreso tra il 2005 e il 2022. Questa grande quantità di dati ha permesso di collegare la trasformazione delle aree forestali non soltanto ai territori produttori, ma anche ai mercati nei quali vengono consumati i beni agricoli.

Il quadro ottenuto cambia in maniera significativa quando, oltre al numero di ettari distrutti, viene considerata anche la qualità naturale delle foreste coinvolte.

Brasile e Indonesia guidano due classifiche diverse

Il Brasile rimane il Paese con la maggiore superficie forestale convertita, soprattutto in seguito all’espansione delle attività agricole. Quando viene applicato il Biodiversity Risk, tuttavia, è l’Indonesia a raggiungere il livello di rischio più elevato.

La differenza dipende dalla straordinaria ricchezza biologica delle foreste tropicali indonesiane, caratterizzate dalla presenza di numerose specie e da ecosistemi particolarmente fragili. La perdita di una superficie più piccola può quindi provocare conseguenze ecologiche maggiori rispetto alla trasformazione di un’area più estesa ma meno ricca di biodiversità.

Questo risultato dimostra perché la sola misurazione della deforestazione non sia sufficiente per stabilire quali filiere e territori richiedano gli interventi più urgenti.

Olio di palma, soia e gomma tra le produzioni più critiche

La ricerca mette in evidenza anche il diverso impatto delle materie prime agricole. Olio di palma, soia e gomma naturale figurano tra le produzioni maggiormente associate alla trasformazione di foreste ad alto valore ecologico.

Si tratta di colture fortemente legate alle grandi catene del commercio internazionale. I loro effetti ambientali possono quindi essere determinati anche dalla domanda proveniente da Paesi molto lontani dalle aree nelle quali avviene la produzione.

Carne, riso e manioca presentano invece dinamiche differenti, perché risultano più strettamente collegati ai mercati interni dei Paesi produttori.

Lo studio rende così più visibile la responsabilità condivisa lungo l’intera filiera: dalla produzione agricola alle importazioni, fino alle decisioni compiute da imprese e consumatori.

Cosa possono fare i cittadini

Le scelte quotidiane possono produrre conseguenze lontane ma comunque rilevanti. Rendere questo rapporto misurabile può aiutare le persone a comprendere meglio l’impatto degli acquisti sugli ecosistemi. Si potrebbero scegliere prodotti provenienti da filiere certificate e cercare di limitare gli sprechi.

Proteggere le foreste tropicali non significa soltanto salvaguardare animali e piante. Vuol dire anche contribuire alla stabilità del clima, alla sicurezza alimentare e alla qualità della vita delle comunità umane.

La normativa europea e il valore delle foreste

La ricerca assume particolare rilevanza anche in vista dell’applicazione dell’European Union Deforestation Regulation, conosciuto come EUDR. Il regolamento europeo impone alle imprese di dimostrare che prodotti come cacao, caffè, soia, olio di palma, gomma naturale, legno e bovini non provengano da aree recentemente deforestate.

Per gli studiosi, tuttavia, la tracciabilità e il contrasto alla deforestazione rappresentano soltanto una parte della soluzione. Occorre valutare anche il valore ecologico degli habitat coinvolti.

Il Biodiversity Risk potrebbe quindi aiutare istituzioni e aziende a orientare politiche pubbliche, certificazioni, importazioni e investimenti verso filiere realmente più sostenibili. La sfida è costruire una catena alimentare capace di spiegare non solo da dove proviene un prodotto, ma anche quale prezzo abbia pagato la natura per renderlo disponibile.

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Isan Hydi

Direttore responsabile di Torinofree.it, esperto in Comunicazione, Ufficio stampa, Digital Pr e link building, scrive notizie di attualità e curiosità dal mondo.

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