Fruttero & Lucentini Alieni e commissari sotto la Mole

fruttero lucentini 1Due amici, uno torinese e l’altro romano, che nell’Italia del secondo Novecento diedero una svolta decisiva al giallo e alla fantascienza, sempre con ironia e affetto.

Carlo Fruttero, nato a Torino il 19 settembre 1926, iniziò a interessarsi al mondo della letteratura negli anni universitari, quando conobbe Italo Calvino.

Alla fine della seconda guerra mondiale, Carlo si recò in Francia, dove cominciò la sua attività di traduttore per l’Einaudi, ma nel 1952 conobbe Franco Lucentini, formando con lui un sodalizio destinato a essere uno dei più noti e amati della letteratura italiana.

Franco Lucentini era nato a Roma il 24 dicembre 1920 e si era laureato in filosofia nel 1943.

Il suo debutto come scrittore avvenne nel 1951 nella collana di Elio Vittorini I gettoni di Einaudi con I compagni sconosciuti, seguito nel 1964 da Notizie degli scavi.

Lucentini conobbe Carlo Fruttero in un bistrot a Parigi, grazie ad amici comuni, poi s’incontrarono di nuovo cinque anni dopo a Torino presso l'editore Giulio Einaudi e iniziarono una collaborazione che, oltre ai libri e agli articoli, vide collaborazioni giornalistiche e traduzioni di romanzi gialli, che erano molto amati dal pubblico.

Ma Fruttero si occupò anche di fantascienza, dirigendo, prima da solo e poi con Lucentini, dal 1961 al 1986 la collana Urania della Mondadori, con la nota rubrica Il marziano in cattedra.

Il debutto della coppia avvenne con la raccolta di poesie L'idraulico non verrà, del 1971, ma il vero successo fu l'anno dopo, con il giallo La donna della domenica, da cui venne nel 1976 tratto un film diretto da Luigi Comencini, con Marcello Mastroianni nel ruolo del commissario siciliano Santamaria.

fruttero lucentini 2Tra gli altri libri della coppia si possono ricordare A che punto è la notte (1979) seguito di La donna della domenica, Il Palio delle contrade morte (1983) ambientato durante il Palio di Siena, L'amante senza fissa dimora (1986), La verità sul caso D (1989), Enigma in luogo di mare (1991), La morte di Cicerone (1995), la commedia La cosa in sé (1982)La prevalenza del cretino (1985).

La coppia tradusse insieme il romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Stevenson e Viaggio al centro della Terra di Jules Verne, mentre Lucentini lavorò a I mandarini di Simone de Beauvoir, alcune opere di Alain Robbe-Grillet, i Racconti di Odessa di Isaak Babe'l, Finzioni Manuale di zoologia fantastica di Jorge Luis Borges, Miti e pregiudizi del nostro tempo di Barrows Dunham, Rinascimento americano di Francis Otto Matthiessen e Jupiter, Mars, Quirinus di Georges Dumézil.

Malato da tempo, Lucentini il 5 agosto 2002 si tolse la vita gettandosi dalla tromba delle scale del proprio appartamento a Torino, come aveva fatto anni prima un altro scrittore torinese, Primo Levi.

Nel 2007 fu assegnato a Fruttero il Premio Chiara alla carriera, cui seguì nel 2010 il Campiello alla carriera.

Carlo Fruttero morì il 15 gennaio 2012 nella sua villa nella pineta di Roccamare a Castiglione della Pescaia, e sepolto nel cimitero del paese maremmano accanto all'amico di sempre Italo Calvino.

La collana viola di Einaudi

collana viola einaudi 2Al suo apparire, nel 1948, in un mondo che stava uscendo faticosamente dal dramma della seconda guerra mondiale, la collana di studi religiosi, etnologici e psicologici dell’Einaudi, detta da tutti Collana Viola, fu come un terremoto per la cultura italiana di quegli anni.

Autori come Karl Kerényi, con Figlie del sole, Miti e MisteriProlegomeni allo studio scientifico della mitologia, scritto in coppia con Jung, Vladimir Jakovlevic Propp con il suo testo fondamentale Le radici storiche dei racconti di fate, Bronislaw Malinowski con Sesso e repressione sessuale tra i selvaggi, James George Frazer e l’importantissimo Il ramo d’oro: studio della magia e della religione, Mircea Eliade con Tecniche dello yoga e Trattato di storia delle religioni, per non dimenticare l’italiano Giuseppe Cocchiara con Il paese di Cuccagna e altri studi di folklore Storia del folklore in Europa, hanno segnato in maniera indissolubile la storia degli studi antropologici italiani degli anni Cinquanta, aprendola anche alle influenze di grandi personalità europee e statunitensi.

Ma com’era nata la collana viola e chi ne erano stati gli ideatori?

Nel 1945, in una Roma appena liberata dagli alleati, Cesare Pavese, scrittore e collaboratore assiduo di Giulio Einaudi nell’omonima casa editrice, inizia un lungo scambio di lettere con Ernesto De Martino, napoletano, che si era formato alla scuola filosofica e politica di Adolfo Omodeo, suo insegnante presso l’Università di Napoli.

Dopo aver conseguito la laurea in Lettere nel 1932 con una tesi sulla storia delle religioni, il giovane studioso pubblicò nel 1941 il suo primo saggio Naturalismo e storicismo nell’etnologia, certamente ispirato alle tesi di Benedetto Croce, che aveva detto in più di un’occasione che solo la filosofia storicista avrebbe liberato gli studiosi italiani dal loro naturalismo.

collana viola einaudi 3Mentre le tesi del libro destavano grande scalpore negli ambienti intellettuali di Napoli, De Martino si avvicinò al partito comunista e nel frattempo cominciò a lavorare a Il mondo magico: prolegomeni a una storia del magismo, che sarebbe diventato uno dei testi più importanti nella storia dell’antropologia italiana.

E fu proprio mentre Il mondo magico si stava avvicinando alla sua conclusione che, nel 1945, De Martino ricevette la prima lettera di Pavese sull’idea di una collana dedicata all’antropologia e allo studio della psicologia e della religione per l’Einaudi.

Anche se provenivano da mondi molto diversi tra di loro, Pavese e De Martino cominciarono subito a lavorare a un primo catalogo di testi da pubblicare nella collana, come dimostra il carteggio tra i due studiosi.

Inoltre a De Martino e Pavese si unì un giovanissimo Giuseppe Cocchiara, che stava lavorando ai suoi fondamentali saggi sulle tradizioni popolari europee.

Finalmente, nel 1948, venne pubblicato, come primo titolo della collana, proprio quel Mondo Magico che aveva tanto impegnato nel corso della guerra De Martino.

Inizialmente non solo la collana ebbe un ottimo riscontro come vendite, ma anche i rapporti tra Pavese e De Martino furono molto buoni, anche se a volte le scelte del secondo, sempre tese verso l’antropologia e la religione, erano molto criticate dal primo, più interessato ai testi di psicologia moderna.

Ma la frattura si allargò sempre di più, fino a diventare insanabile dopo la svolta di Pavese verso il mito, iniziata nel 1947 con i Dialoghi per Leucò e continuata con La luna e i falò, che ebbe dei riflessi anche nella sua attività editoriale.

De Martino si sentì tradito da quello che ormai considerava un amico e un prezioso collaboratore e da quel momento i suoi rapporti con Pavese furono sempre più freddi e formali.

Il 31 agosto  1950, dopo pochi giorni dal suicidio di Pavese, De Martino scrisse una lettera a Giulio Einaudi chiedendogli del destino della collana, dimostrando tutta la sua indifferenza per la morte dello scrittore piemontese.

Solo dopo alcuni mesi vennero pubblicati i volumi che erano stati progettati da Pavese poco prima del suo suicidio, anche se ormai De Martino non era molto interessato a un noioso lavoro editoriale e aveva lasciato tutto nelle mani di Paolo Boringhieri, fidato collaboratore di Einaudi e fondatore delle Edizioni Scientifiche Einaudi. 

Infatti dal 1951, dopo aver conseguito la libera docenza in Etnologia a Roma, De Martino aveva iniziato a lavorare a una serie di spedizioni nel Sud Italia.

collana viola einaudi 1Ai viaggi dello studioso avrebbero partecipato psicologi, documentaristi, antropologi, musicologi e studiosi della storia delle religioni, e ne sarebbero nati libri fondamentali come Morte e pianto rituale, La terra del rimorso e Sud e magia, dove sono analizzate da un punto di vista eziologico e antropologico tradizioni dei popoli di quelle regioni, come il canto funebre e il rito del ballo della taranta in Puglia.

Rimasta orfana dei suoi ideatori, la collana viola venne divisa in due tronconi, da una parte i testi di psicologia furono inglobati nella collana azzurra di Einaudi, curata da Cesare Musatti, mentre quelli di religione e antropologia vennero rimpiazzati dai saggi sul folklore italiano ed europeo, rappresentato da Cocchiara, oltre che da un nutrito numero di ristampe.

Nel 1957, terminate le sue spedizioni nel Sud Italia, De Martino tornò a collaborare con Boringhieri, che aveva appena fondato la sua casa editrice, dove erano confluiti i testi della collana viola, ma un anno dopo prese la decisione di rompere tutti i legami con il mondo dell’Einaudi e dei suoi collaboratori.

Dopo un lungo periodo di ristampe e di titoli di autori italiani, la storica collana chiuse i battenti nel 1967 con Il sacro e il profano di Mircea Eliade.

Ma fino alla sua morte, avvenuta nel 1965, De Martino non perse la speranza di rifondare la storica collana, come dimostrano i suoi carteggi.

Infatti nel 1959, dopo aver fallito con la Mondadori e Feltrinelli, lo studioso propose a Giulio Einaudi una nuova collana viola, che avrebbe avuto un approccio più antropologico.

Con la collaborazione di Brelich e Gnoli, che avevano lavorato con Boringhieri, De Martino studiò a lungo un catalogo di titoli da pubblicare nella nuova collana, che vedevano autori come Max Weber, Hegel e lo stesso De Martino con La fine del mondo.

Ma il progetto alla fine non si concretizzò, anche a causa della morte di De Martino, e gran parte dei testi venne inglobata nella Nuova Biblioteca Scientifica Einaudi, lasciando dietro di se solo un profondo rammarico per quello che avrebbe potuto essere. 

Fruttero & Lucentini Alieni e commissari sotto la Mole

fruttero lucentini 1Due amici, uno torinese e l’altro romano, che nell’Italia del secondo Novecento diedero una svolta decisiva al giallo e alla fantascienza, sempre con ironia e affetto.

Carlo Fruttero, nato a Torino il 19 settembre 1926, iniziò a interessarsi al mondo della letteratura negli anni universitari, quando conobbe Italo Calvino.

Alla fine della seconda guerra mondiale, Carlo si recò in Francia, dove cominciò la sua attività di traduttore per l’Einaudi, ma nel 1952 conobbe Franco Lucentini, formando con lui un sodalizio destinato a essere uno dei più noti e amati della letteratura italiana.

Franco Lucentini era nato a Roma il 24 dicembre 1920 e si era laureato in filosofia nel 1943.

Il suo debutto come scrittore avvenne nel 1951 nella collana di Elio Vittorini I gettoni di Einaudi con I compagni sconosciuti, seguito nel 1964 da Notizie degli scavi.

Lucentini conobbe Carlo Fruttero in un bistrot a Parigi, grazie ad amici comuni, poi s’incontrarono di nuovo cinque anni dopo a Torino presso l'editore Giulio Einaudi e iniziarono una collaborazione che, oltre ai libri e agli articoli, vide collaborazioni giornalistiche e traduzioni di romanzi gialli, che erano molto amati dal pubblico.

Ma Fruttero si occupò anche di fantascienza, dirigendo, prima da solo e poi con Lucentini, dal 1961 al 1986 la collana Urania della Mondadori, con la nota rubrica Il marziano in cattedra.

Il debutto della coppia avvenne con la raccolta di poesie L'idraulico non verrà, del 1971, ma il vero successo fu l'anno dopo, con il giallo La donna della domenica, da cui venne nel 1976 tratto un film diretto da Luigi Comencini, con Marcello Mastroianni nel ruolo del commissario siciliano Santamaria.

fruttero lucentini 2Tra gli altri libri della coppia si possono ricordare A che punto è la notte (1979) seguito di La donna della domenica, Il Palio delle contrade morte (1983) ambientato durante il Palio di Siena, L'amante senza fissa dimora (1986), La verità sul caso D (1989), Enigma in luogo di mare (1991), La morte di Cicerone (1995), la commedia La cosa in sé (1982)La prevalenza del cretino (1985).

La coppia tradusse insieme il romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Stevenson e Viaggio al centro della Terra di Jules Verne, mentre Lucentini lavorò a I mandarini di Simone de Beauvoir, alcune opere di Alain Robbe-Grillet, i Racconti di Odessa di Isaak Babe'l, Finzioni Manuale di zoologia fantastica di Jorge Luis Borges, Miti e pregiudizi del nostro tempo di Barrows Dunham, Rinascimento americano di Francis Otto Matthiessen e Jupiter, Mars, Quirinus di Georges Dumézil.

Malato da tempo, Lucentini il 5 agosto 2002 si tolse la vita gettandosi dalla tromba delle scale del proprio appartamento a Torino, come aveva fatto anni prima un altro scrittore torinese, Primo Levi.

Nel 2007 fu assegnato a Fruttero il Premio Chiara alla carriera, cui seguì nel 2010 il Campiello alla carriera.

Carlo Fruttero morì il 15 gennaio 2012 nella sua villa nella pineta di Roccamare a Castiglione della Pescaia, e sepolto nel cimitero del paese maremmano accanto all'amico di sempre Italo Calvino.

Giulio Einaudi Un editore contro

giulio einaudi 1Nato a Dogliani, in provincia di Cuneo, il 2 gennaio 1912 da Ida Pellegrini e da Luigi Einaudi, economista e bibliofilo, poi primo presidente della Repubblica italiana, Giulio Einaudi seppe dare una svolta decisiva alla Torino editoriale del primo Novecento, con la fondazione della casa editrice Einaudi.

Il giovane Giulio frequentò il ginnasio-liceo Massimo D'Azeglio, e diventa allievo dell'antifascista Augusto Monti, che lo spinse a prendere lezioni privare dal suo ex allievo Massimo Mila.

Mila divenne amico di Einaudi e lo introdusse nel gruppo degli ex allievi del D'Azeglio come Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Vitttorio Foa, Giulio Carlo Argan, Ludovico Geymonat, Franco Antonicelli, e altri, che fra trattorie e caffè avevano discussioni che spaziavano dalla politica alla filosofia, alla letteratura.

Nel 1929, presa la maturità, il giovane Einaudi divenne amministratore de La Riforma Sociale, cosi a soli vent’anni si lanciò nel mondo dell’editoria.

Il 15 novembre 1933 venne fondata la Giulio Einaudi Editore, al terzo piano di via Arcivescovado 7, nel palazzo che era stato la sede dell'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci e come primo titolo Che cosa vuole l'America? di Henry Agard Wallace, allora vicepresidente degli Stati Uniti, con una prefazione di Luigi Einaudi.

giulio einaudi 2Giulio Einaudi amava discutere le sue scelte con i suoi amici-collaboratori in quelle che divennero le riunioni del mercoledì, oltre a curare la fattura dei libri: la carta, la legatura, le copertine, e anche la grafica con la collaborazione di maestri come Bruno Munari, Albe Steiner e Max Huber.

Einaudi, per la sua collaborazione con Giustizia e libertà, il 15 maggio 1935 fu arrestato insieme con gli amici Mila, Ginzburg, Foa, Antonicelli, Bobbio, Pavese, Carlo Levi e Luigi Salvatorelli, poi per sei mesi venne inviato al confino.

Nel 1936 Leone Ginzburg e Cesare Pavese creano per l’Einaudi due proposte, il primo quella della collana dei Saggi e poi quelle dei Narratori stranieri tradotti e della Biblioteca di cultura storica, mentre il secondo lavora a traduzioni come quelle di Defoe, Gertrude Stein, Dickens, Melville e altri, le sue opere di narratore e poeta, oltre a letture e revisioni di testi da pubblicare.

Con l'8 settembre 1943 il gruppo dell’Einaudi si disperse e Leone Ginzburg il 20 novembre fu arrestato a Roma e rinchiuso nel braccio tedesco di Regina Coeli, dove morì il 5 febbraio 1944 a 34 anni, mentre Einaudi dalla Svizzera cercò di avere i diritti di scrittori come Hemingway, Sartre e altri, per poi unirsi alle brigate garibaldine in Val d'Aosta.

Nell'ottobre 1944 Einaudi, in missione a Roma, conobbe Palmiro Togliatti, dando inizio a una serie di contatti dai quali scaturì, fra il 1947 e il 1951, la pubblicazione di Lettere dal carcere e dei Quaderni di Antonio Gramsci.

Finito il conflitto, con intellettuali e scrittori come Elio Vittorini, Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Luciano Foa e Giulio Bollati, nel 1945 la casa editrice comincia a pubblicare Il Politecnico, diretto da Vittorini che, dopo la chiusura della rivista,  avvierà una storica collana, I gettoni, con autori come Carlo Cassola, Beppe Fenoglio, Mario Rigoni Stern, Anna Maria Ortese e Lalla Romano.

giulio einaudi 3Ma ci furono anche opere che hanno segnato la cultura del Novecento, come la traduzione di Alla Ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, le opere di Bertolt Brecht, Jean Paul Sartre, Thomas Mann, Jorge Luis Borges e Robert Musil, oltre a best seller come La ragazza di Bube di Cassola, Il giardino dei Finzi-Contini di Bassani, Marcovaldo, ovvero le stagioni in città di Calvino e La Storia di Elsa Morante.

Nel dicembre 1983, a causa di dissesti finanziari, arriverà per l’Einaudi l’amministrazione controllata, che portò alla transizione verso una nuova struttura societaria nel 1987.

Giulio Einaudi rimase presidente, ma la casa editrice passò sotto il controllo di Intracom e dal 1994 fu Mondadori a controllare il 70% delle quote societarie. 

Il grande editore morì il 5 aprile 1999, a 87 anni, nella sua casa di campagna a Magliano Sabina, vicino a Roma. 

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.