Spreco alimentare, in Piemonte recuperate più di 5.300 tonnellate in un anno
Da Gianluca Rini
Ottobre 01, 2026
Nel 2025 in Piemonte una grande quantità di prodotti alimentari ha trovato una seconda destinazione prima di diventare rifiuto. Il lavoro svolto dalla rete regionale del Banco Alimentare ha permesso di raccogliere complessivamente 9.664 tonnellate di generi alimentari e di rimetterli in circolo attraverso le realtà impegnate nell’assistenza. Una parte consistente di questa quantità proviene direttamente dal recupero delle eccedenze: 5.339 tonnellate, equivalenti al 55,3% del totale.
Più della metà degli alimenti arriva dal recupero
Il dato relativo alle eccedenze permette di comprendere quanto il contrasto allo spreco possa trasformarsi in una risorsa concreta. Prodotti ancora adatti al consumo, che rischierebbero di uscire definitivamente dalla filiera, vengono intercettati e indirizzati verso persone che attraversano una situazione economica difficile.
In Piemonte questo sistema si basa su una rete formata da 560 organizzazioni territoriali collegate alla Fondazione Banco Alimentare. Attraverso queste strutture vengono raggiunte più di 111 mila persone, comprese famiglie con bambini e lavoratori che, pur disponendo di un’occupazione, incontrano difficoltà nel sostenere tutte le spese quotidiane.
La dimensione raggiunta dall’attività emerge soprattutto mettendo a confronto le quantità complessive. Su 9.664 tonnellate distribuite durante l’anno, 5.339 derivano infatti da prodotti sottratti allo spreco. In pratica, oltre un alimento su due, considerando il dato in termini di peso, proviene da questo circuito di recupero.
Il sistema consente così di collegare due esigenze differenti: da una parte la disponibilità di eccedenze ancora utilizzabili, dall’altra la necessità di garantire un sostegno alimentare alle persone più fragili.
Un beneficio che riguarda anche l’ambiente
Recuperare il cibo significa inoltre limitare l’impatto ambientale associato allo spreco. Dietro qualsiasi prodotto alimentare ci sono infatti materie prime, energia, acqua, trasporti, lavorazioni e sistemi di conservazione. Se quel prodotto viene eliminato senza essere consumato, anche una parte delle risorse utilizzate per realizzarlo viene di fatto sprecata.
Secondo i dati diffusi dalla Fondazione, l’attività realizzata nel corso del 2025 ha prodotto un saldo ambientale quantificato in 7.444 tonnellate di CO2. Il calcolo tiene conto anche degli effetti legati alle operazioni necessarie per effettuare il recupero.
A questo risultato si aggiunge la riduzione dei rifiuti. Le oltre 5.300 tonnellate intercettate hanno continuato a essere utilizzate come alimenti anziché trasformarsi in materiale da smaltire.
Il recupero delle eccedenze assume quindi contemporaneamente una funzione sociale, economica e ambientale. Un prodotto mantiene il proprio valore, raggiunge una persona che può utilizzarlo e permette di contenere almeno una parte delle conseguenze generate dallo spreco.
Quanto cibo viene sprecato in Italia e in Europa
Il fenomeno assume dimensioni ancora più evidenti osservando i dati generali. Secondo le cifre Eurostat richiamate dal Banco Alimentare, nell’Unione europea vengono sprecati mediamente circa 130 chilogrammi di alimenti all’anno per abitante. In Italia la quantità indicata è pari a 98 chilogrammi pro capite.
Una quota particolarmente rilevante nasce all’interno delle abitazioni. Il 53% dello spreco alimentare viene infatti attribuito alle famiglie, mentre il restante 47% riguarda le diverse fasi della filiera, comprendendo produzione, commercio e ristorazione. Il valore economico complessivo del fenomeno in Europa viene stimato in circa 132 miliardi di euro l’anno.
Questi numeri acquistano un peso ancora maggiore considerando le difficoltà economiche di una parte della popolazione europea: oltre 42 milioni di persone faticano a permettersi un pasto adeguato con regolarità.
I risultati piemontesi sono stati presentati in occasione della Giornata internazionale dedicata alla consapevolezza sulle perdite e sugli sprechi alimentari, celebrata il 29 settembre e istituita dalle Nazioni Unite.
L’esperienza maturata sul territorio regionale mostra in termini concreti quale spazio possa avere il recupero. Migliaia di tonnellate di prodotti rimangono all’interno del circuito alimentare e vengono indirizzate verso chi ne ha bisogno. Il risultato del 2025 fotografa così una rete capace di mettere in collegamento eccedenze e necessità, riducendo contemporaneamente la quantità di risorse destinate a essere perdute.
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Gianluca Rini
Sono laureato in Comunicazione e Multimedia e in Scienze Turistiche, ho conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione. I miei interessi vanno dall'Italia e le realtà delle città del nostro Paese fino alla tecnologia e a tutto ciò che riguarda la cultura.




