Nocciole, il caldo taglia il raccolto in Piemonte: produzione in calo del 30%
Da Gianluca Rini
Settembre 02, 2026
La stagione delle nocciole piemontesi era cominciata con aspettative decisamente positive. Durante la primavera, infatti, le piante apparivano cariche di frutti e lasciavano immaginare una produzione abbondante. Il quadro è però cambiato con l’arrivo dell’estate. Le temperature elevate, la siccità e alcuni eventi atmosferici hanno progressivamente ridotto le quantità disponibili, costringendo gli operatori del settore a rivedere le previsioni.
Le prime valutazioni indicavano una produzione compresa tra 18 mila e 20 mila tonnellate. Le stime più recenti si fermano invece tra 14 mila e 15 mila tonnellate, con una riduzione che potrebbe raggiungere il 30%. Oltre al raccolto, a preoccupare le aziende sono il prezzo di mercato e il continuo aumento dei costi di produzione.
Le alte temperature hanno ridimensionato le previsioni
Nei mesi di maggio e giugno, le condizioni dei noccioleti avevano alimentato un certo ottimismo. La quantità di frutti presente sulle piante faceva pensare a una stagione particolarmente favorevole. Il caldo prolungato registrato tra giugno e luglio ha però provocato diverse difficoltà, alle quali si sono aggiunti gli effetti della siccità.
In alcune aree hanno inciso anche le grandinate e i danni provocati dalle cimici. Un ulteriore problema è stato rappresentato dalla cascola, vale a dire dalla caduta prematura dei frutti. La combinazione di questi fattori ha modificato profondamente lo scenario delineato durante la primavera.
Il risultato è una revisione al ribasso compresa tra il 25% e il 30% rispetto alle previsioni iniziali. Il dato definitivo potrà essere valutato soltanto al termine delle operazioni di raccolta, già vicine alla conclusione in diverse zone. Nel Saluzzese e nell’Alta Langa, invece, saranno necessari ancora alcuni giorni.
Produzione molto diversa tra le aree del Piemonte
Il calo non si è manifestato nello stesso modo in tutto il territorio regionale. Il Piemonte conta circa 27 mila ettari coltivati a nocciolo, concentrati soprattutto nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria. All’interno di questa vasta superficie sono emerse differenze particolarmente marcate.
In alcuni noccioleti la resa ha superato i 20 quintali per ettaro, mentre in altre aree non ha raggiunto neppure i tre quintali. Nel Basso Cuneese, dal Saviglianese fino alla zona di Cavour, sono stati registrati risultati positivi sia dal punto di vista quantitativo sia sotto il profilo della qualità.
La situazione appare più difficile nell’Astigiano, nel Roero e nell’Alessandrino, dove le rese sono state molto più contenute. Il dato regionale, quindi, riassume condizioni territoriali molto diverse tra loro: accanto ad aziende che hanno ottenuto risultati soddisfacenti ce ne sono altre che hanno dovuto affrontare perdite considerevoli.
L’attenzione si sposta sul primo prezzo ufficiale
La quantità raccolta rappresenta soltanto una parte del problema. Per le aziende agricole sarà altrettanto importante comprendere quale valore verrà riconosciuto alle nocciole. Le prime indicazioni arriveranno da Castagnole delle Lanze, dove è prevista la definizione del primo prezzo ufficiale della nuova stagione.
Il confronto con il 2025 sarà inevitabile. Lo scorso anno il valore iniziale era stato fissato tra 470 e 520 euro al quintale. Alla fine di agosto, il prezzo si era collocato intorno agli 11 euro per punto resa, mentre per il prodotto Igp aveva sfiorato i 16 euro, superando questa soglia in alcuni casi.
Quotazioni così elevate avevano creato squilibri nel mercato, contribuendo anche a ridurre la domanda. Per la nuova campagna sarà quindi necessario trovare un punto di equilibrio tra le esigenze dei produttori, alle prese con un raccolto più limitato, e la capacità del mercato di sostenere determinati prezzi.
Energia e carburanti pesano sui bilanci delle aziende
Alla diminuzione della produzione si accompagna l’aumento delle spese sostenute dalle imprese agricole. Il rincaro dell’energia e del carburante rende ancora più complessa una stagione già condizionata dal caldo, dalla siccità e dalle grandinate.
Per le aziende il problema è doppio: da una parte diminuiscono le quantità che possono essere vendute, dall’altra crescono i costi necessari per portare avanti l’attività. Un raccolto inferiore del 30%, quindi, rischia di avere conseguenze ancora più pesanti se il prezzo finale non riuscirà almeno a compensare l’incremento delle spese.
Le quotazioni rappresentano per questo un passaggio decisivo. Un valore troppo basso renderebbe difficile recuperare i maggiori costi, mentre prezzi eccessivamente elevati potrebbero produrre nuove tensioni e frenare nuovamente la richiesta.
Il mercato internazionale potrebbe influenzare le quotazioni
Un altro elemento da osservare riguarda il mercato internazionale, nel quale sarebbe aumentano il prezzo di vendita delle nocciole. Questa situazione potrebbe favorire anche la produzione piemontese.
Gli operatori auspicano quindi un moderato aumento del prezzo finale, sufficiente a recuperare almeno una parte dei maggiori costi sostenuti durante l’anno. Le indicazioni definitive arriveranno con la conclusione del raccolto e con il consolidamento delle prime quotazioni.
La stagione 2026 si presenta così come una delle più complesse degli ultimi anni per il comparto piemontese. Alle aspettative favorevoli della primavera è seguito un brusco ridimensionamento estivo. Ora l’attenzione è rivolta al mercato, dal quale dipenderà una parte importante del bilancio delle aziende colpite dal calo produttivo.
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Gianluca Rini
Sono laureato in Comunicazione e Multimedia e in Scienze Turistiche, ho conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione. I miei interessi vanno dall'Italia e le realtà delle città del nostro Paese fino alla tecnologia e a tutto ciò che riguarda la cultura.




