Mobilità sostenibile nel Torinese, in arrivo 25,9 milioni: cosa prevede il piano MeMo
Da Isan Hydi
Settembre 19, 2026
Per modificare davvero il modo in cui ci si sposta serve una visione capace di collegare esigenze diverse. Il nuovo programma destinato al territorio torinese parte proprio da questa idea e mette a disposizione oltre venticinque milioni.
Le risorse finanzieranno soluzioni dedicate ai viaggi quotidiani, alla consegna dei prodotti, agli accessi alle stazioni e alla sicurezza vicino agli istituti scolastici. Il progetto si svilupperà per fasi e accompagnerà l’area metropolitana verso un sistema maggiormente coordinato, nel quale bicicletta, ferrovia e servizi collettivi possano integrarsi con maggiore facilità.
Un investimento rilevante per tutto il territorio torinese
La somma assegnata raggiunge 25 milioni, 906 mila e 189 euro e proviene dal MASE. Tra gli enti italiani ammessi al bando, soltanto uno ha ricevuto un importo superiore. Per Torino si apre quindi una possibilità importante, legata sia alla quantità delle risorse sia all’impostazione scelta per impiegarle.
Il programma porta il nome MeMo e mira a ridurre il ricorso abituale alla vettura personale, favorendo alternative adatte alle necessità reali dei cittadini. Accanto al potenziamento degli spostamenti in bici e con i mezzi collettivi, l’iniziativa guarda anche alla qualità atmosferica e a una migliore organizzazione degli itinerari giornalieri.
L’intervento è stato illustrato nel corso dell’appuntamento europeo annuale dedicato al tema. I fondi permetteranno inoltre di dare maggiore velocità al PUMS e agli strumenti collegati alla pianificazione ciclabile, all’accessibilità, allo scambio fra mezzi differenti e alla gestione ecologica delle consegne. Non si tratta dunque di una singola opera, bensì di una cornice entro cui sviluppare azioni coordinate in diversi comuni.
Dalle merci ai tragitti lavorativi: i primi due ambiti
Una parte del piano interesserà la logistica cittadina. Amministrazioni locali, aziende e addetti del settore collaboreranno per riconoscere i bisogni più urgenti e stabilire quali proposte possano offrire risultati concreti. Fra le opzioni considerate figurano piccoli centri di raccolta, armadietti per il ritiro dei pacchi e consegne effettuate mediante biciclette da carico. L’obiettivo consiste nel rendere la distribuzione più ordinata ed efficiente, soprattutto nelle zone urbane.
Il secondo ambito riguarderà gli spostamenti legati al lavoro. L’analisi partirà dai programmi già predisposti dalle varie organizzazioni per i tragitti dei dipendenti. Da questa base potranno nascere misure pensate per una sola struttura oppure condivise da più attività presenti nello stesso distretto produttivo.
Questo metodo consentirà di osservare la mobilità su una scala più ampia rispetto alla singola sede. Una soluzione utile per un’impresa, infatti, può diventare ancora più efficace quando viene coordinata con le necessità delle realtà vicine. Il progetto punta così a costruire risposte territoriali, usando informazioni raccolte direttamente nei luoghi dove ogni giorno si concentrano arrivi e partenze.
Bicicletta e ferrovia diventano più vicine
Un altro capitolo centrale riguarda il legame fra due ruote e trasporto ferroviario. La strategia prevede nuovi spazi custoditi e parcheggi per cicli presso gli scali, insieme ad analoghe strutture nei punti maggiormente frequentati. Saranno valutati anche percorsi che aiutino a coprire in sella la parte iniziale o finale del viaggio.
L’interscambio può rendere più semplice lasciare a casa l’automobile quando la destinazione si trova distante dalla stazione. Il modello bici-treno permette infatti di unire la flessibilità del mezzo individuale alla capacità del servizio ferroviario. Le opere saranno individuate tenendo conto delle caratteristiche dei diversi luoghi e della loro effettiva realizzabilità.
Una linea specifica sarà riservata alle scuole. Nei pressi degli istituti primari e delle medie potranno nascere aree protette, spazi ripensati e itinerari più sicuri tra abitazione e classe. Per le superiori verranno invece ascoltati gli studenti, così da comprendere quali difficoltà incontrino e quali interventi siano maggiormente adatti alle loro abitudini.
Progettazione fino al 2028, poi la fase operativa
Prima dell’apertura dei cantieri sarà necessario un lungo lavoro preparatorio. La progettazione richiederà 18 mesi. Entro aprile 2027 verranno raccolte le necessità espresse dai vari territori, controllata la fattibilità delle idee, definita una prima configurazione degli interventi e avviate le procedure di selezione.
Da maggio dello stesso anno fino a gennaio 2028 toccherà alle candidature, che dovranno essere ricevute e valutate. In quel periodo prenderà forma anche l’elaborato definitivo da sottoporre al MASE. Ottenuto il via libera, l’attuazione potrà iniziare nel marzo 2028 e proseguire sino alla fine del primo semestre 2030.
Accanto alle opere troveranno spazio attività dedicate alla raccolta dei dati, al coordinamento delle tariffe, all’informazione e alla verifica dei risultati. ANCI affiancherà l’ente torinese nel supporto tecnico e nei controlli previsti. Le priorità nasceranno dal confronto con i comuni e con gli altri soggetti coinvolti, privilegiando proposte praticabili e in linea con la programmazione già approvata.
La scelta di fondo è concentrare il denaro su trasformazioni durature, in grado di produrre benefici nel tempo. Casa, lavoro, scuola, stazioni e consegne diventano così parti dello stesso disegno. Il valore del programma dipenderà dalla capacità di trasformare le risorse disponibili in collegamenti semplici, sicuri e realmente utilizzabili nella vita quotidiana.
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Isan Hydi
Direttore responsabile di Torinofree.it, esperto in Comunicazione, Ufficio stampa, Digital Pr e link building, scrive notizie di attualità e curiosità dal mondo.




