In Piemonte ci sono quasi 2.000 bar in meno rispetto al 2019
Da Isan Hydi
Settembre 30, 2026
Il numero dei bar piemontesi si è ridotto sensibilmente nell’arco di sei anni. Come riportano le informazioni di Confesercenti, tra il 2019 e il 2025 il saldo regionale è diminuito di 1.915 locali, pari al 15,83%. Il fenomeno riguarda anche Torino, dove la differenza rispetto al 2019 è di 507 attività. I dati descrivono un cambiamento che tocca la vita quotidiana delle città e dei centri più piccoli: insieme alle attività economiche si riducono i luoghi in cui le persone si incontrano abitualmente.
Quanti bar ha perso il Piemonte
Il calo registrato in Piemonte colloca la regione al quinto posto in Italia per diminuzione del numero di bar. La cifra complessiva, vicina alle duemila unità, rende evidente la portata del cambiamento, ma acquista un significato più preciso se letta insieme alla percentuale: nel periodo considerato la rete regionale si è ridotta del 15,83%.
Anche il rapporto con la popolazione mostra la stessa direzione. Nel 2019 si contavano 2,8 bar per mille abitanti; il valore è poi sceso a 2,4. Il Piemonte si trova così al di sotto della media italiana, indicata in 2,5 locali per mille residenti. Non cambia soltanto il totale delle attività: diminuisce anche la loro presenza rispetto al numero di persone che vivono nella regione.
I primi dati disponibili per il 2026 suggeriscono che la flessione sia proseguita. Per valutare l’entità del cambiamento nell’anno in corso serviranno però dati completi, distinti dal confronto già disponibile tra il 2019 e il 2025.
Torino e provincia: due dati da tenere distinti
Nel comune di Torino risultano 507 bar in meno rispetto al 2019, una diminuzione del 14,63%. Se si allarga lo sguardo all’intera provincia, che comprende anche il capoluogo, la differenza arriva a 893 locali, pari al 14,39%. I due numeri descrivono quindi territori diversi e non vanno sommati.
Tra i capoluoghi di regione italiani, Torino occupa il terzo posto per riduzione del numero di bar. Il dato cittadino aiuta a capire quanto il fenomeno sia visibile anche in un’area urbana, dove i locali fanno parte delle abitudini di residenti, lavoratori e persone di passaggio.
Il totale provinciale mostra che la contrazione si estende oltre i confini della città. La diminuzione riguarda una rete di attività distribuite in contesti differenti: dal capoluogo agli altri comuni del territorio. Per questo, accanto al numero regionale, è utile osservare separatamente la situazione torinese e quella dell’intera provincia.
I fattori che incidono sulle attività
Tra le difficoltà indicate per il settore figurano l’aumento delle spese di gestione, il costo del lavoro e la minore capacità di spesa dei clienti. Per un bar, l’equilibrio dipende dagli incassi quotidiani e dalla possibilità di sostenere i costi dell’attività. Se le spese crescono mentre i consumi cambiano, mantenere quell’equilibrio diventa più difficile.
Nel quadro rientrano anche il lavoro da remoto e le nuove abitudini di acquisto. Una diversa presenza di persone nei luoghi di lavoro può modificare, per esempio, la domanda nelle zone che vivono dei passaggi del mattino o della pausa pranzo. Si aggiungono la concorrenza della grande distribuzione e l’espansione delle consegne a domicilio.
Questi elementi aiutano a leggere il contesto, senza attribuire la riduzione dei bar a una causa unica. Le condizioni di un locale possono variare molto in base alla posizione, alla clientela e alle spese che deve affrontare. I dati disponibili misurano la diminuzione complessiva, mentre i fattori indicati spiegano quali pressioni interessano il settore.
Il valore economico e sociale dei bar
La riduzione dei locali ha conseguenze che vanno oltre il numero delle insegne. Un bar dà lavoro e acquista prodotti e servizi; la sua attività genera quindi una parte di reddito che circola nel territorio. Confesercenti stima in 575 milioni di euro la ricchezza persa a livello piemontese. La stima è di 268 milioni per l’intera provincia di Torino e di 152 milioni per il solo comune capoluogo. Anche in questo caso, la cifra cittadina è compresa in quella provinciale.
C’è poi la funzione di punto d’incontro. Nei quartieri e nei piccoli centri, un bar può offrire uno spazio per una conversazione, una pausa o un appuntamento abituale. Quando la presenza di questi locali diminuisce, cambia anche la disponibilità di luoghi di ritrovo vicini a casa o al lavoro.
Il confronto tra il 2019 e il 2025 racconta dunque una trasformazione del commercio di prossimità piemontese. I dati sul 2026 indicheranno se la tendenza continuerà e con quale intensità; intanto, le cifre già disponibili mostrano una riduzione diffusa, dalla città di Torino al resto della regione.
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Isan Hydi
Direttore responsabile di Torinofree.it, esperto in Comunicazione, Ufficio stampa, Digital Pr e link building, scrive notizie di attualità e curiosità dal mondo.




