Ghiacciaio Ciardoney: in tre anni persi 2,2 milioni di metri cubi di ghiaccio
Da Isan Hydi
Ottobre 02, 2026
Per capire quanto velocemente possa cambiare un ambiente di alta montagna basta confrontare le immagini e le misurazioni raccolte a distanza di pochi anni. Nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, il Ciardoney offre oggi un esempio particolarmente interessante: la sua estensione è scesa a 0,428 chilometri quadrati e le rilevazioni più recenti mostrano una consistente diminuzione del volume di ghiaccio.
Il quadro emerge dalla campagna di osservazione effettuata nel settembre 2026 dalla Società Meteorologica Italiana, all’interno delle attività del Comitato Glaciologico Italiano e con la collaborazione di diversi soggetti scientifici e territoriali. Il Ciardoney viene seguito sistematicamente da decenni e proprio questa continuità consente di confrontare ciò che accade oggi con le condizioni registrate in passato.
La stagione appena terminata assume particolare rilievo perché alle tradizionali misurazioni sul terreno si sono aggiunti dati ottenuti attraverso nuove rilevazioni dall’alto. In questo modo è stato possibile ricostruire con maggiore dettaglio l’evoluzione recente della massa glaciale.
Il Ciardoney visto dall’alto: cosa ha scoperto il nuovo rilievo
Una parte importante del lavoro svolto nel 2026 è stata realizzata attraverso un drone. Università di Torino, Università La Sapienza di Roma e Arpa Piemonte hanno effettuato un rilievo fotogrammetrico che può essere messo a confronto con quello risalente al settembre 2023.
Il risultato consente di osservare la montagna in tre dimensioni e di calcolare con maggiore precisione quanto materiale sia venuto meno. Nell’intervallo considerato, quindi in appena tre anni, la quantità di ghiaccio scomparsa viene stimata in circa 2,2 milioni di metri cubi.
La trasformazione riguarda anche i confini del ghiacciaio. Le nuove elaborazioni hanno portato a determinare una superficie complessiva di circa 428 mila metri quadrati. Guardando più indietro nel tempo, le differenze diventano ancora più evidenti: l’area occupata dal ghiaccio è inferiore del 7% rispetto al 2003 e del 48% rispetto al 1988. Il confronto con l’espansione massima raggiunta intorno alla metà dell’Ottocento porta invece la variazione al 72%.
Non si tratta soltanto di una questione di dimensioni. Con il ridursi dello spessore glaciale, alcune zone rocciose precedentemente coperte diventano visibili e contribuiscono a ridisegnare il paesaggio. Il settore inferiore del Ciardoney, in particolare, sta assumendo una configurazione differente rispetto a quella osservata nelle precedenti campagne.
L’estate 2026 ha inciso sul bilancio annuale
Il confronto pluriennale racconta una parte della storia, mentre le misurazioni effettuate nel corso dell’ultima stagione permettono di concentrarsi su ciò che è accaduto nel 2026.
Il bilancio annuale viene espresso attraverso l’equivalente in acqua della massa perduta. Quest’anno il valore è arrivato a 3,17 metri considerando l’intera superficie glaciale. All’interno della serie di osservazioni disponibile, iniziata negli anni Novanta, si tratta di uno dei risultati più elevati.
Un dato ancora maggiore era stato misurato nella stagione 2021-2022, quando si erano raggiunti circa quattro metri. Valori dello stesso ordine di grandezza di quello attuale erano comparsi anche alla fine degli anni Novanta e nei primi anni Duemila.
A incidere sull’andamento del 2026 sono state le condizioni meteorologiche dei mesi precedenti. La quantità di neve disponibile in primavera e le alte temperature registrate durante l’estate hanno favorito una stagione di fusione particolarmente intensa.
Un altro elemento utile per comprendere l’evoluzione del Ciardoney arriva dalla sua estremità più bassa. Tra il 2025 e il 2026 la posizione della fronte glaciale si è spostata indietro di 25 metri. È una misura diversa da quella relativa alla perdita di volume, ma contribuisce a descrivere visivamente il cambiamento in corso.
Oltre trent’anni di dati aiutano a leggere i cambiamenti
Il valore scientifico delle osservazioni sul Ciardoney deriva soprattutto dalla possibilità di disporre di una lunga successione di misurazioni eseguite con criteri comparabili.
Analizzare un solo anno, infatti, permetterebbe di conoscere le conseguenze di una specifica stagione meteorologica. Una serie che copre più decenni consente invece di capire se determinati fenomeni siano episodici oppure facciano parte di un andamento più duraturo.
Ed è proprio il confronto tra periodi differenti a offrire uno degli elementi più interessanti. Tra il 2022 e il 2026 il ritmo della perdita di massa è risultato superiore a due volte quello rilevato nel primo decennio della serie, cioè tra il 1992 e il 2002.
Le campagne annuali permettono inoltre di aggiornare continuamente il quadro. Misure effettuate direttamente sul ghiaccio, osservazioni della posizione della fronte e tecnologie come la fotogrammetria da drone possono essere integrate per ottenere una rappresentazione sempre più accurata.
Il Ciardoney diventa così una sorta di archivio naturale dell’alta montagna piemontese. Le variazioni della neve, le temperature delle diverse stagioni e la quantità di ghiaccio che riesce a conservarsi fino alla fine dell’estate lasciano tracce che possono essere confrontate nel tempo.
I dati raccolti negli ultimi anni hanno portato inoltre i ricercatori a valutare cosa potrebbe accadere nei prossimi decenni. Proseguendo con l’attuale velocità di riduzione, viene indicata la possibilità che il Ciardoney non riesca a conservarsi fino al 2040. Non è una data certa di scomparsa, ma una prospettiva ricavata dall’andamento osservato finora e quindi legata alla futura evoluzione delle condizioni ambientali.
Le prossime campagne saranno per questo particolarmente importanti. Nuovi rilievi consentiranno di verificare se il ritmo osservato negli ultimi anni continuerà, rallenterà oppure presenterà variazioni. Intanto, i numeri del 2026 aggiungono un nuovo capitolo a una serie di osservazioni che permette di seguire, anno dopo anno, la trasformazione di uno dei ghiacciai più studiati del Piemonte.

Isan Hydi
Direttore responsabile di Torinofree.it, esperto in Comunicazione, Ufficio stampa, Digital Pr e link building, scrive notizie di attualità e curiosità dal mondo.




