Piemonte primo in Italia per potenza delle comunità energetiche: Torino e Cuneo guidano la crescita
Da Gianluca Rini
Agosto 25, 2026
Il Piemonte conquista un primato importante nel settore dell’energia condivisa. La regione risulta infatti prima in Italia per la potenza sviluppata attraverso le Comunità energetiche rinnovabili, un modello che permette a famiglie, imprese, condomini ed enti locali di produrre e condividere elettricità proveniente da fonti pulite.
A sostenere questa crescita sono soprattutto Torino e Cuneo, due province vicine che hanno seguito strade differenti. Il risultato appare significativo, ma rappresenta soltanto l’inizio di un percorso che dovrà fare i conti con la riduzione dei finanziamenti, l’aumento dei prezzi energetici e la scarsa efficienza di molti edifici.
Il Piemonte conquista il primato nazionale
Una rilevazione diffusa da Confartigianato attribuisce al Piemonte 124 Comunità energetiche rinnovabili, per una potenza complessiva di 25,6 megawatt. Altre regioni possono contare su un numero superiore di configurazioni, ma nessuna raggiunge la stessa capacità produttiva.
La fotografia diventa ancora più ampia prendendo in considerazione il rapporto energetico regionale basato sui dati del GSE. Alla fine del 2025 risultavano attive 288 Comunità energetiche per 48,8 megawatt complessivi. Includendo anche i gruppi di autoconsumatori e le altre forme di condivisione, il totale arrivava a 392 configurazioni.
Le due rilevazioni non sono necessariamente in contrasto. Le differenze dipendono dal periodo preso in esame, dalle definizioni adottate e dalle configurazioni inserite nel conteggio. Il dato più rilevante resta comunque la posizione raggiunta dal Piemonte, che concentrerebbe quasi il 28% della potenza nazionale associata alle CER.
Torino e Cuneo seguono due modelli differenti
Una parte consistente dello sviluppo piemontese si concentra nelle province di Torino e Cuneo. Il Torinese dispone di 43 comunità energetiche, capaci di produrre complessivamente circa 5 megawatt. Nel Cuneese le configurazioni sono 38, ma la potenza raggiunge approssimativamente i 10 megawatt.
Il confronto mostra due modi diversi di organizzare l’energia condivisa. A Cuneo ogni comunità sviluppa in media circa 263 kilowatt, mentre a Torino il valore si ferma intorno ai 116 kilowatt. La provincia di Cuneo sembra quindi orientata verso impianti mediamente più grandi, favoriti anche dalla presenza di aziende agricole, capannoni e aree produttive.
Nel territorio torinese prevale invece una rete più capillare. Le configurazioni possono coinvolgere condomini, piccoli servizi e realtà urbane di prossimità. La potenza media è inferiore, ma il numero delle comunità risulta più elevato. Queste differenze dimostrano che non esiste un solo modello: ogni progetto può essere adattato alle caratteristiche economiche, geografiche e demografiche del territorio.
Energia condivisa contro l’aumento dei prezzi
La crescita delle Comunità energetiche assume un valore ancora maggiore in una fase segnata dal rincaro delle forniture. Tra febbraio e maggio 2026, elettricità e gas hanno registrato in Piemonte un aumento complessivo del 7,7%, quasi identico al 7,8% rilevato a livello nazionale. Nell’Unione europea la crescita si è invece fermata allo 0,3%.
A maggio i beni energetici hanno inoltre mostrato un incremento annuo del 12%. Oscillazioni di questa portata possono incidere soprattutto sulle piccole imprese, che dispongono spesso di margini più contenuti. Produrre localmente una parte dell’elettricità necessaria permette di ridurre l’esposizione alle variazioni del mercato, offrendo una maggiore stabilità a famiglie, attività produttive e amministrazioni.
Il passaggio dalle iniziative locali a un sistema più strutturato rischia però di essere rallentato dalla diminuzione delle risorse. I fondi del PNRR destinati alle Comunità energetiche e all’autoconsumo sono passati da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro, con una riduzione vicina al 64%.
Il contributo disponibile può coprire fino al 40% delle spese sostenute per gli impianti ammessi e riguarda gli interventi nei Comuni con meno di 50 mila abitanti. Una condizione particolarmente rilevante per il Piemonte, dove sono presenti numerosi centri piccoli e medi.
Il primato non basta per raggiungere gli obiettivi energetici
Nonostante il risultato nazionale, il peso delle Comunità energetiche rimane limitato rispetto agli obiettivi assegnati alla regione. Tra il 2021 e il 2030 il Piemonte dovrà installare 4.991 megawatt aggiuntivi di potenza rinnovabile. I 48,8 megawatt collegati alle CER alla fine del 2025 rappresentavano meno dell’1% di questo traguardo.
Un’altra criticità riguarda le condizioni degli edifici. Alla fine del 2025 il rapporto regionale censiva quasi 900 mila attestati di prestazione energetica validi. La classe più diffusa era la F e circa l’80% degli immobili certificati apparteneva alle categorie comprese tra D e G. Anche tra gli attestati rilasciati nel corso del 2025, le classi E, F e G costituivano ancora il 61,6% del totale.
Produrre elettricità rinnovabile non è sufficiente se abitazioni, negozi e capannoni continuano a consumarne e disperderne una quantità elevata. Per questa ragione, Comunità energetiche e riqualificazione degli immobili dovranno avanzare insieme. Da una parte occorrerà aumentare l’autoproduzione locale; dall’altra sarà necessario ridurre i consumi degli edifici meno efficienti.
Il Piemonte parte da una posizione favorevole, con Torino orientata verso reti diffuse e Cuneo caratterizzata da configurazioni più potenti. Il passaggio decisivo sarà trasformare queste esperienze in una componente stabile del sistema energetico, sostenuta da finanziamenti prevedibili, reti adeguate e una programmazione di lungo periodo.
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Gianluca Rini
Sono laureato in Comunicazione e Multimedia e in Scienze Turistiche, ho conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione. I miei interessi vanno dall'Italia e le realtà delle città del nostro Paese fino alla tecnologia e a tutto ciò che riguarda la cultura.




