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Terra Madre 2026 si chiude a Torino: mille eventi, oltre 600 espositori e 1.500 delegati da 120 Paesi

Da Gianluca Rini

Settembre 29, 2026

Terra Madre 2026 si chiude a Torino: mille eventi, oltre 600 espositori e 1.500 delegati da 120 Paesi
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Le piazze torinesi hanno ospitato per quattro giorni persone, prodotti e idee arrivati da molte parti del mondo. Con la chiusura dell’edizione 2026, Terra Madre lascia un programma di attività che proseguirà nei prossimi mesi. L’incontro ha coinciso con due ricorrenze: Slow Food ha compiuto quarant’anni, mentre il Salone ha celebrato il suo trentesimo anniversario. La tutela della biodiversità ha attraversato appuntamenti pubblici, mercato e progetti destinati a continuare dopo la manifestazione.

Dai prodotti rari a un lavoro che continua

Tra i progetti presentati a Torino c’è l’Arca, raccontata in 18 volumi dedicati ad alimenti a rischio di estinzione. Centinaia di questi prodotti hanno trovato spazio nella torinese piazza Castello: dietro ciascuno ci sono territori e saperi segnalati attraverso il lavoro della rete territoriale. L’iniziativa offre una traccia concreta del patrimonio che l’organizzazione intende custodire.

Il percorso verso Torino era iniziato a giugno con un’anteprima a Tropea, in Calabria. La tappa piemontese ha poi coinvolto rappresentanti delle Regioni e delle amministrazioni locali. Il filo conduttore è rimasto la salvaguardia delle differenze biologiche e culturali, raccontata attraverso i prodotti e le esperienze delle comunità presenti.

La raccolta è nata grazie alle realtà locali dell’associazione e all’ateneo di Pollenzo specializzato in gastronomia. Ismea ha contribuito con i propri dati, mentre il progetto ha ricevuto sostegno istituzionale e l’appoggio di un’associazione impegnata a valorizzare i borghi italiani. I volumi diventeranno un riferimento per le attività dell’associazione nei territori dopo la conclusione della manifestazione.

In questa prospettiva, salvare la biodiversità alimentare significa anzitutto rendere riconoscibili i prodotti che rischiano di uscire dalle abitudini e dalla memoria dei luoghi. L’esposizione torinese ha dato visibilità al lavoro di raccolta già svolto; le iniziative successive lo porteranno nelle comunità e nelle scuole.

Montagna e scuole nel calendario dei prossimi mesi

Il programma annunciato per l’autunno si concentra su formazione e territori. Nella seconda parte di ottobre inizierà una scuola dedicata alle Terre Alte: ai giovani saranno proposte lezioni a distanza e attività pratiche tra le Alpi e gli Appennini. L’iniziativa può contare sul sostegno di Carta Etica, fondo promosso da UniCredit.

Sempre in ottobre prenderà forma Terre AltRe, una campagna di un mese rivolta alla vita e ai pascoli delle zone montane. A sostenerla è il consorzio che tutela il Parmigiano Reggiano. I due percorsi mantengono l’attenzione sui luoghi e sulle persone che li abitano anche dopo la chiusura dell’appuntamento torinese.

L’11 novembre toccherà alle scuole. In occasione della festa dedicata agli orti, gli istituti del Paese riceveranno nuovi kit collegati all’Arca. I materiali permetteranno di riprendere in classe alcuni dei temi affrontati durante Terra Madre. L’agenda mostra come l’edizione appena conclusa sia stata anche il punto di partenza per attività distribuite lungo i mesi successivi.

Un’edizione internazionale: le cifre dell’evento

I delegati erano 1.500, con 120 Paesi rappresentati. La loro presenza ha dato una dimensione internazionale agli incontri dedicati al cibo e alla varietà agricola. In totale, il calendario riuniva mille appuntamenti. Le conferenze erano 200; i laboratori dedicati al gusto, 65.

Il mercato ha riunito più di 600 espositori. Fra i prodotti trovavano spazio oltre 130 Presìdi dell’associazione; dodici si presentavano per la prima volta. La selezione dell’Enoteca comprendeva oltre 300 etichette italiane. Sono inoltre intervenuti 400 buyer dall’estero, accanto ai visitatori e ai partecipanti agli eventi. A facilitare la loro presenza hanno contribuito ICE e l’ente camerale di Torino, dando alla manifestazione anche uno spazio di incontro per gli operatori del settore.

A rendere possibile lo svolgimento delle quattro giornate hanno contribuito più di seicento volontari e cento allievi del Colombatto, istituto alberghiero cittadino. Le cifre dell’evento comprendono anche l’impegno di chi ha organizzato gli spazi, accolto le persone e partecipato alle attività.

Due anniversari e il ritorno nel 2028

La sedicesima edizione è arrivata in un anno simbolico per gli organizzatori. Slow Food ha festeggiato quarant’anni di attività e il Salone ne ha celebrati trenta. La biodiversità ha unito le iniziative in programma. A Torino questo tema ha collegato esperienze provenienti da Paesi diversi e ha dato spazio a un richiamo alla pace fra i popoli e al rispetto della natura.

La manifestazione tornerà nel 2028. Prima di allora, l’attenzione passerà dagli incontri nelle piazze alle iniziative già annunciate per i territori montani e per le scuole. Il calendario autunnale darà continuità ai progetti presentati a Torino e manterrà aperto il confronto sui prodotti e sulle conoscenze da preservare.

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Gianluca Rini

Sono laureato in Comunicazione e Multimedia e in Scienze Turistiche, ho conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione. I miei interessi vanno dall'Italia e le realtà delle città del nostro Paese fino alla tecnologia e a tutto ciò che riguarda la cultura.

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