Artigianato piemontese: segnali positivi, ma gli investimenti non decollano
Da Isan Hydi
Agosto 09, 2026
L’artigianato piemontese mostra qualche segnale di miglioramento, ma parlare di una ripresa ormai consolidata sarebbe prematuro. Occupazione, produzione, ordini ed esportazioni registrano variazioni meno negative rispetto alla precedente rilevazione, senza però riuscire a superare la soglia dello zero.
A preoccupare è soprattutto la persistente prudenza delle aziende. Il 66,89% non ha programmato investimenti, una quota in diminuzione rispetto al 70,07% precedente, ma ancora superiore ai due terzi del campione. Il settore, insomma, sembra avere iniziato una lenta risalita, mantenendo però il freno tirato.
Un’indagine condotta su 2.250 imprese piemontesi
Il quadro emerge dall’indagine congiunturale relativa al terzo trimestre del 2026, realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte. La rilevazione ha interessato 2.250 imprese appartenenti ai comparti della produzione e dei servizi.
Uno dei segnali più incoraggianti riguarda l’occupazione. Il saldo previsionale rimane negativo, ma passa dal -4,43% al -1,77%. La distanza dallo zero si riduce sensibilmente e le aspettative sfavorevoli degli imprenditori appaiono meno marcate rispetto al trimestre precedente.
Il miglioramento, tuttavia, non corrisponde ancora a un aumento generalizzato dell’occupazione. Il segno meno continua a indicare la prevalenza di valutazioni prudenti. La differenza sta nell’intensità: le imprese guardano ai prossimi mesi con meno pessimismo, pur senza manifestare un vero ottimismo.
Ordini e produzione migliorano, ma restano sotto zero
L’andamento degli ordini conferma questa situazione sospesa. Il saldo relativo all’acquisizione di nuove commesse passa dal -20,65% al -20,22%. Lo spostamento è contenuto, ma mostra che il peggioramento non sta accelerando.
Una dinamica simile interessa la produzione totale. In questo caso il dato passa dal -17,61% al -17,02%. Anche qui il recupero è limitato e non permette ancora di parlare di crescita, ma contribuisce a delineare un quadro leggermente meno difficile.
Il movimento più evidente riguarda gli ordini provenienti dall’estero. Il relativo saldo migliora dal -46,61% al -41,90%. L’export rimane la componente con il valore negativo più profondo, ma la contrazione si attenua rispetto alla precedente rilevazione.
Il dato può quindi essere letto come un primo alleggerimento delle difficoltà, non come un’inversione già compiuta. Ordini interni, produzione ed esportazioni continuano infatti a trovarsi in territorio negativo. La ripresa dell’artigianato piemontese procede per piccoli scostamenti, ancora insufficienti per cancellare le incertezze accumulate.
Più di due aziende su tre rinunciano agli investimenti
Il dato sugli investimenti fotografa con particolare chiarezza il clima nel quale operano le micro e piccole imprese. La percentuale delle aziende che non prevedono di investire scende dal 70,07% al 66,89%. Il miglioramento è visibile, ma oltre due imprese su tre continuano a non programmare nuove spese.
La cautela resta quindi uno degli elementi dominanti. Anche quando alcuni indicatori smettono di peggiorare, una larga parte delle attività preferisce attendere prima di assumere impegni economici. Senza una maggiore propensione agli investimenti, la risalita rischia di procedere lentamente.
Le previsioni relative agli apprendisti seguono la stessa direzione. Il saldo sulle possibili assunzioni passa dal -24,49% al -23,58%. Il recupero è lieve e il valore resta nettamente negativo, segnalando che l’apertura verso nuovi ingressi nelle aziende continua a essere limitata.
Sul fronte degli incassi arriva inoltre un elemento in controtendenza. La quota di imprese che prevede pagamenti regolari diminuisce dal 66,02% al 63,43%. Mentre altri indicatori recuperano qualche punto, le aspettative sulla puntualità degli incassi peggiorano. Un passaggio delicato per realtà di dimensioni contenute, chiamate a programmare l’attività in un contesto ancora incerto.
La richiesta di un maggiore sostegno al credito
Di fronte a numeri meno negativi ma ancora lontani dalla crescita, Confartigianato Imprese Piemonte richiama l’attenzione sulla necessità di agevolare le micro e piccole aziende. Tra le richieste avanzate compare un maggiore sostegno al credito.
Il miglioramento delle aspettative legate all’export viene considerato un segnale da non trascurare. Secondo l’associazione, gli istituti bancari dovrebbero rafforzare la concessione di finanziamenti alle imprese artigiane, permettendo loro di affrontare con maggiori strumenti una fase economica che rimane complessa.
L’accesso al credito assume particolare importanza proprio alla luce della debole propensione a investire. Se quasi il 67% delle aziende non programma interventi, il rischio è che la prudenza rallenti ulteriormente il recupero. I dati raccontano quindi un settore che prova a risalire, ma non ha ancora trovato uno slancio sufficiente.
Il terzo trimestre del 2026 si apre con aspettative meno sfavorevoli per occupazione, produzione, ordini ed esportazioni. Il miglioramento esiste e riguarda diversi indicatori, ma meno negatività non significa automaticamente crescita. Per l’artigianato piemontese la direzione sembra essere cambiata, mentre il percorso resta fragile e ancora in salita.

Isan Hydi
Direttore responsabile di Torinofree.it, esperto in Comunicazione, Ufficio stampa, Digital Pr e link building, scrive notizie di attualità e curiosità dal mondo.




