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Torino, il Museo di Antropologia potrebbe riaprire dopo oltre 40 anni

Da Isan Hydi

Settembre 28, 2026

Torino, il Museo di Antropologia potrebbe riaprire dopo oltre 40 anni
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Il patrimonio universitario torinese comprende raccolte che molti cittadini conoscono soltanto di nome. Fra queste c’è il museo che raccoglie testimonianze sulle culture e sulle comunità umane: dal 1984 non accoglie visitatori con regolarità, pur continuando a essere utile agli studiosi. Adesso si cerca un luogo dove esporre stabilmente i materiali.

L’iniziativa rientra in un programma più ampio, che coinvolge altri musei e si intreccia con il futuro trasferimento di attività accademiche a Grugliasco. Per accogliere di nuovo i visitatori non esiste ancora una data ufficiale.

Una storia iniziata un secolo fa

Nel 1926 prese forma il museo, inizialmente ospitato a Palazzo Carignano. In un secondo momento le collezioni furono spostate nella sede di Accademia Albertina. L’accesso ordinario si interruppe nel 1984: da quel momento la ricerca e alcune iniziative specifiche hanno mantenuto viva l’attenzione sui reperti, ma non hanno sostituito la possibilità di visitare una mostra permanente.

La prospettiva attuale è dare una collocazione stabile a un patrimonio consistente. Per riuscirci servono locali capaci di ospitare i materiali e un allestimento che permetta di presentarli al pubblico. Sono in corso confronti fra l’università e altre realtà cittadine per trovare una risposta a queste esigenze. L’intenzione di riaprire è chiara; la sede, invece, deve ancora essere individuata. È questa distinzione a rendere prematuro indicare quando i visitatori potranno entrare nel nuovo museo.

Rendere accessibili le raccolte significherebbe riportare nella vita culturale della città materiali rimasti a lungo fuori dai normali itinerari di visita. Il loro impiego scientifico è proseguito durante la chiusura, mentre la possibilità di vederli con continuità dipende dalla realizzazione del nuovo percorso.

Nuove sedi per le raccolte universitarie

Il riassetto si lega al campus previsto a Grugliasco, la cui apertura è programmata per marzo del 2027. Con lo spostamento di studenti e ricercatori, alcuni ambienti oggi utilizzati a Torino si libereranno. L’ateneo intende approfittare di questa occasione per ridistribuire le raccolte e renderne visitabile una parte maggiore. Il passaggio a Grugliasco è dunque una tappa del riassetto generale, senza fissare l’apertura al pubblico della raccolta antropologica.

Una delle novità allo studio interessa il patrimonio composto da riproduzioni artificiali di frutti, realizzate nell’Ottocento e oggi riunite in un museo specifico. Sono oltre mille pezzi; nell’ipotesi presentata, il loro futuro spazio espositivo sarebbe un’area dell’Orto Botanico presso il Valentino. La nuova sistemazione diventerebbe possibile dopo il trasferimento delle attività universitarie che attualmente occupano quegli ambienti.

Sono previsti cambiamenti anche per le altre raccolte. L’istituzione dedicata all’antropologia criminale dovrebbe disporre di locali più ampi per materiali quali fotografie, disegni e reperti.

La collezione anatomica resterebbe invece all’interno del sistema espositivo dell’ateneo, con i suoi modelli e i preparati conservati con tecniche differenti. L’intervento, quindi, coinvolge istituzioni con contenuti ed esigenze espositive diverse.

Una mostra sui tre Nobel della Medicina

Accanto agli spostamenti e alla ricerca di nuove sedi, l’università progetta uno spazio museale riservato a tre studiosi legati a Torino che hanno ricevuto il Nobel in campo medico. La visita dovrebbe raccontare le loro biografie e le scoperte attraverso strumenti e materiali dei laboratori storici. È previsto anche un legame con le ricerche scientifiche contemporanee, per mostrare come quelle esperienze possano essere raccontate ai visitatori di oggi.

Per questo progetto l’ateneo ha indicato un primo appuntamento: un’esposizione iniziale fissata al 10 dicembre dell’anno 2026. Quell’anno ricorre il quarantesimo anniversario del Nobel assegnato a una delle figure a cui sarà dedicato il museo. La scadenza riguarda la mostra sui Nobel e non fornisce un termine per riaprire il patrimonio antropologico. Le due iniziative fanno parte dello stesso piano, ma hanno passaggi di realizzazione distinti.

Lo Zemi e le raccolte ancora poco visibili

Il patrimonio custodito dall’università supera quello visibile nelle sale oggi aperte. Alcuni strumenti storici si trovano nei dipartimenti; altre raccolte sono depositate e restano poco accessibili. È in questo quadro che la futura apertura delle sale antropologiche assume un valore particolare: potrebbe dare una sede visitabile a oggetti che per decenni sono rimasti conosciuti soprattutto attraverso il lavoro scientifico.

Fra gli oggetti previsti per il nuovo allestimento spicca Zemi, una figura antropomorfa intrecciata in cotone e datata al Quattrocento. Misura approssimativamente 55 centimetri; custodisce al suo interno un frammento cranico umano. La sua appartenenza è stata oggetto di una contesa che ha coinvolto l’ateneo e la controparte dominicana. Un accordo raggiunto durante il precedente rettorato dovrebbe permetterne la presenza fra i primi oggetti esposti. Dell’opera esiste anche una riproduzione digitale consultabile online.

Il progetto dovrà dunque mettere insieme la scelta degli ambienti e la presentazione di materiali molto differenti fra loro. L’obiettivo dichiarato è restituire ai cittadini una raccolta che ha continuato a esistere e a essere studiata durante decenni di chiusura ordinaria. Il calendario della futura apertura sarà definibile soltanto quando avrà preso forma una soluzione concreta per ospitare le collezioni.

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Isan Hydi

Direttore responsabile di Torinofree.it, esperto in Comunicazione, Ufficio stampa, Digital Pr e link building, scrive notizie di attualità e curiosità dal mondo.

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