Turismo e Fuori Porta

Itinerari turistici alla scoperta di Torino, per visitare luoghi di interesse storico e culturale a Torino e provincia ma anche per un po' di relax nel weekend con una bella gita fuori porta.

Per chi arriva in città : tutte le informazioni turistiche

Itinerari turistici TORINO: scopriamo insieme i luoghi da visitare

Colle Don Bosco Le radici dei Salesiani

colle don bosco 1Andare a Colle Don Bosco, in una calda mattina di fine agosto, è un’esperienza difficile da dimenticare.

Un’aria mistica, quasi sospesa nel tempo, avvolge quest’angolo del Piemonte, dove davvero si possono vivere minuti o anche ore di serenità e pace.

La grande Basilica, con la statua di Don Bosco all’ingresso, accoglie i visitatori alla ricerca di un riparo dal caldo soffocante, con la Cappella del Santo Sacramento e il grande Cristo dell’Altar Maggiore, simbolo di un mondo che non muore.

Proprio di fronte alla Basilica, la sorridente Mamma Margherita apre le porte al mondo dei Becchi, solo poche case, con il Santuarietto di Maria Ausiliatrice nella piazza, che ricordano che, il 14 agosto  1815, fu in quell’umile frazione, che nacque Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, canonizzato da Pio XI nel 1934.

La Basilica di Don Bosco si trova dove un tempo era la cascina Biglione, di cui il padre Francesco era mezzadro e dove nacque Giovanni.

La Basilica è formata da due chiese sovrapposte, la prima pietra fu benedetta l’11 giugno 1961, mentre nel 1965 fu aperta al culto la sola chiesa inferiore, con una capienza di 700 posti.

Francesco morì quando Giovanni aveva solo due anni e Mamma Margherita si trasferì, con i tre figli e la suocera, in una tettoia comperata dal padre qualche mese prima di morire e ristrutturata ad abitazione, oggi sede di un piccolo museo che ospita antiche foto della collina e richiama i valori educativi, oltre all’umiltà della famiglia Bosco e della vita contadina di un tempo.

In quella casa Giovanni fu educato da Margherita secondo i principi dei valori umani e cristiani, tra la stalla, la stanzetta che era anche la cucina e, al piano superiore, la cameretta della mamma e della nonna e la stanzetta del sogno, sogno che Giovannino fece tra i nove e i dieci anni e che l’avrebbe guidato per tutta la vita.

Nella piazza, dove c’e oggi il Santuarietto di Maria Ausiliatrice, si trovava la casa di Antonio Bosco, il fratello maggiore di Giovanni, giovane che ebbe un rapporto molto complicato con la famiglia.

Il tempio nacque nel 1915 da un’idea dei Cooperatori salesiani, per celebrare il centenario dell’istituzione della Festa di Maria Ausiliatrice da parte di papa Pio VII (24 maggio 1815) e quello della nascita di Don Bosco.

colle don bosco 2Alla costruzione contribuirono ragazzi di tutto il mondo, come ricorda una corona di stemmi che corre sotto il tetto, mentre il progetto fu dell’architetto salesiano Giulio Valotti, con la statua di Maria Ausiliatrice opera delle Scuole Professionali Salesiane di Barcellona (Spagna).

A fianco e quasi di fronte alla casetta si trova la dimora del fratello Giuseppe, cui Don Bosco era molto legato, che si sposò a vent’anni, e qui costruì la sua casa, con una stanza al primo piano riservata a Giovanni e una al pianterreno poi destinata a cappella.

Quest’ultima fu benedetta da Don Bosco nell’ottobre 1848, mentre il granaio e il fienile divennero dormitorio autunnale per i ragazzi dell’Oratorio che trascorrevano qui le vacanze per la vendemmia, dove festeggiavano la Madonna del Rosario e quindi partivano per le famose passeggiate autunnali.

Sul muro della casa c’è una meridiana con la scritta che scandì gli anni di studio del chierico Bosco “Afflictis lentae – celeres gaudentibus horae” cioè “Le ore passano lente per coloro che sono tristi, velocemente per chi è nella gioia”.

Il monumento nella piazzetta centrale del Becchi ricorda gli inizi di Giovanni come giovanissimo animatore attraverso l’arte della giocoleria e del saltimbanco su questi prati, che poi usò. anche per il gioco in Oratorio, cioè serietà nella preparazione e sano e intelligente divertimento con finalità formative.

A ovest si trova il prato che, a nove anni, Giovannino vide nel sogno profetico della sua futura missione, che gli prefigurò una vita completamente spesa per i giovani, diventando prete.

Nel prato del sogno dei nove anni si trova la statua in bronzo di Mamma Margherita di Enrico Manfrini (1992), corredata da cinque formelle in bronzo che illustrano episodi della sua vita ai Becchi, dove i bisognosi sapevano di poter trovare un cuore accogliente per qualsiasi necessità.

La Basilica di Maria Ausiliatrice Cuore dei Salesiani

basilica maria don bosco 1Situata nel quartiere torinese di Valdocco, la Basilica di Maria Ausiliatrice è la chiesa simbolo del Salesiani, che Don Bosco vedeva come il cuore della devozione alla Madonna. 

Tutto ebbe inizio nel 1844, quando Don Bosco ebbe uno dei suoi sogni profetici, dove vide una chiesa, che incisa all’interno della grande cupola centrale recava la frase “Qui è la mia casa, di qui uscirà la mia gloria”.

Fu solo nel 1862 che Don Bosco, con Don Giovanni Cagliero, diede inizio ai lavori per la costruzione della basilica.

Il progetto fu dell'ingegner Antonio Spezia, che disegnò una facciata ispirata a quella della chiesa di San Giorgio Maggiore, a Venezia, mentre il capomastro dei lavori era Carlo Buzzetti, uno dei primi ragazzi muratori che Don Bosco aveva incontrato a Torino, e che era diventato uno stimato costruttore. 

Dopo sette anni di duro lavoro, la chiesa venne inaugurata nel 1868. 

Al centro della basilica campeggia il grande quadro centrale, ideato da Don Bosco ed eseguito dal pittore Tommaso Lorenzoni, che il santo di Valdocco vedeva come una rappresentazione della lunga storia della Chiesa cattolica e della Madonna.

Il primo altare sulla destra, consacrato a San Pietro, era quello dove Don Bosco celebrava la Santa Messa tutte le mattine e, dopo la sua santificazione nel 1933, i Salesiani vi collocarono, in una preziosa urna di cristallo, i suoi resti mortali.

Le vesti del corpo del Santo furono donate da papa Benedetto XV, mentre il volto e le mani sono stati modellati in cera dallo scultore Cellini.

Nel transetto a sinistra si nota l'altare a San Giuseppe, l’unico rimasto come l'ha voluto Don Bosco e con un dipinto del Lorenzoni, dove Gesù Bambino porge a San Giuseppe delle rose, che piovono sulla chiesa di Maria Ausiliatrice e sull'oratorio di Valdocco.

A destra c’è l’urna, dove sono custoditi i resti mortali di Santa Maria Mazzarello, cofondatrice e prima superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice, morta a 44 anni il 14 maggio 1881 e proclamata santa nel 1951, mentre in un altare a sinistra, dentro una piccola urna di legno, sono conservati i resti mortali di San Domenico Savio, il quindicenne allievo di Don Bosco, diventato santo nel 1954.

Il santuario fu ampliato negli anni Trenta del Novecento, su progetto degli architetti Mario Ceradini e Giulio Valotti, sacerdote salesiano, con il nuovo altare consacrato a Don Bosco, l'ampliamento del presbiterio, la seconda cupola di 12 metri di diametro, le due cappelle laterali con relative tribune superiori, la galleria con sei altari fra cui quelli consacrati al Crocifisso, a San Giuseppe Cottolengo, a San Giuseppe Cafasso. 

Entrando dall'ingresso principale, una scala sul lato destro porta alla Cripta o Cappella delle Reliquie, dove c’è la tomba del Beato Michele Rua, il ragazzo che fece a metà con Don Bosco e suo primo successore, oltre a molte reliquie di martiri e di santi, come i Santi Luigi Versiglia e Callisto Caravario, missionari salesiani, che furono martirizzati in Cina nel 1930. 

Nella sacrestia della basilica il pittore Paolo Giovanni Crida lavorò a un grande ciclo che rappresenta alcuni momenti cruciali della vicenda di Don Bosco, come l’aiuto del cane Grigio, l’incontro con Bartolomeo Garelli, Don Bosco tra i ragazzi dell'Oratorio, l’arrivo di Mamma Margherita a Valdocco, Giovannino Bosco che insegna il catechismo ai compagni, Don Bosco che confessa i suoi ragazzi. 

Dal porticato, accanto al portone principale d'ingresso, si arriva alla Mostra Mariana, con una ricca documentazione sulla devozione popolare alla Madonna. 

All Tours Club, idee e soluzioni per le vacanze

vacanze in sardegnaAll Tours Club, idee e soluzioni per le vacanze

Quando si ha voglia di fare una vacanza, sempre più spesso si sente il desiderio di scegliere una soluzione personalizzata e che sia creata in base alle proprie esigenze. Accontentarsi dei vari pacchetti presenti nei portali su internet o nei tradizionali cataloghi delle agenzie viaggio non sempre sono la soluzione migliore per una vacanza indimenticabile.

Proprio per riuscire a colmare questo problema, Ciro di Maso è il suo staff hanno deciso di creare il sito internet di alltoursclub.it. Al suo interno, sono presenti una serie di destinazioni e di proposte vacanza, differenti tra loro ma accumunate da un servizio di altissimo livello.

Quali sono le mete a disposizione?


All Tours Club ha scelto di focalizzare la sua proposta sul mercato italiano, selezionando alcune delle migliori strutture presenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia e Toscana. Hotel, resort e villaggi turistici dotati di tutti i comfort e ideali per una vacanza sia in famiglia che in coppia.

La presenza di un ottimo numero di strutture ricettive, permette a tutte le persone di trovare una soluzione ideale per le proprie vacanze. Inoltre, l’aiuto degli esperti di All Tours Club nel consigliare quali attrazioni visitare è importante per arrivare preparati e informato su cosa vedere quando si sarà in vacanza.

Per gli amanti della buona tavola, in molte strutture è possibile usufruire di un servizio ristorazione. I piatti della tradizione regionale si sposano a meraviglia con le rivisitazione in chiave moderna che le brigate di cucina propongono durante le giornate di vacanza degli ospiti.

Chi è la mente di All Tours Club?


All Tours Club è un tour operator nato dall’idea di Ciro di Maso, imprenditore e web marketer con una esperienza decennale nel settore del turismo. La sua scelta, di andare contro tendenza e creare una soluzione ideale per le persone che sono alla ricerca di una vacanza personalizzabile, è riuscita a colmare un gap presente da anni nel settore dei tour operator nazionale.

Grazie ad un sito internet ricco di proposte dettagliate e alla presenza di personale esperto nella creazione di pacchetti viaggio è possibile acquistare la vacanza perfetta. In ogni momento della giornata è possibile visionare sul sito le proposte distribuite lungo tutta la penisola italiana, isole comprese e richiedere maggiori informazioni o prenotare il proprio soggiorno.

Se la vostra aspirazione è di trascorrere una vacanza divertente in alcune delle migliori località italiane, magari usufruendo di un trattamento a 5 stelle ma ad un prezzo migliore allora le proposte di All Tours Club sono quello che fa per voi. Provate a verificare subito se esiste una proposta di vostro gradimento, per iniziare immediatamente a sognare la vacanza dei vostri sogni.

Abbigliamento tecnico invernale, quale scegliere?

abbigliamento tecnico

Quando si pratica uno sport o si fanno delle attività all’aria aperta in inverno, è bene essere muniti del migliore abbigliamento tecnico possibile. Questo, oltre a permette una migliore vestibilità e movimenti durante l’attività fisica è indispensabile anche per mantenere il proprio corpo asciutto e al caldo. Indumenti non di qualità, non offrono la giusta traspirabilità necessaria per un’attività intensa e che porta il corpo ad espellere molti liquidi.

Kedra-T è un’azienda italiana in grado di offrire una vasta selezione di prodotti per gli appassionati di Bike, Moto, Running e non solo. Capi di abbigliamento tecnico e fasce multiuso che permettono di mantenere costante la temperatura del corpo e allo stesso tempo favoriscono la naturale evaporazione del sudore.

Per chi ha dubbi su come scegliere il proprio abbigliamento tecnico, qui di seguito può trovare alcuni semplici consigli.

1. Scegliere vestiti ben aderenti

Per avere il massimo comfort durante gli allenamenti e allo stesso tempo diminuire la quantità di aria presente tra il tessuto che compone l’abbigliamento e la pelle, è bene scegliere un indumento ben aderente. Un altro fattore da prendere in considerazione, è che non deve essere presente del cotone al suo interno. Il cotone blocca il sudore che il corpo umano produce, e raffreddandosi può causare una sensazione sgradevole e portare problemi se le temperature sono molto fredde.

2. Vestirsi a cipolla

Come ci ricordavano le nonne, è bene vestirsi a cipolla nei mesi più freddi dell’anno. In questo modo, se la temperatura si alza o l’attività fisica che si sta facendo incrementa di molto la temperatura del proprio corpo si ha la possibilità di rimuovere uno strato di vestiario e ridurre la temperatura. Il corpo deve rimanere ben al caldo, ma allo stesso tempo deve avere la possibilità di traspirare al meglio l’eccessiva sudorazione.

  1. 3. Proteggere nel migliore dei modi testa, mani e piedi

    Le estremità del corpo sono la parte più sensibile del corpo umano al freddo; e che si può congelare con maggiore facilità. Vista la lontananza dal cuore, l’afflusso di sangue in quelle zone è minore. Per mantenerle ben al caldo, è bene utilizzare guanti, calzini invernali e indumenti che permettono alle estremità di rimanere della giusta temperatura.

    4. Scegliere l’orario migliore per il proprio allenamento

    Questo può sembrare un suggerimento che centra poco con la tipologia di abbigliamento per gli allenamenti invernali, ma durante l’arco della giornata l’escursione termina è spesso notevole. Allenarsi durante le ore più calde della giornata è importante, per permettere al corpo di non subire shock termici. Inoltre, se si fanno i propri allenamenti nelle ore con meno sole è bene ricordarsi di vestirsi con capi catarifrangenti e di utilizzare delle torce o luci che indicano la propria posizione. In questo modo, non si rischia di essere travolti da qualche automobile o altro mezzo.

    Se si seguono questi accorgimenti, e si decide di scegliere un indumento tecnico di buona qualità come quelli prodotti da Kedra-T, si potrà allenarsi anche in inverno nelle migliori condizioni. Il freddo non deve essere temuto, poiché la mente può influire sulle prestazioni del fisico. Conoscere il modo migliore per stare al caldo, è la soluzione vincente se si vuole praticare sport durante la stagione invernale.

Novara Tra le risaie del Piemonte

novara 1Tra il Terdoppio e l'Agogna, in quella zona ricca di risaie del Piemonte pianeggiante, si trova la città di Novara, le cui origini sono avvolte nella leggenda.

Forse la sua storia ebbe inizio con i Liguri nel V secolo a.C. e poi con i Galli Vertacomacori che, nel IV secolo a.C, invasero il basso novarese, per poi, con il nome di Novaria, essere una fiorente città romana, eretta come Municipium nel I secolo a.C. da Cesare.

Con l’Alto Medioevo, Novara vide l’arrivo prima di San Lorenzo e poi di San Gaudenzio, che fu il primo vescovo cristiano della città.

Nel 569 Novara venne occupata dai Longobardi, poi. sotto i Franchi, divenne sede di un comitato, ma continuò a dipendere, per cento anni, dalla vicina Pombia.

Durante la lotta per le investiture, Novara vide le sue mura abbattute dall'esercito di Enrico V, ma dopo sei anni fu lo stesso imperatore a concedere la ricostruzione delle mura e delle torri ai cittadini, che diedero vita al libero Comune di Novara, l’unica fra le città piemontesi in cui venne edificato il Broletto.

Nel XII secolo la città fu sconvolta dalla lotta tra i Ghibellini e i Guelfi, che termino grazie all’intervento dell’imperatore Enrico VII.

Verso il 1330 Novara divenne parte del ducato visconteo, poi passo nel 1448 agli Sforza e, dopo la fine del ducato di Milano, fu invaso dai Farnese e infine cadde sotto il dominio spagnolo.

Nel 1713 il trattato di Utrecht portò Novara a essere ceduta, con la Lombardia, all'Austria, ma nel 1734 i Savoia la conquistarono.

Occupata poi dai francesi nel 1798, dagli austro-russi un anno dopo e ancora dai francesi nel 1800, Novara tornò ai Savoia solo nel 1814.

L'ultima battaglia che vide la città in un ruolo importante avvenne il 23 marzo 1849 alla Bicocca, alla periferia della città, dove i piemontesi furono sconfitti dagli austriaci, ponendo fine alla prima guerra d’indipendenza italiana.

Cuore di Novara, da sempre, sono la Basilica di San Gaudenzio e il Duomo di Novara, che troneggiano nel centro storico della cittadina piemontese, oltre al Broletto, simbolo per secoli del potere comunale.

Costruita secondo un progetto di Pellegrino Tibaldi, la Basilica di San Gaudenzio ha una pianta a croce latina, tipicamente tardo rinascimentale e conserva numerose opere d'arte, tra cui un'antica cattedra vescovile.

Nello scurolo settecentesco è conservata l’urna d’argento con i resti di San Gaudenzio, patrono della diocesi, mentre la cappella del Santissimo Sacramento presenta otto tele secentesche del Fiammenghino, che rappresentano scene della vita di San Gaudenzio.

Il campanile fu opera di Benedetto Alfieri, mentre la cupola, edificata tra il 1840 e il 1885 da Alessandro Antonelli, fu realizzata in muratura e alla sua sommità fu posta una statua in rame dorato del Cristo Salvatore, opera di Pietro Zucchi.

A poca distanza, percorribile agevolmente a piedi troviamo il Duomo.

La storia del Duomo di Novara iniziò quando San Gaudenzio, nel IV secolo d. C, fece erigere un complesso che comprendeva la Basilica urbana, il Battistero, e la Domus Episcopalis. 

Tra l'XI e il XII secolo, la cattedrale fu demolita per essere sostituita da una nuova costruzione in stile romanico, che papa Innocenzo II consacrò il 17 aprile 1132, con una facciata affiancata da due torri che raccordavano le navate con i matronei. 

Nel 1580, per ordine del vescovo Francesco Bossi, fu demolita la vecchia abside, che venne sostituita da un nuovo coro a pianta rettangolare.

Verso gli inizi del Settecento, su un progetto di Benedetto Alfieri, la cattedrale fu gradualmente restaurata in stile barocco, mantenendo le sue strutture originarie.

novara 2Nella seconda metà dell’Ottocento Alessandro Antonelli progettò la nuova cattedrale e
nel 1857 venne demolito il quadriportico, poi ricostruito in forme neoclassiche, ma il progetto colossale rimase incompleto, infatti, non furono costruiti il transetto e il coro. 

Lungo il lato affacciato sulla piazza della Repubblica, l'edificio presenta un portico con colonne lisce e capitelli corinzi, chiuso da una cancellata e circondato internamente da un ulteriore porticato.

L'ingresso è sotto un pronao, costituito da quattro imponenti colonne scanalate, ornate da capitelli corinzi, che sorreggono un frontone di forma triangolare, mentre la chiesa è divisa in tre navate da colonne in stucco in finto marmo.

Nella navata di sinistra si trovano la Cappella di San Giuseppe, con una tela di Carlo Francesco Nuvolone raffigurante l’Adorazione dei Magi, la Cappella di San Gaetano, con la tavola cinquecentesca di Sperindio Cagnoli raffigurante l’Ultima Cena, la Cappella della Madonna delle Grazie e la Cappella di Sant’Agabio, che conserva i resti del santo novarese.

Il presbiterio conserva l’antico pavimento del duomo paleocristiano a tessere bianche e nere, mentre il coro è decorato da una serie di tele seicentesche del milanese Filippo Abbiati e di Melchiorre Gherardini.

Nella navata di destra si trovano l’altare di San Lorenzo Martire. la Cappella di San Benedetto con la pala del 1575 di Bernardino Lanino, la Cappella di Santa Caterina d’Alessandria, con la tele di Gaudenzio Ferrari raffigurante il Matrimonio Mistico di Santa Caterina e quella settecentesca della Madonna del Riscatto,  con un gruppo scultoreo di Giuseppe Rusnati.

Tra i due edifici sacri è posto il Broletto.

Il Broletto di Novara all’inizio era una corte recintata per lo scambio delle merci e le funzioni pubbliche nel cuore della città poi, dopo la Pace di Costanza nel 1183, il Comune di Novara vi fece erigere gli edifici per le assemblee e l’amministrazione della giustizia.

Il complesso del Broletto comprende quattro edifici, con una serie di portici al piano terreno che circondano un cortile, costruiti dal XIII al XVIII secolo con una ricca varietà di elementi architettonici e decorativi molto diversi tra di loro.

Il lato nord è chiuso dal Palazzo del Comune o dell’Arengo del XII secolo, mentre sul lato est si trova il Palazzo delle Corporazioni Artigiane o Paratici del XIII secolo e il lato sud, verso Piazza Duomo, comprende il Palazzo del Podestà e nel lato ovest il Palazzo dei Referendari edificati entrambi tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo.

Dalla metà del XVI secolo il complesso venne abbandonato, fino al XIX secolo quando iniziarono una serie di sporadici interventi di recupero, ma solo durante gli anni tra il 1926 e il 1936 ebbe inizio il lungo restauro del Broletto.

La sala dell’Arengo divenne uno spazio espositivo nel 1964, il fregio del cortile fu restaurato nel 1978 e la facciata del Palazzo dei Paratici fu riproposta al pubblico nel 1993.

Il complesso del Broletto dal 2011 è la sede della Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni e di una serie di mostre temporanee.

Carrù, in mongolfiera sulle Langhe

mongolfiere langhe 1Se si vogliono ammirare le bellezze di Torino e delle Langhe da un punto di vista e da un’altezza diversa dal solito, che ne dite di un avventuroso volo in mongolfiera, tra le colline ricoperte di vigneti e cipressi delle Langhe, scrutare l’orizzonte e poi sbirciare i tesori di Torino dall’alto?

Se l’idea è interessante, a Carrù, paesino a un’ottantina di chilometri da Torino, c’è un campo di decollo del tour in mongolfiera che in un’ora porta dalle Langhe a Torino e viceversa.

L’avventura inizierà già all’arrivo al campo di decollo di Carrù, dove si potrà assistere alla preparazione delle mongolfiere mentre sono gonfiate.

Dopo i controlli di routine effettuati dai piloti si potrà salire nel cesto del pallone aerostatico e iniziare un viaggio nei cieli delle Langhe.

Da un’altitudine di 2.000 piedi a 6.000 metri di altezza si potranno vedere le valli, i vigneti, i castelli, i piccoli borghi e il meraviglioso panorama di questi incantevoli posti, che hanno vissuto una storia lunghissima dal Medioevo fino a un grande scrittore come Cesare Pavese, passando per Napoleone e il Risorgimento.

La particolarità di questo tipo di tour è che ogni volo è un’esperienza sempre diversa, perché le mongolfiere sono trasportate dal vento e quindi il percorso è sempre tutto da scoprire.

E, come la tradizione dei viaggi in mongolfiera vuole da sempre, il volo terminerà con una coppa di champagne prima di rientrare al luogo del decollo, che è un bel modo per finire un’avventura nei cieli di Torino e del Piemonte.

È necessario presentarsi al campo, dopo averlo comunicato il giorno prima, almeno 20 minuti prima del decollo, i bambini da 0 a 6 anni non sono ammessi per ragioni di sicurezza.

Il luogo d’incontro a Carrù sarà comunicato il giorno prima del tour, in base alle condizioni meteorologiche e gli orari di decollo possono variare in base alla stagione e alle condizioni meteo.

È necessario chiedere conferma dell’orario il giorno prima del decollo.

La durata del viaggio è di circa un’ora, mentre le tariffe sono di 250 euro a persona.

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