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Il Piffetti ritrovato e altri capolavori

piffetti ritrovato venaria 1Dopo la mostra Genio e Maestria. Mobili ed ebanisti alla corte sabauda tra Settecento e Ottocento e il prezioso ritrovamento da parte dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino di uno straordinario arredo facente parte delle collezioni d’arte di Palazzo Chiablese a Torino, la Reggia di Venaria nelle Sale dei Paggi, dal 19 dicembre al 19 dicembre 2019, propone una piccola e significativa raccolta di opere di Pietro Piffetti.

Primo ebanista del Re, Piffetti aggiornò il mondo dell’arredo, partendo dall’estremismo decorativo dei suoi esordi fino alla quiete espressiva degli ultimi lavori della sua piena maturità creativa.

Sono cinque i manufatti in esposizione, un tavolo da muro, un cofanetto, un paleotto d’altare, una scrivania con scansia, e la scrivania ritrovata qualche mese fa.

La vicenda della scrivania ritrovata è nata dopo la mostra Genio e Maestria. Mobili ed ebanisti alla corte sabauda tra Settecento e Ottocento, allestita alla Reggia, quando la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Torino segnalò l’assenza di una delle più famose opere del maestro ebanista, così la Procura della Repubblica di Torino avviò le indagini.

La scrivania è stata ritrovata a luglio dai carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Torino, dopo essere scomparsa per ben sessant’anni.

Infatti, la scrivania era stata venduta nel secondo dopoguerra a un privato cittadino e venne portata all’estero senza autorizzazione e da allora se ne erano perse le tracce.

Era lo scrittoio che Piffetti ideò per essere collocato in una nicchia di Palazzo Chiablese e, per questa prestigiosa posizione, la scrivania era considerata un bene immobile e di proprietà del Demanio.

Oltre alla scrivania ritrovata è da vedere anche la scrivania del duca di Chiablese, a doppio corpo con pregiati intarsi di avorio e madreperla, realizzata dal Piffetti tra il 1767 e il 1768, dal valore di oltre due milioni di euro, che dopo la mostra tornerà nella sala ducale di Palazzo Chiablese.

Le opere in esposizione sono provenienti dalla collezione Intesa Sanpaolo, dai Musei Reali – Palazzo Reale, dalla Chiesa di San Filippo Neri e da Ca’ Rezzonico a Venezia e sono state restaurate dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale.

La mostra è stata ideata dal Consorzio delle Residenze Sabaude con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Torino, del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale e Intesa Sanpaolo.

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