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Frank Lloyd Wright. Tra America e Italia

frank america italia 1Dal 27 marzo al 1 luglio la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino presenta la mostra Frank Lloyd Wright.Tra America e Italia che, tra fotografie, oggetti, cataloghi, litografie e disegni originali, la mostra esplora il pensiero di Wright in merito all’architettura organica dal suo primo soggiorno in Italia nel 1910 fino alla sua ultima visita nel 1951, molto legato al lungo dibattito architettonico, urbanistico e paesaggistico italiano.

Durante il primo viaggio in Europa, nel 1910 Wright visse per sei mesi a Fiesole, vicino a Firenze, dove lavorò ai temi del suo saggio The Sovereignty of the Individual in the Cause of Architecture, che fu l’introduzione a Ausgeführte Bauten und Entwürfe von Frank Lloyd Wright, una pubblicazione artistica di litografie che illustravano i suoi principali progetti architettonici realizzati fino ad allora.

“In Italia non vi è prova più grande di un felice abitare” diceva Wright, infatti i palazzi, i dipinti e le sculture sembrano “nascere come fiori al lato della strada e cantare la loro esistenza”. 

I temi di architettura, democrazia e natura illustrati in questo saggio con gli anni divennero un interesse fondamentale per Wright, lo ossessionarono per tutta la vita e furono un filo conduttore per molti architetti italiani nei decenni che precedettero e seguirono la Seconda guerra mondiale. 

Fu a Torino, il 21 gennaio 1935, che Edoardo Persico, direttore antifascista della rivista Casabella, tenne una lezione dove Wright fu visto come un arbitro della libertà, dell’individualismo e della diversità, segnando l’avvio di un impegno decennale per la teoria dell’architettura organica di Wright e l’inizio della sua risonanza nella cultura italiana.

Dopo la guerra, Bruno Zevi pubblicò il fondamentale testo Verso Un’Architettura Organica (1945), che, per la carenza di carta, includeva una sola immagine come copertina, Fallingwater, la leggendaria casa di Wright sospesa su una cascata a Bear Run in Pennsylvania e nello stesso anno fu fondata l’Associazione per l’Architettura Organica, che vide Zevi tra i suoi membri e che fu la prima manifestazione di una scuola di architettura wrightiana in Italia.

Nel 1951, quando Frank Lloyd Wright ritornò in Italia per accompagnare la mostra itinerante Sixty Years of Living Architecture, venne celebrato come un visionario dell’architettura moderna e della politica democratica. 

La mostra approfondisce questa lunga storia con le innovazioni che furono apportate da Wright nei suoi progetti, come la Robie House (1908-10), simbolo del prairie style guidato da Wright all’inizio del XX secolo, l’Unity Temple (1905-08), una profonda rielaborazione dell’architettura sacra, il Doheny Ranch (1923), sintesi della casa individuale, tra infrastruttura e paesaggio, San Marcos in the Desert (1928-29), la pianificazione ambientale per creare un microclima di raffreddamento sostenibile nell’arido clima dell’Arizona, fino alle sperimentazioni con il cemento e la ricerca della forma organica culminate nel Guggenheim di New York (1943-59).

Tra i progetti esposti c’è il Masieri Memorial (1951-55), ideato da Wright per il Canal Grande di Venezia per commemorare uno dei suoi discepoli italiani, Angelo Masieri, morto in Arizona mentre stava completando un gran tour dell’America per lavorare con Wright, e che, per la combinazione di modernismo e di forme e materiali tradizionali veneziani, divenne un simbolo degli scambi culturali tra Wright e l’Italia. 

La mostra è visitabile da martedì a domenica dalle 10 alle 19, ed è chiusa il lunedì.

Il biglietto d’ingresso intero costà 10 euro, ridotto 8 per gruppi, over65 e convenzionati, il ridotto speciale 4 per scuole e ragazzi dai 6 al 16 anni ed è gratuito per i bambini fino ai 6 anni non compiuti, disabili, oltre che per gli abbonati ai Musei Torino Piemonte e Torino+Piemonte Contemporary.

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