Giovanni Arpino Dall’Istria a Torino

arpino 1Giovanni Arpino nacque a Pola il 27 gennaio 1927, dove il padre, colonnello originario di Torino, era stato trasferito da poco.

Arpino visse la sua adolescenza a Bra, dove sposò, giovanissimo, Caterina, che fu la sua compagna per tutta la vita, anche dopo il trasferimento a Torino, dove lo scrittore iniziò a cercare un senso più concreto degli uomini e delle cose della vita.

Laureatosi con una tesi su Esenin nel 1951, l'anno successivo Arpino esordì come romanziere da Einaudi con Sei stato felice, Giovanni, nella storica collana I Gettoni di Elio Vittorini, un amaro romanzo di formazione nella Genova degli anni Cinquanta.

Ribelle a ogni convenzione sociale, Arpino fu anche un grande giornalista, che scrisse su quotidiani come La Stampa e Il Giornale, nel ruolo di critico e di eccellente giornalista sportivo, oltre ad essere un apprezzato scrittore.

Dal carattere ruvido, ironico, a volte anche infelice, spesso ignorava il bon ton e diceva esattamente quello che pensava, Giovanni Arpino, con uno stile magico e affascinante, nei suoi racconti e romanzi raccontava i conflitti psicologici tra individuo e società, in quel periodo che andò dal boom economico fino agli anni di piombo.

Infatti Arpino, al contrario dei suoi conterranei Cesare Pavese e Beppe Fenoglio, legati al mondo del mito e alla leggenda della guerra partigiana, non smise mai del tutto di cercare un confronto con il suo tempo e l'attualità, sulla traccia di alcuni titoli di giornale, tra storie di cronaca nera, come in Un delitto d’onore del 1960, Anima persa del 1966 e Il fratello italiano del 1980, fatti di costume, ritagli di personaggi e macchiette da promuovere a eroi di romanzi, come in Randagio e l’eroe, Domingo il favoloso e Il primo quarto di luna, la trilogia fantastica degli anni Settanta.

Con uno stile che andava dall'elegiaco all'ironico al grottesco, lo scrittore non perse mai il profondo legame con le sue radici, come dimostrano le poesie di Bocce ferme, dal taglio ironico e quotidiano.

Sempre a suo agio fra letteratura e mass media, Arpino fu anche un polemista vivace e cronista sportivo incisivo, straordinario testimone del suo tempo, con ironia, sentimento, passione, come dimostra Azzurro tenebra, edito da Einaudi nel 1977, sull’Italia nei Mondiali di Calcio del 1974, dove elevò un genere di seconda categoria a fenomeno culturale.

E, durante il Mondiale del 1982, mentre Gianni Brera e Mario Soldati raccontavano i campioni azzurri. Arpino fece conoscere in Italia lo scrittore sportivo Osvaldo Soriano, con saggi e articoli dove lo sport si univa finalmente alla letteratura.

Uno dei capolavori di Arpino è La suora giovane del 1959, che Eugenio Montale definì uno dei classici letterari del secondo Novecento.

Lo scrittore vinse prestigiosi premi letterari, lo Strega nel 1964 con L'ombra delle colline, il Campiello nel 1972 con Randagio è l'eroe e il Super Campiello nel 1980 con Il fratello italiano.

Consumato da un male incurabile, Giovanni Arpino rimase fino all'ultimo legato a un grande amore per la vita, come raccontano i suoi ultimi romanzi, La sposa segreta del 1983, Passo d’addio del 1986 e La trappola amorosa, uscito postumo nel 1988, poco tempo dopo la morte dello scrittore, avvenuta a Torino il 10 dicembre 1987.

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