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Addio a Sergio Zaniboni Il torinese che disegnava Diabolik

sergio zaniboni 1Leggo Diabolik da sempre, avevo solo quattro anni, leggevo già, e tra i fumetti anche Diabolik. Non ho mai smesso, neanche ora.

Un appuntamento fisso, cui non ho mai rinunciato, Sergio Zaniboni era un amico 

Venerdì 18 agosto, in un weekend di fine estate, è scomparso, a ottanta anni compiuti il 4 agosto, il torinese Sergio Zaniboni, uno dei più noti e importanti disegnatori di Diabolik e creatore, tra l'altro, del logo delle Figurine Panini.

Nato a Torino nel 1937, Zaniboni lavorò a lungo come radiotecnico per l’Enel, poi approdò al fumetto dopo aver svolto attività di grafico pubblicitario, che lo vide, tra l’altro ideare, lo storico logo delle Figurine Panini, simbolo d’intere generazioni di bambini.

Il primo lavoro di Zaniboni risale al 1967, quando illustrò I promessi sposi per l’editore Gino Sansoni, che allora aveva tra le sue proprietà l’Astorina, la casa editrice dove la moglie Angela Giussani scriveva le prime avventure di Diabolik.

Con Pier Carpi come sceneggiatore, Sergio diede alle stampe il secondo episodio della serie I Classici a fumetti Cagliostro, poi approdò alla rivista Horror e per questa rivista iniziò a pubblicare i suoi primi fumetti.

Zaniboni iniziò a disegnare Diabolik nel 1969 con l’episodio Delitto su commissione, che fu anche la prima e l’unica a essere anche inchiostrata dal disegnatore piemontese.

Da allora Sergio fu una delle colonne portanti di Diabolik, che però all’inizio, seguendo le direttive delle Giussani, doveva elaborare seguendo un canone molto ben preciso, senza innovazioni.

Ad esempio Diabolik doveva essere sempre accigliato, solo più avanti ha potuto assumere espressioni più serene.

Lo stile fotografico di Zaniboni era davvero diverso dallo stile tradizionale di Diabolik all’epoca ma Sergio realizzò solo le matite, poi lo stile era uniformato da chi ripassava i disegni a china.  

Quando Diabolik, negli anni Settanta, visse una grande evoluzione grafica e psicologica, di pari passo ci fu in Zaniboni un cambiamento grafico che aveva concordato con le sorelle Giussani.

 “Il mio modo di lavorare è semplice, spesso mi aiuto con le fotografie. Sono sempre stato appassionato di cinema e di fotografia, quando vado in giro, spesso porto con me la macchina fotografica. Per i personaggi di Diabolik, spesso ho chiesto ai miei amici e qualche volta anche ai miei figli, di posare per me. Fotografo anche i passanti quando sono in posizioni particolarmente significative. Per i luoghi mi sono documentato con foto scattate nei posti più disparati. Per gli ambienti mi documento con libri di arredamento e architettura, mentre per le auto compro dei modellini oppure mi procuro dei depliants, da varie concessionarie d’auto. Col passare del tempo mi sono reso conto dell’importanza della semplicità di lettura in una storia a fumetti. Il fumetto deve essere una forma di linguaggio comprensibile a tutti” disse il disegnatore più volte.

Zaniboni però non ha solo lavorato sul nero criminale, infatti, nel 1972 diventò un collaboratore del Giornalino illustrando prima alcuni racconti e infine disegnando la serie Il campione, Il giro del mondo del Surprise e infine quella del tenente Marlo.

Dopo un intervallo di due anni, a causa degli impegni assunti con Diabolik, Zaniboni tornò su Il Giornalino e realizzò Speedy Car e Reporter Blues.  

Tra i vari riconoscimenti, Sergio ricevette nel novembre 2000 il premio Yellow Kid, Una vita per il Cartooning assegnato dal Direttivo di Immagine a un maestro dei comics, per la lunga e costante attività diretta alla realizzazione grafica delle vicende di un eroe noir di grande richiamo popolare, rese con efficacia espressiva e ammirevole professionalità.

Una vita per disegnare, perché si sa, l’immagine non ha bisogno di traduzione. 

Questa immagine è nata dalla penna di Sergio Zaniboni. 

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