Sotto il segno di Volonté a Torino

sotto segno volontè 1La mostra Sotto il segno di Volonté. Dalle collezioni del Museo Nazionale del Cinema alla Bibliomediateca Mario Gromo di Torino dal 17 maggio al 15 settembre, è un omaggio a Gian Maria Volonté, attore intramontabile, inquieto, ribelle e anticonformista. 

Sotto il segno di Volonté celebra uno degli interpreti più importanti del cinema italiano con i preziosi materiali che la figlia dell’attore, Giovanna Gravina, ha recentemente donato al Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Nella mostra ci sono documenti che testimoniano in particolare gli ultimi decenni della lunga carriera di Volonté, arricchiti dai materiali provenienti dalle collezioni dell’Archivio storico, della Bibliomediateca Mario Gromo e da alcuni scatti fotografici particolarmente significativi della Fototeca del Museo Nazionale del Cinema.

Gian Maria Volonté nel corso della sua carriera ha preso parte a pellicole controverse, scomode e censurate, raccontando, in anticipo sui tempi, verità non ancora note, esponendosi in prima persona a critiche e ritorsioni.

Nato a Milano il 9 aprile 1933 Volonté, interessato al teatro fin da giovanissimo, ben presto si trasferì a Roma dove si diplomò all’Accademia d’Arte Drammatica nel 1957, con una recitazione incisiva e spesso istrionica e una concezione militante e politica della recitazione.

Nel 1960 debuttò al cinema con Sotto dieci bandiere di Duilio Coletti, ma la sua fama negli anni Sessanta fu legata al boom degli Spaghetti Western, infatti Sergio Leone lo volle in Per un pugno di dollari (1964) al quale partecipò nella parte del cattivissimo bandito messicano Ramón.

Volonté, divenuto una celebrità internazionale, riprese il bandito feroce e nevrotico in Per qualche dollaro in più (1965) ma si dedicò anche al cinema impegnato, come il western politico Quien sabe (1966) di Damiano Damiani, in A ciascuno il suo (1967) di Elio Petri, tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia e in Banditi a Milano (1968) di Carlo Lizzani.

Gli anni Settanta videro Volonté ancora più concentrato su film impegnati, come la nuova collaborazione con Elio Petri per il poliziesco Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), cui seguirono La classe operaia va in paradiso (1972) e Todo modo (1976), nel quale evocò la caricatura di Aldo Moro.

Negli anni Ottanta, Gian Maria Volonté ricevette il premio per il Miglior Attore a Cannes, con La morte di Mario Ricci (1983) di Claude Goretta e con Francesco Rosi si dedicò all’adattamento del racconto di Garcia Marquez Cronaca di una morte annunciata (1987).

Negli anni Novanta, due dei ruoli più famosi di Volonté furono in due adattamenti di romanzi di Leonardo Sciascia, Porte aperte (1990) di Gianni Amelio, come un giudice che oppone una testarda resistenza alla dittatura fascista e Una storia semplice (1991) di Emidio Greco.

Mentre lavorava con il regista greco Theo Angelopoulos a Lo sguardo di Ulisse, Gian Maria Volonté morì per un infarto nell’isola greca di Florina, il 6 dicembre 1994, a soli sessantun anni.

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