Fiera de SantMarcelin di Macra 2017

macra sagra 1Tra nuovi progetti, incontri, musica e specialità culinarie torna con la 171esima edizione la Fiera de SantMarcelin di Macra, che si terrà il 22 e 23 aprile.

La Valle Maira, come tutte le valli cuneesi, venne abitata fin dal Neolitico da gruppi di pastori-cacciatori nomadi, cui fu dato il nome di Liguri alpini o montani e la loro presenza è stata testimoniata dall’esistenza di coppelle sulle rocce alte dell’attuale comune di Roccabruna.

Verso il VII secolo a.C. giunsero nella valle varie popolazioni indoeuropee che diedero vita alla civiltà detta celto-ligure, poi arrivarono i romani, poichè i percorsi trasversali alle valli erano ritenuti importanti data l’agibilità dei valichi per il transito di merci.

Con la crisi dell’impero romano, tutte le valli alpine videro passaggi di orde barbariche e con Carlo Magno e i suoi successori si diffuse il sistema feudale, che vide il predominare di piccoli signori locali spesso in lotta fra loro.

Verso il 900 arrivarono i Saraceni, che per circa settant’anni con le loro scorrerie saccheggiarono il territorio, come ricordano le abaias del Preit a Canosio e di Castellar a Celle di Macra.

Dopo l’espulsione dei Saraceni, il territorio di Macra fece parte dei domini del signore di Montemale e, con l’età comunale, ebbe inizio un periodo florido dal punto di vista commerciale in tutta la valle, sia verso la pianura che verso la Francia.

Nel XII secolo, l’antico comune di Alma passò prima sotto il marchesato di Bonifacio di Busca e poi, con Dronero e altri comuni, venne ceduto al Marchese di Saluzzo, mentre vennero edificate case signorili; le chiese e le cappelle furono affrescate da pittori noti e progredirono agricoltura, artigianato e allevamento, a Macra vennero affrescate la cappella di San Salvatore e quella di San Pietro.

Nel Cinquecento in Valle Maira si diffuse il calvinismo e con la fine del marchesato di Saluzzo, nel 1601 il territorio passò sotto i Savoia, che lasciarono la zona di Alma in feudo all’auditore Gioia di Asti con il titolo di conte.

Nel Seicento e Settecento gli eserciti percorsero la valle, come ricorda la via dei cannoni che univa le valli Varaita, Maira, Grana e Stura.

A metà del Settecento Alma divenne un feudo delle famiglie Ponte e Porporato che avevano il titolo di conte, mentre Albaretto era il feudo della famiglia Ponte-Falcombello anch’essa col titolo di conte.

Con l’Unità d’Italia la Valle Maira trovò una certa ripresa economica, anche per la diffusione della bachicoltura e l’industria della seta, mentre a Dronero giunse la ferrovia grazie all’interessamento di Giovanni Giolitti, la cui famiglia era originaria della valle.

Sull'origine del commercio delle acciughe in Val Maira, da sempre cuore dell’economia locale, si intrecciano leggende e realtà storiche. 

La leggenda dice che un tempo esisteva con Genova un fiorente commercio di capelli per fare parrucche, che era un noto mestiere itinerante valmairese e un uomo aveva barattato il suo prodotto con alcuni barili di acciughe che aveva poi rivenduto durante il tragitto di ritorno, realizzando un buon affare che gli suggerì di continuare con quest’attività.

La storia dice che il sale era un bene molto prezioso nelle valli montane, dove mancava totalmente e arrivava soltanto con traffici a volte clandestini, infatti, per il suo commercio si pagavano forti dazi doganali, così le acciughe sotto sale presentavano dunque un duplice vantaggio, primo perché erano vendute alle meno abbienti e usate come condimento, secondo il sale veniva acquistato dalle famiglie più ricche.

Dall'inizio del Novecento e dopo le due guerre mondiali ci fu il graduale spopolamento delle montagne, che portò gli abitanti della valle in città come Cuneo, Asti, Torino e altri importanti centri del Piemonte, poi a Milano, Bergamo, Como e altre località dell’Italia settentrionale, spingendosi fino a Bologna, Faenza, Fidenza e Parma, dando origine a una nuova figura professionale nel panorama italiano: l'acciugaio.

La patente di venditore ambulante era all’inizio concessa ai giovani dei paesi di montagna, abituati alle fatiche e ai rigori dell'ambiente montanaro, ai sacrifici e al duro mestiere itinerante.

I più scaltri ne fecero una professione onorevole e altamente remunerativa, mentre altri compaesani divennero i loro garzoni, per guadagnarsi un piccolo gruzzoletto acquistando un carrettino e i primi due barili di acciughe.

L'avvento dei supermercati ha aperto un nuovo mondo per il mestiere dell'acciugaio, che ha visto la progressiva creazione di punti vendita sul mercato nazionale e internazionale, arricchendo il menù di acciughe con altre specialità alimentari anche cotte.

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