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Marc Chagall, l’artista che dipingeva fiabe d’amore a Torino

chagall fiabe 1“Se creo qualcosa usando il cuore, molto facilmente funzionerà; se invece uso la testa sarà molto difficile” diceva Marc Chagall (1887 – 1985) il famoso pittore bielorusso naturalizzato francese, ma di origine ebraica.

E la galleria d’arte di Torino, la Elena Salamon Arte Moderna situata nella piazzetta IV Marzo, ospita, dal 21 marzo e  fino al 20 maggio, sessantatré tra litografie, acqueforti e puntesecche, originali, quasi tutte a colori, provenienti da diverse serie e appartenenti al vasto corpus di opere grafiche del pittore russo.

Tra i soggetti esposti ci sono le figure leggere e fluttuanti, quasi senza gravità, che hanno fatto di Chagall uno degli artisti più amati e riconoscibili, indipendentemente dallo strumento tecnico da lui scelto per lavorare.

Solitario, attento e osservatore dei movimenti culturali del suo tempo, Chagall ebbe una particolare predilezione per il Cubismo, l’Espressionismo e i Fauves, conservando uno stile più spontaneo e vicino a quello dei pittori popolari del tutto originale.

Nell’universo dell’artista russo ci sono personaggi fantastici connessi al ciclo della vita familiare, al mondo del teatro e a quello del circo, grandi temi che lo accompagnarono fin dall’infanzia, sempre influenzati in modo più o meno evidente dalla sua formazione culturale e religiose e dalla storia della nativa Vitebsk.

Proprio a causa di questo retroterra, le opere di Chagall vedono l’intrecciarsi di una fitta trama di simboli e di soggetti allegorici, spesso ricorrenti, una magia spontanea e ingenua che ne costituisce l’aspetto più intrigante e affascinante, oltre a un grande interesse per il mondo invisibile, spirituale e illogico della realtà, cifra stilistica costante della sua intera produzione.

Chagall era molto a disagio rispetto alla cultura secolare che incontrò soprattutto a Parigi e alla conseguente visione del mondo che faceva a meno di Dio e della spiritualità “Noi rifiutiamo ogni divinità, parliamo persino della sua decadenza. Ma facciamo un errore: cerchiamo qualcosa in grado di sostituire questo senso divino. Ci occupiamo freddamente, attraverso il calcolo, di migliorare la situazione materiale dell’uomo e il suo destino. Con questo, però, spesso distruggiamo in noi stessi e negli altri l’amore, il Divino, chiamatelo come volete” disse nel 1985 alla conferenza all’università di Chicago.

Pur nelle differenti declinazioni che il linguaggio di Chagall ebbe, la sua pittura rimase sempre figurativa, tra acrobati, innamorati nei cieli sopra i tetti delle città, asini e mucche e il suono delle note di un violino. 

Quanto all’amore, il simbolo di tutto questo fu per la prima moglie, Bella, sua compagna nelle peregrinazioni in Europa e nel dramma di due guerre e poi Vava, che condivise i momenti sereni dell’ultima parte della sua vita.

Tra le opere in mostra ci sono Discussion, Le Renard et la Cicogne, Mère et Enfant Devant à Nôtre-Dame, Place De La Concorde, Salomon, Les Amoureux En Gris, Maternité Au Centaure, Ange du Paradis, David Sauvé par Michal, Job Désespéré, Le Clown Fleuri, Le rendez-vous, Jour De Printemps, Soleil au cheval rouge, Pantomime e Cheval bleu au couple.

La mostra è aperta martedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 19, giovedì e sabato dalle 10.30 alle 19.

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