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Una mostra per il cardinale Guglielmo Massaia

cardinale massaia 1La mostra Cardinal Guglielmo Massaia. Abuna Messias. Missionario, medico, esploratore, diplomatico, evangelizzatore dell’Etiopia aperta, a Torino presso la Biblioteca della Regione Piemonte fino al 3 febbraio, mostra documenti, abitazioni, suppellettili, armi, gruppi di popolazioni oppresse, agricoltori con i loro animali, mercanti, personaggi di ceto elevato e povero degli anni in cui il cardinale Massaia si è trovato a svolgere la sua missione, cercando gli umili e affrontando i potenti. 

Nato l’8 giugno 1809 nella frazione La Braia di Piovà d’Asti e battezzato con il nome di Lorenzo Antonio, il cardinale crebbe avendo come modello l’esempio del fratello Guglielmo, sacerdote.

Dopo aver frequentato il Seminario di Asti, indossò il saio cappuccino presso la chiesa della Madonna di Campagna a Torino il 6 settembre 1826.

Terminati gli studi e il presbiterato a Vercelli, fu direttore spirituale dell’Ospedale Mauriziano di Torino dal 1834 al 1836, poi insegnò filosofia e teologia nel Convento di Moncalieri-Testona dal 1836 al 1846 e divenne consigliere spirituale del beato Cottolengo, del futuro Re Vittorio Emanuele II, di Silvio Pellico.

Intanto nel 1846 Papa Gregorio XVI istituì il Vicariato Apostolico dei Galla in Etiopia e chiamò il Massaia a reggerlo come vescovo titolare di Cassia.

Il nuovo vescovo lasciò l’Italia il 4 giugno 1846, ma raggiunse il territorio dei Galla solo il 21 novembre 1852 dopo aver superato un viaggio lunghissimo attraverso il Mediterraneo, il Mar Rosso, il Nilo, la Terra Santa, l’Oceano Indiano e il Sudan e aver subito quattro esilii, prigionie e rischi di morte a causa dell’ostilità dei governi africani.

Fondò le Missioni del Galla nel Gudrò nel 1852, nell’Ennerea nel 1854, nel Kaffa, in Lagamara nel 1855 e nel Ghera nel 1859, tra istruzione religiosa, cure contro le malattie endemiche, ma soprattutto le vaccinazioni contro il vaiolo per cui venne chiamato l’Abuna Messias.

Dopo essere recato in Francia dal 1864 al 1866 per chiedere aiuti, compose la prima grammatica della lingua galla e il catechismo, fondò la Missione della Scioa (1868- 1879) dove re Menelik II lo trattenne come consigliere e nel 1868 aprì l’importante Missione di Finfinni dove nel 1889 venne fondata Addis Abeba capitale di tutta l’Etiopia.

Ma il 3 ottobre 1879 l’imperatore Joannes IV decretò l’esilio del Massaia e da quel momento terminò l’attività missionaria del vicario apostolico, costretto a firmare la rinuncia scritta a Smirne il 24 maggio 1880.

Il vescovo rientrò in Italia dove visse i suoi ultimi dieci anni al convento dei Cappuccini di Frascati scrivendo i suoi ricordi africani su invito del Papa Leone XIII, che nel 1884 lo nominò cardinale con motivazioni di profondo riconoscimento dei suoi meriti.

Massaia morì a san Giorgio a Cremano (Napoli) il 6 agosto 1889 e la sua salma venne tumulata nella chiesa dei Cappuccini a Frascati.

Prima della chiusura, ci saranno anche tre conferenze: il 18 e 25 gennaio, e il 1 febbraio, tutte con inizio alle 17, con la partecipazione degli storici Maurizio Pistone con Cardinale Guglielmo Massaia: testimone fra Europa e Africa nell’800, Cristoforo Barberi con L’Abissinia al tempo del cardinal Massaia e Vittorio Croce con Massaia stile di missione.

La mostra 

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