Primo Maggio, il pensiero di Nosiglia

La Solennità di San Giuseppe Lavoratore si arricchisce quest'anno dell'esperienza e dell'insegnamento di due grandi Papi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, canonizzati da Papa Francesco in questi giorni.
Entrambi sono stati maestri nell'attenzione alle problematiche sociali e al mondo del lavoro, donando alla Chiesa e all'intera umanità un magistero ricco e una testimonianza personale capace di essere di esempio per tutti noi. Il loro insegnamento ha individuato alcune delle cause profonde della crisi attuale, ma anche le vie per restituire al lavoro il ruolo di fondamento e pietra miliare della dignità dell'uomo.

Oggi sappiamo bene che non ci può bastare una "crescita" fondata solo sugli indicatori economici e i beni materiali, perché un autentico sviluppo richiede prima di tutto il ripristino dei criteri di giustizia in ogni ambito della vita sociale, anche nel mondo del lavoro. Giustizia, intesa non solo come assistenza operata attraverso interventi di emergenza per le situazioni più gravi, ma piuttosto come capacità di resistere alla crisi in atto non gravando sulle fasce più deboli della popolazione con scelte che gettano nell'assoluta
precarietà tante persone e famiglie, come purtroppo è avvenuto e avviene  ancora sul nostro territorio. Soltanto a partire da rapporti "giusti" è possibile far rinascere la fiducia, da non intendere solo come motore per riavviare i consumi, ma come elemento indispensabile delle relazioni sociali.

A questo riguardo desidero fare particolare riferimento a coloro che, come imprenditori, dedicano energie personali e finanziarie per rimanere sul mercato e garantire i posti di lavoro attraverso uno sforzo straordinario volto all'innovazione dei processi produttivi. Questi sforzi hanno bisogno di essere accompagnati da una semplificazione della burocrazia, sistema che rischia spesso di rallentare in modo eccessivo le iniziative imprenditoriali. Incoraggio anche quei giovani che affrontano la precarietà del momento senza scoraggiarsi, ma trovano modalità di lavoro creative e nuove condividendo conoscenze e obiettivi non solo legati al profitto. Intorno all'innovazione, infatti, è possibile "fare squadra" fra tutte
le componenti produttive e sociali, e ritornare a condividere obiettivi sganciati finalmente dai vecchi schemi basati su una contrapposizione inconcludente.

A tutti i lavoratori vanno il mio pensiero, la mia preghiera e il mio impegno pastorale, che non può che  fondarsi sulla vita stessa di Gesù carpentiere a Nazareth: noi crediamo in un Dio che si è fatto uomo e
ha lavorato, sofferto, gioito per il proprio lavoro. San Giuseppe Lavoratore e i nostri nuovi Santi Giovanni XIII e Giovanni Paolo II benedicano gli uomini e le donne di questo mondo e della nostra Diocesi in particolare, perché possano vedere nel proprio lavoro un'autentica compartecipazione alla creazione e al bene della nostra società.

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