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Benito Mussolini: scontri in Sala Rossa per la revoca del titolo di cittadino onorario di Torino

Tensione nella Sala Rossa di Torino dopo la mozione presentata dal capogruppo del Partito Democratico, Michele Paolino, per l’annullamento del riconoscimento di cittadino onorario a Benito Mussolini. Infatti, dopo il caso di Torre Pellice, sempre nel torinese, il Comune si era mobilitato per verificare se anche negli elenchi della capoluogo piemontese fosse presente tale onorificenza nei confronti del “Duce”. E così, dopo le ricerche d’archivio è emerso che Mussolini risulta ufficialmente cittadino onorario di Torino.

Dopo la mozione presentata dall’esponente del Pd Paolino, motivata dal fatto che Torino è stata da sempre considerata antifascista grazie anche ad alcuni esponenti, come Antonio Gramsci e Piero Gobetti, si è scatenato il dissenso di alcuni esponenti del centro destra.

Queste le parole di Angelo D’Amico, membro del consiglio Comunale di Torino da poco confluito in Forza Italia:Predappio: la «Volete fare una cosa inutile come togliere la cittadinanza data al Duce in un contesto storico ben preciso invece che dedicarvi a cose serie e ben più importanti per i cittadini? Allora dovrete fare i conti con me». E così lo scorso venerdì D’Amico è riuscito, con un espediente, a far slittare la votazione a domani, lunedì 31 marzo 2014: ha aperto un dibattito tra i capigruppo per decidere come affrontare in aula la mozione preparata dal Pd, per cancellare Mussolini dagli elenchi dei cittadini onorari di Torino. Inoltre, sempre grazie a D’Amico, la Sala Rossa dovrà affrontare lunedì ben 320 emendamenti, il che vuol dire che ogni singolo intervento potrà durare al massimo 5 minuti e che la maggioranza dovrà presentare una mozione d’accorpamento. In soldoni, ciò vuol dire che l’emendamento proposto dal Pd, slitterà con molta probabilità al lunedì della settimana successiva, quando saranno discusse e votate le 4 delibere. Va inoltre ricordato che, da oltre un decennio, D'amico fa parte della "Guardia d’onore alla tomba del Duce" a Predappio.

D’Amico ha poi aggiunto che «per uscire da questo cul de sac la maggioranza ha due strade: ritirare la mozione sul Duce “torinese” o non portarla al voto. Oppure, meglio ancora, approvare una mia mozione con la quale chiedo che il Comune di Torino cambi il nome di corso Unione Sovietica in corso Martiri del comunismo».  

Intanto Claudio Dellavalle, docente universitario e presidente dell’Istituto Piemontese della Storia della Resistenza e della Società Contemporanea “Giorgio Agosti”, interpellato da Nuovasocietà sulla questione, ha dichiarato quanto segue: «In realtà sapevo già che molte città in Italia avessero concesso la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, perché all’epoca era un gesto molto comune, ma trovo giusta e corretta l’istanza per revocare l’onorificenza soprattutto per rispetto delle vittime del fascismo e soprattutto alla vigilia della ricorrenza del 25 aprile. Applaudo inoltre chi ha avanzato l’istanza anche per un altro motivo: la sudditanza di certe amministrazioni comunali rispetto alla politica e in questo caso rispetto al fascismo devono essere superate. D’altronde la piaggeria e l’adulazione fanno da sempre parte della storia dell’uomo, ma con la cancellazione del nome di Mussolini tra i cittadini onorari sarebbe come dire “mai più vittime del potente di turno”». Alla domanda “Crede che potrebbero esserci degli scontri e delle opposizioni all’eventuale cancellazione del nome del Duce tra i cittadini onorari?”, Dellavalle aveva poi risposto: «Spero di no. È passato tanto tempo e credo che oggi si possa parlare tranquillamente e prendere delle decisioni al riguardo in modo democratico e pacifico».

Poi ha concluso dicendo: «Non lo escludo, casi isolati e da isolare, ci sono e ci saranno sempre, ma questi sono i nemici della Democrazia, esistono e sono una realtà. Le minoranze mi preoccupano in parte. L’estremismo è un problema col quale dobbiamo confrontarci quotidianamente, ma non bisogna dimenticare che la nostra Repubblica è nata dalla Resistenza e ha connotati antifascisti».

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