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Regione, nuovo bando per le scuola d'infanzia paritarie

alberto cirio, foto torinofreeLe scuole dell’infanzia paritarie che nel prossimo anno scolastico accoglieranno bambini “anticipatari” (quelli, cioè, che compiranno tre anni tra il 1 gennaio e il 30 aprile 2015), ma che non possono attivare le apposite “sezioni primavera” del Ministero per mancanza del numero minimo di sei iscritti, potranno accedere a un nuovo bando regionale.

“Le sezioni primavera sono un servizio estremamente importante perché aiutano tutte quelle famiglie che hanno bambini ancora troppo piccoli per la scuola materna ma che hanno un grande bisogno del supporto del sistema scolastico per la gestione del proprio quotidiano – sottolinea l’assessore regionale all’Istruzione Alberto Cirio – Ma dove non è possibile attivarle per mancanza del numero minimo richiesto dal Ministero, pensiamo non solo alle città ma anche ai comuni più piccoli e alle scuole di montagna, la Regione ha scelto di intervenire in modo diretto sostenendo con proprie risorse l’accoglienza dei bambini anticipatari. Attingeremo ai fondi europei per le aree sottoutilizzate, che ci aiutano a fronteggiare i costanti tagli che subiamo dallo Stato”.

Il Piemonte conta circa 1700 scuole dell’infanzia, 1100 statali e 700 paritarie. Di queste ultime, 100 sono gestite direttamente dai Comuni e 500 da enti religiosi e laici (gran parte dei quali associati alla Fism, la Federazione italiana delle scuole materne).

Il nuovo bando (che uscirà entro la fine del corrente anno scolastico) prevede un investimento di 2,2 milioni di euro e rappresenta una delle quattro misure straordinarie che la Regione ha messo in campo per sostenere tutte le scuole dell’infanzia piemontesi, per un totale di oltre 10 milioni di euro.

“È inaccettabile che una scuola debba aspettare più di un anno per incassare il contributo che le spetta – aggiunge Cirio - La Regione Piemonte è la sola in Italia ad essere intervenuta con proprie risorse per compensare i tagli ministeriali sulle scuole dell’infanzia ed, in particolare, sulle fasce più deboli rappresentate dai bambini tra i due e i tre anni. Proprio quando le risorse sono poche – conclude Cirio - bisogna investirle sulle famiglie, per dare un sostegno concreto alla gestione quotidiana, spesso non semplice, di tutti i genitori che lavorano”.

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