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Grugliasco, i lavoratori di Decathlon protestano per gli orari di lavoro

Store Decathlon. Fonte Flickr, utente chdot.In un periodo dove la crisi è un sasso che schiaccia qualsiasi cosa, dalle velleità personali a quelle aziendali e comunitarie, dove la mancanza di lavoro getta nel baratro milioni di persone, quasi rassegnate a non potersi costruire la vita tanto sognata, la notizia che vede i dipendenti di Decathlon lamentarsi per ill lavoro domenicale lascia perlomeno perplessi e basiti. La liberalizzazione degli orari per i commercianti ha significato da un lato la possibilità di fare affari anche nei giorni festivi potendo tenere aperte le saracinesche in orari effettivamente più comodi per la maggior parte delle persone che lavorano. Il rovescio della medaglia è che i dipendenti si ritrovano a dover lavorare per parecchie ore al giorno e ovviamente anche nei giorni festivi. La domenica diventa così a tutti gli effetti una giornata lavorativa e non più il giorno di riposo da passare con la famiglia.

Le ragioni della protesta: contratti ed orari di lavoro

La protesta dei 124 dipendenti di Decathlon, il noto negozio nelle vicinanze delle Gru a Grugliasco che si occupa della vendita di articoli sportivi, è sfociata in uno sciopero davanti all’ingresso del negozio stesso. Il raduno è avvenuto nella prima mattina di ieri e proseguirà anche nella giornata di oggi. A presenziare non solo i lavoratori ma anche le proprie famiglie, con i bambini che reggevano cartelli in cui hanno dipinto il desiderio di passare i weekend in compagnia delle mamme e dei papà. Tra le rivendicazioni alla base dello sciopero ci sono anche le condizioni lavorative. Molti addetti di Decathlon risultano in condizioni di precariato con contratti part-time. Insomma la richiesta è quella di avere contratti adeguati agli orari di lavoro: “La risposta dell’azienda alle nostre legittime richieste, basate anche sul fatto che sono aumentate le ore da lavorare, mentre non ci sono state né nuove assunzioni né aumenti stabili di base oraria – dicono dalla Filcams Cgil – è consistita nella stipulazione di contratti a chiamata, peraltro non comunicati alla parte sindacale, per avere la disponibilità di altri lavoratori precari e ultra flessibili che mai potranno contare su uno stipendio che permetta loro di vivere e di essere indipendenti”.

Non è escluso che le proteste dei lavoratori che da tre anni cercano di ottenere una migliore organizzazione, proseguano con altre forme anche in futuro.

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