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Emigrazione, l'intervista a due ragazzi che da Torino hanno scelto l'Europa e ce l'hanno fatta

lavorare all'estero da Torino all'Eurppa intervista foto by brasilitalia.doiscoracoes.blogspot Nel 2012 la migrazione dei ragazzi tra i 20 e i 40 anni all'estero è cresciuta del 30%, lo scorso anno la Aire ne contava 4 milioni sparsi per il globo, le storie di due ragazzi di Torino che hanno scelto di lasciare Torino e ce l'hanno fatta. 

La chiamano "La nuova emigrazione italiana" e da due anni a questa parte ha visto numeri da capogiro. I ragazzi italiani, tra i 20 e i 40 anni che nel 2012 hanno lasciato il Paese sono stati più del 30%, lo scorso anno, l'Aire (l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) contava al 1 gennaio più di 4 milioni stabiliti permanentemente, il 32% di questi sono partiti dal Nord del nostro Paese. 

In questi tempi di crisi ci hanno pensato un po' tutti a cambiare vita, le possibilità in Europa e le iniziative legate ad istituti di formazione hanno portato i giovani a prendere in considerazione confini geografici più ampi di quanto siano abituati a considerare, soprattutto quando è coinvolta la ricerca di un lavoro. 

Il fenomeno è tutt'altro che marginale e tutt'altro che negativo, lo provano le due testimonianze che abbiamo raccolto, due ragazzi che, partiti da Torino, hanno scelto l'Europa e due città molto amate: Amsterdam e Londra. Stefano Spinella è un interior designer, Federico Levis lavora per un marchio della moda italiana nel campo del lusso, ecco come hanno risposto alle nostre domande: 

 Nome Completo:

Stefano Spinella, per gli amici Spino.

Federico Levis

Da quale città sei partito?
Stefano: Torino

Federico: Torino

Da quanto tempo vivi all'estero?
Stefano: Esattamente 14 mesi.

Federico: il 29 Marzo festeggio due anni.

In quale città?
Stefano: Amsterdam.

Federico: Bicester, un paese tra Londra e Oxford.

E' stata una scelta per necessità o ponderata, con un obiettivo preciso?

Stefano: Ritengo sia stata una scelta guidata dalle motivazioni, alla nostra generazione non manca davvero niente eppure siamo sempre alla ricerca di qualcosa, Io ho semplicemente agito.

Federico: La mia scelta è stata presa per la voglia di viaggiare e avere la possibilità di lavorare in un ambiente straniero, ponderata per quanto riguarda la destinazione. Il mio obiettivo, sin dall’inizio, è stato quello di cominciare una vita lavorativa e personale tutta mia, lontano dalla comodità di casa. Necessità di vivere in nuove realtà e, perché no, allargare i miei orizzonti.

In quale campo lavori?

Stefano: Exhibition Design, progetto Children Science Center, luoghi museali in cui i bambini imparano la scienza giocando.

Federico: Lavoro per un marchio Italiano del lusso che si occupa di abbigliamento formale da uomo. (Ermenegildo Zegna Ndr)

Cosa hai trovato all'estero che qui ti mancava:

Stefano: La possibilità di mettermi in gioco, davvero, di azzardare e rischiare e molte volte anche sbagliare, ma senza mai smettere di crescere.

Federico: Ho semplicemente iniziato a scoprire nuove culture, stare a contatto con persone provenienti da altre nazioni ti allarga la mente e ti fa vedere le cose con differenti prospettive. Qui dove mi trovo arrivano turisti da tutto il mondo, anche le persone con cui condivido questa esperienza, provengono da differenti paesi. Posso dire che la cosa che più mi ha stupito è stato il trovare una mentalità aperta all’estero che, a Torino, non ho sentito così tanto presente.

Come sono stati i primi mesi? Abitudini, difficoltà nel trovare alloggio, problemi con la lingua...

Stefano: Per fortuna sono partito con le idee chiare e quindi con una grande organizzazione alle spalle, dopo 4 ore lontano da casa avevo una bici e una casa, non mi rimaneva altro che disegnare.

Federico: I primi mesi sono stati all’insegna dello scoprire... Qui in Inghilterra è molto sviluppato il sistema di condivisione degli alloggi, la disponibilità che ho trovato è sicuramente la cosa che più mi ha sorpreso (bisogna considerare che Bicester è un paese con una grandissima quantità di stranieri da tutto il mondo). La difficoltà della lingua non l’ho sentita particolarmente, è un qualcosa che dopo il secondo mese passa completamente. La miglior cosa che si possa fare è vivere la quotidianità in un luogo dove la tua lingua madre non è la più presente. Tutto ciò che ascolti entra nel tuo lessico dopo un paio di giorni. La cosa buffa è la comprensione, all’inizio la mia frase per eccellenza è stata:” Say it again, please…?!”

In cosa, lavorativamente parlando, l'estero ti ha arricchito rispetto a cosa trovavi in Piemonte:

Stefano: Il tipo di società in cui mi sono affacciato è totalmente diversa, non badi ne al contratto a scadenza ne al posto fisso, nel mio caso loro sembrano pronti a dare il massimo ogni mattina, quindi ogni risveglio è un mix di paura e determinazione che si trasforma in duro lavoro.

Federico: Vedi risposta "Cosa hai trovato all'estero..."

Un colloquio all'estero in che cosa è diverso rispetto a quelli che hai affrontato qui?

Stefano: Partendo dal fatto che la mia unica esperienza lavorativa in Italia è stato uno stage quindi non ho mai affrontato un vero colloquio di lavoro, qui quando cerco di iniziare nuove avventure lavorative cerco sempre di essere "vero", con un inglese non fluente e poca esperienza alle spalle l' unica arma rimane comunicare la tua passione.

Federico: Personalmente i colloqui qui li ho trovati molto professionali (come in Italia d’altronde), sono però pronto a scommettere che l’impressione che si ha del rapporto di pari livello tra il datore di lavoro e l’intervistato sia completamente diversa, ovviamente dipende sempre chi ti trovi davanti. La lingua è un tassello importante, ma non sempre indispensabile. Fermati un secondo a pensarci…Sei in Italia… durante un colloquio di lavoro e inizi a parlare con verbi coniugati sempre all’infinito sbagliando continuamente,cosa otterresti alla fine? Un "Grazie le faremo sapere" Sai con che domanda finirebbe qui? “Quanto pensa le ci vorrà per perfezionare la lingua?” Apertura mentale, umanità e onesta. 

C'è più possibilità di fare carriera secondo la tua esperienza?

Stefano: Molta, basta crederci.

Federico: Purtroppo la mia risposta è sì…sì e ancora sì. Per quanto riguarda ciò che ho trovato qui in Inghilterra, le aziende cercano di far emergere il meglio dalle persone con il solo obiettivo di sviluppare le qualità di ognuno per far progredire le carriere, non si lavora con un senso di rassegnazione, non si lavora con il sospetto che il proprio lavoro non porterà da nessuna parte. Ti racconto la mia esperienza in questi due anni:

Sono entrato in questa azienda con un’esperienza di sei anni nel lusso, ma completamente in un altro settore. Il mio ruolo era assistente alle vendite (il commesso per intenderci), 3 mesi di approvation time per poi essere confermato a tempo indeterminato. Con il crescere dell’esperienza i compiti sono cresciuti di conseguenza e, dopo 1 anno, mi sono ritrovato con il ruolo di Assistant Manager. Questo breve riassunto serve a far capire quanto qui in Inghilterra i contratti non siano fatti sull’interesse del datore di lavoro, bensì su quello del dipendente. Le differenze tra i contratti italiani e quelli inglesi sono abissali… Il tempo determinato qui non sanno neanche cosa sia…in Italia il tempo determinato sembra essere lo standard di impiego.
Come li sviluppano i contratti: io ti assumo con un periodo di prova con un massimo di 6 mesi (n.b.: in questo periodo puoi essere lasciato a casa da un giorno all’altro senza preavviso) e alla fine di questo periodo…se hai lavorato duro e hai dimostrato quanto tieni a ciò che fai…io, datore di lavoro, farò di tutto per garantirti ciò che ti sei guadagnato.

Come sono accolti i ragazzi stranieri sul posto di lavoro? Aspettative alte?

Stefano: Non si bada molto alla nazionalità in Olanda, ognuno si mette in gioco con alle spalle profili professionali, siti web e portfolio. Nella crescita le aspettative devono essere alte a partire da noi, da parte mia quando ti trovi di fronte a grossi progetti e brevi scadenze l'unica cosa che puoi fare è correre mentre cerchi di fare meglio. Non è facile ma nemmeno impossibile.

Federico: Le aspettative devono essere alte. Tu, nuovo arrivato, sei quello che deve dimostrare quanto vali. Io sono stato accolto in una maniera grandiosa dai miei colleghi, sono stato aiutato, compreso e supportatoLa cosa curiosa, che forse noi italiani ci siamo dimenticati, è che l’italiano all’estero è sinonimo di gran lavoratore. L’italiano è ben voluto e ben visto, la colpa dello stereotipo che ci accolliamo è solo nostra. Non è vero che noi siamo pizza e mafia, noi siamo gli esperti della moda, siamo gli esportatori della buona cucina, della salute mediterranea. La reputazione di noi italiani all’estero è incredibilmente alta.

Le cose che ti fanno amare la città in cui vivi adesso: 

Stefano: Le bici che ti permettono di attraversare lentamente questa stupenda città; Il loro sistema di trasporti pubblici che funziona in maniera eccellente; La sicurezza pubblica che questa città trasmette; La sensazione di sentirsi libero di poter fare ciò che si vuole, mangiare ciò che si vuole, andare dove si vuole (in bici),quindi parliamo di una continua spensieratezza; Le regole.

Federico: La quantità di persone provenienti da diversi paesi nel mondo è la cosa più elettrizzante. Dopodichè arriva la possibilità di viaggiare, l’Inghilterra ha prezzi molto bassi per quanto riguarda i voli. Un’altra cosa che funziona alla grande sono i trasporti pubblici e il servizio Wifi (praticamente ovunque).

Le cose che ti mancano dell' Italia:

Stefano: Il cibo; Gli affetti, la famiglia e gli amici in primis, ma questo non vuol dire che non siamo liberi di incontrarne di nuovi, altrettanto belli e pieni di difetti; Il meteo, qua ho smesso di seguirlo; Le festività, la mancanza di respirare nell'aria momenti come il Natale o altre feste, che qua vengono si vissute ma in maniera totalmente diversa; L'ammorbidente che usa mia madre.

Federico: Ovviamente la famiglia: ma sai cosa? Io so che loro sono felici nel vedermi felice…so che hanno notato quanto io sia cambiato e so che approvano pienamente questa mia vita all’estero. Che altro...sono di Torino…mi mancano le Alpi, le sciate in compagnia…questo sì. Poi sarò banale…ma qui manca il vero CIBO, di quello sano. Mi manca la classica gastronomia, il macellaio che ti suggerisce che pezzo di carne sia meglio per fare lo spezzatino ad esempio. Qui è tutto già bello che pronto, basta scaldarlo al microonde…Non c’è niente da fae, la nostra cucina non ha eguali, la cultura culinaria qui non sanno neanche dove stia di casa. Gli amici…beh..chiaro…ma anche loro, essendo veri amici, comprendono la mia scelta e partecipano alla mia felicità…

Prospettive per il futuro, voglia di tornare? Se “no”, perché e se “sì” perché? 

StefanoMi sono promesso che un giorno tornerò a casa, ma solo quando potrò dire io la cifra. Penso che partire a 24 anni sia già un patto che ho scelto di fare con il mio Paese, per non essere arrabbiato ma continuare a sorridere quindi, continuerò a scoprire Paesi nuovi e quando deciderò di tornare lo farò solo alle mie condizioni.

Federico: Sinceramente? Penso che l’unico motivo per cui tornerei sarebbe per la possibilità di una crescita professionale e se posso dirla tutta, continuerei a pormi come obiettivo il continuare a viaggiare. Il mondo è immenso e penso sia un dovere, nel rispetto della mia vita, cercare di riempire i miei anni di esperienze vissute in più luoghi possibili. Amo il mio lavoro, l’azienda a cui dedico gran parte delle mie giornate, amo scoprire culture e tradizioni differenti…perché accontentarmi di stare in un singolo luogo quando posso scoprire la varietà e la bellezza di un intero mondo? Non fraintendermi, io sono italiano e amo il mio Paese, amo la mia famiglia, i miei amici, ma quanto è possibile scoprire in un’intera vita? Quanto è possibile conoscere? Io ho deciso…e la mia decisione l’ho presa il 29 Marzo 2012. Ragazzi, non ci sono dubbi, un’esperienza all'estero deve essere fatta, certo è una scelta importante, ma personalmente parlando, è stata la scelta che ha dato una svolta alla mia vita!

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