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A Torino la crisi chiude 2 aziende al giorno

Serrande chiuse. Fonte Flickr, utente Pensiero.La crisi sta letteralmente disintegrando l’apparato industriale, manifatturiero e più in generale l’imprenditorialità del capoluogo piemontese. Il quantitativo di aziende che hanno chiuso i battenti nell’arco del biennio 2012-2013 è notevole. In media due imprese al giorno hanno abbassato la saracinesca, chi dopo aver dichiarato fallimento, chi dopo aver fatto ricorso al concordato. Quest’ultima forma sta prendendo piede in maniera particolarmente diffusa in quanto consente a chi possiede un’azienda ancora in attivo di mantenere il possesso di alcuni beni che invece andrebbero definitivamente persi nel caso di un totale fallimento. Il trend nel corso del 2014 non sembra certo essere stato invertito, anzi. Nel primo mese dell’anno, infatti, sono state dichiarate fallite ben 45 aziende, un numero enorme e che non deve essere frainteso. Non si tratta di piccoli esercizi commerciali ma di imprese che generano un fatturato di almeno 500 mila euro. I piccoli commercianti non sono quindi contemplati in questo conteggio in quanto per loro sono previsti altri strumenti per la valutazione meno complessi.

Aziende che chiudono, disoccupazione in aumento e non solo

Si capisce come questo dato rappresenti solo un anello di una lunga catena che in cascata va ad intaccare tutto il sistema economico dell’interland torinese. Si va dalla perdita costante di posti di lavoro alle difficoltà creditizie e alla crisi delle banche stesse. Un cane che si morde la coda insomma. Statisticamente le aziende che più delle altre faticano a stare in piedi sono quelle edili e quelle specializzate nelle lavorazioni metalmeccaniche. Quest’ultimo settore è letteralmente vessato dalla crisi del comparto auto, ambito in cui Torino ha sempre avuto una tradizione fortunata ma che le ultime vicende di Fiat stanno mettendo a dura prova.

Il concordato dei cittadini sommersi dai debiti

In questo panorama di desolazione si erge la nuova figura del consumatore che si rivolge al tribunale quasi a voler dichiarare fallimento in prima persona.  In altre parole i cittadini che si ritrovano sommersi dai debiti possono cercare una via d’uscita stipulando una sorta di concordato (sullo stile di quello per le imprese) in cui mettendo sul piatto un proprio bene si cerca di mediare col creditore di comune accordo. Nel corso del 2013 ben sei cittadini di Torino hanno fatto ricorso a questa strategia che col perdurare della crisi potrebbero moltiplicarsi esponenzialmente e allora si che sarebbero guai.

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