• Home
  • CRONACA
  • Chiusura senza preavviso della Fivit-Colombotto, intervengono le istituzioni?

Chiusura senza preavviso della Fivit-Colombotto, intervengono le istituzioni?

Manifestazione Fiom Torino. Fonte Flickr, utente Mirko Isaia.In questo periodo non è certo una rarità trovare articoli in cui si parla di aziende in difficoltà che fanno ricorso alla cassa integrazione dei dipendenti o ancor peggio che sono costrette a chiudere. La crisi continua ad imperversare ed a questo si aggiunge anche la pressione fiscale diventata oramai insostenibile. Il caso dello stabilimento della Fivit-Colombotto di Collegno ha però dell’incredibile.

La vicenda

L’azienda appartenente al gruppo lombardo Agrati in apparenza non mostrava alcun problema finanziario e la sua decisione di chiudere lo stabilimento mandando a casa lascia senza parole. È un venerdì pomeriggio, precisamente il 31 Gennaio del 2014, quando un comunicato tuona più o meno così: la fabbrica chiude, siete tutti licenziati. Sono ben 82 i dipendenti dell’azienda che di punto in bianco si sono ritrovati senza un lavoro, 82 famiglie in difficoltà senza aver avuto il minimo presentimento di quello che sarebbe accaduto. La Fivit-Colombotto produce viti e bulloneria di ogni genere per automobili ma anche per elettrodomestici e per sua fortuna, nonostante il periodo economico buio, non aveva mai sofferto la crisi.

La presa di posizione del gruppo Agrati che non convince

Il gruppo Agrati per suo conto ha dichiarato che i volumi produttivi dipendenti da un calo delle richieste non consentono più di poter tenere aperti tutti e cinque gli stabilimenti italiani. Eppure le evidenze sembrerebbero non confermare questa presa di posizione. In alcuni stabilimenti il lavoro in crescita ha indotto il gruppo ad assumere personale con contratto interinale e soprattutto lo stesso stabilimento torinese ha raggiunto tutti gli obbiettivi annuali segno appunto che il lavoro non è mai mancato e continua a non mancare.

L’onorevole Boccuzzi ed Umberto d’Ottavio hanno intrapreso un’azione atta a rendere partecipi le istituzioni della situazione venutasi a creare in modo che si possa procedere all’apertura di un tavolo di confronto con la proprietà, le organizzazioni sindacali e gli enti locali al fine di tutelare le prospettive occupazionali. Un primo piccolo passo per far si che entro 75 giorni dall’annuncio della chiusura Agrati possa cambiare idea e restituire il sorriso ai suoi dipendenti.

La riunione sindacale di questa mattina

Oggi all'unione industriale di Torino si è tenuto il primo incontro per analizzare la questione Agrati. Al tavolo ha partecipato anche la Fiom. Nel corso dell'incontro, le organizzazioni sindacali hanno chiesto di ritirare la procedura di licenziamento, vista la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali tanto più che l'azienda dal 2009 a oggi non ha richiesto neanche un'ora di cassa integrazione (in alcuno dei suoi stabilimenti). L'azienda ha risposto che intende confermare la cessata attività, motivata da un calo della domanda, ha preso atto delle richieste dei rappresentanti dei lavoratori e si riserva di fornire una risposta la prossima settimana. 

Seguici su Facebook

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.