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La Mobile di Torino ferma Scarantino dopo la diretta da Santoro

vincenzo scarantino in trasmissione da SantoroLa Squadra mobile di Torino, su ordinanza di custodia cautelare da parte del gip torinese, ha catturato l'ex pentito Vincenzo Scarantino subito dopo la diretta della trasmissione "Servizio Pubblico" di Santoro, il "picciotto" era da Santoro per spiegare il motivo della sua ritrattazione sull'assassino di Paolo Borsellino ma dopo l'intervista la Polizia lo fermato ed arrestato, la motivazione sembra essere quella di abuso di una disabile maggiorenne, avvenuto in una comunità del capoluogo piemontese il 5 novembre 2013.

LA VICENDA

Scarantino, il 5 novembre 2013, sostituisce sul lavoro un suo amico educatore, durante quella giornata abusa sessualmente di una donna con problemi psichici. Scoperta la violenza, i familiari della vittima effettuano una querela e dopo le indagini della squadra mobile e diverse testimonianze di collaboratori della comunità in questione, viene emesso un mandato d'arresto per Scarantino. L'ex pentito di mafia è però irraggiungibile per due mesi, la dimora indicata dall'uomo è un albergo in disuso, la sua partecipazione alla trasmissione di Santoro permette alle forze dell'ordine di raggiungerlo e fermarlo subito dopo la diretta, mentre era in auto con l'autista e raggiungeva l'hotel.
Le volanti della squadra mobile di Torino lo hanno fermato fuori gli studi televisivi di Cinecittà per poi portarlo in Questura, la troupe televisiva lo segue fin sotto l'albergo dove gli agenti della Polizia lo hanno condotto dopo avergli preso le impronte digitali.

CHI E' VINCENZO SCARANTINO

Il giovane Scarantino è ancora un piccolo picciotto quando nel 1992 viene arrestato e incarcerato a Pianosa, diviene pentito e decide di collaborare con i magistrati svelando i nomi e le motivazioni della strage di via D'Amelio, dove venne assassinato il giudice Paolo Borsellino. La sua testimonianza permette di effettuare numerosi arresti, ad un certo punto però,il giovane pentito cambia idea e ritratta tutto, incolpando i magistrati e i poliziotti di aver architettato tutto e costretto a testimoniare su cose che non aveva mai visto o sentito. Dopo la sua condanna a 18 anni per strage è imputato al tribunale di Caltanissetta per calunnia.

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