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Torino si cela dietro le (dis)informazioni: nessuna casa è stata regalata ai Rom

Nessuna casa è stata regalata ai RomSono trascorsi solo alcuni giorni, ma ormai non si parla d’altro a Torino. La rete è stata invasa dalla notizia sulla demolizione del campo rom di Lungo Stura Lazio e sulla loro conseguente collocazione, diventata oggetto di polemica e scandalo virtuale. A partire dagli utenti di Facebook e Twitter, divisi in due frangenti: tra chi si indigna per aver “consegnato” un appartamento arredato agli “zingari” e, tra chi, al contrario, difende i diritti e le necessità dei poveri a prescindere dalla etnia o provenienza. Per non dimenticare i diversi social network o siti di informazione cittadina che, pubblicando notizie false o adeguatamente manipolate, approfittano dell'ingenuità delle persone e alimentano la discriminazione gratuita. Una delle cause di questa faida tecnologica è stata senza ombra di dubbio la scarsa informazione o meglio (dis)informazione sul programma messo in atto dal Comune e aiutato da  associazioni di volontariato che si occupano dei campi rom della città di Torino. 

A fare ordine ha provato il consigliere comunale Vittorio Bertola (M5s): "Quello che sta accadendo in queste settimane è l’inizio delle attività finanziate con i cinque milioni di provenienza nazionale, affidate a un gruppo di 19 associazioni italiane e romene. Da dicembre, gli operatori hanno censito gli abitanti del campo di Lungo Stura Lazio, risultati circa 850. In base al censimento, si decide come agire a seconda di ogni famiglia rom; a ciascuna viene chiesto se preferisce rimpatriare o rimanere a Torino. Chi vuole rimpatriare in Romania riceve sei mesi di sussidio e di assistenza là, grazie alla partecipazione di associazioni romene, e deve impegnarsi a non rientrare in Italia. Chi invece vuole rimanere viene aiutato a trovare casa; se ha diritto alla casa popolare, perché residente qui da almeno tre anni, viene aiutato a farne domanda; se ha qualche forma di reddito perché lavora, oppure se gli si può trovare un lavoro tramite un apposito progetto di inserimento, viene sistemato in alloggi a basso costo, come quelli appunto di corso Vigevano, impegnandosi a pagare l’affitto (anche se è previsto un contributo pubblico iniziale e decrescente nel tempo) e le utenze, a mandare i figli a scuola e ovviamente a non delinquere, rendendosi autosufficienti entro due anni."

Case "regalate" ai rom aizzano la protesta sui social network: "Noi italiani non contiamo proprio nulla"

I torinesi, nonostante le spiegazioni fornite dal Comune, hanno invaso la rete di commenti amari e confessioni rasenti la soglia del razzismo. L’assegnazione dei mini-appartamenti ai rom ha infastidito il torinese medio che oggi deve fare i conti con la mini-imu, l’aumento delle tasse e uno stipendio sempre più ridotto. Purtroppo c’è anche chi non ha nemmeno la fortuna di avere un tetto sopra la testa, altri devono convivere con sfratti e situazioni critiche.

la politica si divide sull’argomento: "Grazie ai 5 milioni di fondi europei si è potuto intervenire sulle baraccopoli abusive ma bisogna vigilare sull'operato del Comune con l'assegnazione delle case. I nomadi non devono prendere la residenza in Corso Vigevano se no rischiamo che sulle sponde del torrente stura ci finiscano i torinesi" parole dei consiglieri del Pdl Domenico Garcea e Roberta Borio. "Sono fondi europei destinati ai rom che non possono essere stanziati per altri progetti" ribatte il consigliere della circoscrizione Sei Fabrizio Genco.

"Due pesi e due misure vengono adottati dalla Città. Fosse per me le baracche le avrei rase al suolo con delle ruspe" dichiara Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord in Sala Rossa. Secondo la presidente della circoscrizione Sei Nadia Conticelli "Nessuno sta regalando le case ai rom. I nomadi pagheranno le utenze e successivamente dovranno uscire da quella residenza e imparare a camminare con le loro gambe".

"Tuttavia, provo anch’io rabbia e frustrazione - prosegue il consigliere comunale Vittorio Bertola - all’idea che, stringi stringi, lo Stato italiano trovi casa per una comunità di occupanti abusivi, in gran parte stranieri e privi di qualsiasi voglia di integrarsi o rispettare le nostre leggi, e non la trovi per famiglie nate e cresciute qui e che hanno sempre lavorato e pagato le tasse fin che hanno potuto. La realtà è che ormai vi sono case pubbliche sufficienti solo per una famiglia sfrattata su tre e dunque molti in un modo o nell’altro devono essere esclusi. La soluzione, però, non è perpetuare l’orrore delle baraccopoli e nemmeno far partire una guerra tra poveri, ma recuperare il patrimonio abitativo inutilizzato, sia quello abbandonato sia quello costruito e mai venduto, in modo da avere a disposizione case sufficienti per tutti. Noi l’abbiamo proposto da molto tempo, ricevendo sempre risposte negative dall’amministrazione comunale."

Sveliamo il "mito" delle abitazioni "regalate" ai Rom di Torino

Se non hai intenzione di abbattere i muri delle (dis)informazioni di questi giorni credo tu possa anche smettere di leggere quest’articolo, l’informazione obiettiva è gratuita e non nuoce alla saluta. 

Non si tratta di case popolari ma di social housing, né tantomeno sono state regalate. Sono destinazioni provvisorie, "massimo due anni" specificano dalla cooperazione Animazione Valdocco, sono residenze in affitto, affitto che l'inquilino contribuisce a pagare insieme alle utenze (elettricità, acqua, gas…). Le abitazioni anche se sono nuove e hanno il parquet, non sono case di lusso ma case pensate per accogliere famiglie bisognose a basso costo. Sono destinate a coloro che rispettano le regole indicate nella delibera, a coloro che lavorano e che accettano l'inserimento in percorsi scolastici e formativi, si tratta per l’appunto di famiglie già censite. 

I rom verranno aiutati e seguiti continuamente dalle associazioni, coordinate dalla cooperativa Animazione Valdocco a capo del progetto "La città possibile”, il quale è stato finanziato con 5 milioni di fondi europei per l’emergenza campi rom. Il progetto quindi sta utilizzando fondi europei destinati a questo tipo di integrazioni ("Fondo Europeo per l'Integrazione dei cittadini di Paesi terzi"). Tra gli anni 2007 e 2013 sono stati stanziati, all'Italia, 103 milioni di euro, senza “togliere” soldi agli italiani, come abbiamo letto invece dai social network. 

Nel 2012 sono state assegnate case per il programma Social Housing ad italiani (76%), stranieri comunitari, tra i quali i Rom (5%), stranieri non comunitari (19%). Ricordiamoci che i Rom sono comunque cittadini della Comunità europea, la Romania fa parte dell'Unione Europea dal 1° gennaio 2007. Il problema esiste a Torino da decenni, così come in moltissime zone d’Italia, ed era necessario intervenire, per trovare le soluzioni. É inutile soffermarsi sul classico "fuori dall’Italia”, non siamo più nel medioevo, quando i confini venivano difesi da torri, muraglie e cannoni. É stato storicamente testato che il problema non si risolve con l’espellere tutti, dato che risulta essere in opposizione alle direttive internazionali e ai diritti comunitari.

Se si vuole "eliminare" il campo bisogna sistemare in qualche modo chi ci abita, perché un semplice sgombero per forza di cose si concluderebbe con la nascita di un nuovo campo pochi metri più in là. Una volta sgomberate le famiglie, le casupole sono state demolite e i materiali resi inservibili per nuove costruzioni, con lo scopo di impedire la ricostruzione e la nuova occupazione delle aree liberate. L’ormai ex-campo rom è stato cintato e sorvegliato. Nei prossimi mesi verranno valutate due strade: il rimpatrio volontario o il trasferimento in altri terreni autorizzati, aree camping, varie strutture, vecchie cascine inutilizzate, o abitazioni. 

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