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Demolizione del campo rom di Lungo Stura Lazio: Torino dà il suo contributo

demolizione romDa oggi, precisamente da questa mattina alle 8.30, è iniziata a Torino la decostruzione della baraccopoli abusiva sulle sponde del torrente. Mi spiace rassicurare alcuni di voi, non si tratta di atti vandalici o razzisti, piuttosto di tutt’altro. Non è altro che la realizzazione del progetto "La città possibile" coordinata dalla cooperativa Animazione Valdocco e finanziata con 5 milioni di fondi europei per l’emergenza campi rom.

"L’obiettivo è liberare la città e i cittadini dai campi abusivi e liberare chi ci vive da condizioni disumane", entro la fine del 2014 si arriverà al totale svuotamento dei campi rom, ribadisce Paolo Petrucci, presidente della cooperativa Animazione Valdocco.

Ai rom verrà inoltre richiesto la sottoscrizione di un patto di emersione, l’accettazione delle regole di convivenza e legalità e infine la compartecipazione alle spese.

IL PROGETTO

Tutte le operazioni si sono svolte senza incidenti né problemi, credo non si sia mai vista in Italia una operazione come questa, coinvolgere direttamente i rom senza l’utilizzo di addetti e ruspe.

Per la prima volta sono stati i rom stessi a smontare a colpi d'ascia le proprie roulotte: oggi è toccato a tre famiglie, delle circa 120 coinvolte nel progetto, che hanno portato via le loro povere cose aiutati dagli operatori delle cooperative Animazione Valdocco, "Liberi tutti”, "Stranaidea" e "Aizo" insieme ai volontari dell'Associazione "Zingari oggi", "Terra del Fuoco" e della Croce Rossa, con il presidio della Polizia Municipale.

Sono cinque le famiglie che lasceranno il campo entro la giornata di domani. Si tratta, per la precisione, di 18 persone, oltre a uomini e donne anche quattro minorenni, una persona di novant'anni e un disabile. 

"Per arrivare ad oggi abbiamo fatto un ampio lavoro di monitoraggio e preparazione. I primi a lasciare il campo sono i nuclei più attrezzati, dove il capofamiglia ha un’occupazione”, afferma Max Ferrua della Cooperativa Valdocco.

Le tre famiglie allontanate oggi hanno già un lavoro, ma non una casa: sono state quindi accompagnate in un complesso di "social housing" in corso Vigevano, con il tutoraggio continuo da parte delle associazioni. Qui risiederanno temporaneamente in vista dell'assegnazione di un alloggio. Il vice presidente vicario del consiglio comunale Silvio Magliano ironizza: ”Ci auguriamo che queste persone non restino in corso Vigevano per trent'anni. Conosciamo bene certi modus operandi ma in un momento di crisi come questo occorre valutare bene tutte le possibilità". Ma la cooperazione Animazione Valdocco spiega che ci resteranno "Al massimo due anni", precisando che “I nomadi qui pagheranno un affitto e le utenze”.

Intanto i primi fortunati hanno disfatto le valigie già in mattinata. "Siamo davvero felici. Non ne potevamo più di vivere in mezzo ai topi" ha dichiarato una delle ragazze che vivevano nella baraccopoli. Nei prossimi mesi verranno valutate due strade: il rimpatrio volontario o il trasferimento in altri terreni autorizzati, aree camping. 

Sull'argomento nomadi è intervenuta anche la presidente della circoscrizione Sei, Nadia Conticelli, autore di un sopralluogo. "Ci auguriamo che vengano effettuati dei presidi. C'è il rischio che qualcuno provi ad insediarsi nei punti dove abbiamo sgomberato le prime baracche. Alle forze dell'ordine e alle associazioni chiediamo di tenere entrambi gli occhi aperti". Infatti, una volta sgomberate le famiglie, le casupole sono state demolite e i materiali resi inservibili per nuove costruzioni, con lo scopo di impedire la ricostruzione e la nuova occupazione delle aree liberate. L’ormai ex-campo rom è stato cintato e sarà sorvegliato.

All’orizzonte c’è il "superamento" di Lungo Stura Lazio. La tabella di marcia, dopo le quattro baracche, tre del campo verso il ponte della Barca, e una verso corso Giulio Cesare, prevede l’uscita e l’abbattimento di altre 8 baracche verso metà marzo, altre 13 entro maggio, e così via. 

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