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Da Torino ecco il via libera alla legalizzazione della marijuana

cannabis“Ho sentito bene?! Vogliono legalizzare la marijuana? E finalmente!”

Così festeggiano i cittadini torinesi su Facebook e Twitter.

Torino, da qualche ora, è una tra le prime città d’Italia ad essersi pronunciata sull’abrogazione della legge Fini-Giovanardi e sulla legalizzazione delle droghe leggere.

Sui social network e su tutti i media, ormai non si parla d’altro. La legge non può far altro che adeguarsi alla nuova realtà. La legalizzazione della Marijuana è ormai parte dei costumi del popolo italiano, non a caso gli Articolo31 cantavano già nel lontano 1994 "Ohi Maria, ti amo, ohi, Maria, ti voglio".

La cannabis è senza dubbio la sostanza illecita più diffusa, oggi la chiamano per l’appunto "oro verde" non solo in Colorado, dove è stata appena legalizzata, ma anche nel resto del mondo. Ed a essere sinceri, il Piemonte non è certo un mondo a se stante, l’uso è ormai diffuso sia tra i giovanissimi, sia tra gli adulti.

Secondo uno studio delle Nazioni Unite, l’Italia è al secondo posto nella lista di Paesi con il più elevato consumo di cannabis al mondo. Da un sondaggio del 2012 risulta che più del 20% della popolazione ha fatto uso di questa sostanza e raggiunge il 27% per i giovani tra i 17 e 18 anni (il 16-17% dei quali ammette di averne fatto uso nell’ultimo mese).  

Qualsiasi docente di sociologia dello Stato potrebbe spiegarci che non ha senso criminalizzare il 20% della popolazione dato che l’apparato di leggi che governano una società deve corrispondere ai comportamenti individuali più diffusi. Lo spinello libero rappresenta per il Parlamento la resa dopo la sconfitta. “Bisogna passare da un impianto proibizionistico a uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere”. Fino all'ultimo la legalizzazione era in forse, sotto l'incognita del voto moderato e cattolico del Pd, alla fine l’ordine del giorno passa per due voti.

IL CASO

Nello specifico, la città di Torino ha chiesto alla Regione di seguire l’esempio di altre regioni come il Veneto, la quale oltre ad aver già autorizzato i farmaci cannabinoidi per la terapia del dolore, ha approvato una legge per la produzione diretta di marijuana e per sperimentare la distribuzione gratuita di preparati a base di cannabis negli edifici sanitari, e infine ha chiesto l’abolizione della legge Fini-Giovanardi e il via libera alla produzione e al consumo della cannabis a scopo ricreativo.

Ieri, Torino ha detto sì alla produzione e consumo di cannabis.  Il Consiglio comunale ha approvato due ordini del giorno a favore dell’uso della marijuana. Il disegno di legge presentato da Marco Grimaldi di Sel e dai consiglieri Silvio Viale, Luca Cassiani e Lucia Centillo del Pd, invita Parlamento e Governo a concedere un cambio di rotta, considerato ormai quasi obbligatorio, sul consumo delle droghe leggere, con particolare riferimento alla cannabis e ai suoi derivati. 

Il primo ordine del giorno, relativo alla coltivazione a fini di commercio, l'acquisto, la produzione e la vendita di cannabis e dei prodotti da essa derivati, tenendo ferme le normative repressive del traffico internazionale e clandestino di droghe, viene approvato con 15 voti a favore (Sel, mezzo Pd, Idv, 5 Stelle), 13 contrari (l’opposizione di centrodestra insieme all’ala cattolica del Pd) e 6 astenuti, uno tra i quali Fassino.

Il primo firmatario Marco Grimaldi di Sel commenta: «Non eravamo riusciti quattro anni fa a tracciare la via sulle “stanze del buco” ma questa volta ce l’abbiamo fatta. E da Milano e altre città ci hanno già chiesto il documento per capire come venirci dietro». 

Anche il secondo ordine del giorno viene approvato con 24 voti favorevoli, attraverso il quale il Consiglio comunale chiede alla Giunta di adoperarsi nei confronti della Regione Piemonte per concedere l’uso terapeutico della cannabis terapeutica ai malati, e nei confronti del Ministero della Sanità per la produzione di farmaci sintetici e naturali a base di cannabinoidi. Inoltre viene specificato che la legalizzazione viene chiesta “ferme restando le normative repressive del traffico internazionale e clandestino di droghe, oggetto di convenzioni internazionali”. 

Torino apre quindi le porte “all’oro verde”, il radicale Silvio Viale ricorda che già nel 1996 la Sala Rossa aveva votato un ordine del giorno, sono passati 18 anni ormai, ma la politica ha fatto l'opposto, ipocritamente. Questo vuol dire che prima che si possa consumare, produrre e condividere tra amici la marijuana sul terrazzo di casa, come se si fosse ad Amsterdam, passeranno diversi mesi.

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